LA RESA DEI CONTI, di John Grisham (Mondadori)

Un inspiegabile omicidio, lo scontro fra Americani e Giapponesi (assedio a Bataan) nella seconda guerra mondiale nelle Filippine, una famiglia del Sud con i suoi acri di terreno, la coltivazione di cotone con i “suoi schiavi” neri.
Ecco il romanzo di Grisham.
Con una scrittura che definirei asciutta ed essenziale l’autore riesce a far vivere le scene come se fossero già una trasposizione cinematografica.
Si, mi è piaciuto!
Ho trovato molto interessante la parte storica perché non conoscevo la “marcia della morte”, i guerriglieri, le torture indescrivibili: quante vite spezzate, quante sofferenze, quanta disumanità! Descrizioni storiche da trattato, minuziose e incalzanti ma, al contempo, intense e toccanti da suscitare pena e rabbia per tutte le atroci sofferenze inferte agli umani dagli umani.
Inconcepibile, per me, considerato che si tratta di situazioni avvenute davvero!
La trama è avvincente in ogni suo aspetto, dall’omicidio, dai dibattiti in tribunale tipicamente americani, dalla ricostruzione storica. Il travolgente svolgersi degli eventi mette tutti i personaggi in secondo piano, nessuno ne è protagonista se non l’intrecciata vicenda che acquisisce il ruolo di “primo attore” con cui il lettore intreccia, da subito, una forte empatia.
Meno interessante, dopo 414 pagine il finale che, sinceramente, mi aspettavo più eclatante. Però, riflettendo, considerato che il romanzo è ambientato fra il 1940/1950, altra mentalità, altri pudori, altre situazioni, allora penso che tutto sommato anche questo ha un suo perché.
Recensione di Patrizia Zara
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