INVIATA SPECIALE Jean Echenoz

INVIATA SPECIALE, di Jean Echenoz

Stravagante.
Spiazzante.
Fastidioso.
La trama richiama una spy story: l’elemento centrale è un rapimento per cui si chiede un riscatto ma il cui movente, in realtà, è destabilizzare il governo coreano, a 9000 km di distanza dal luogo in cui avviene il fatto.
L’elemento che unisce i due luoghi è una canzone, ancora popolare nella Corea del Nord, interpretata, molti anni prima, dalla donna rapita (e scritta dal marito) a Parigi.

INVIATA SPECIALE Jean Echenoz
In effetti gli elementi della trama che uniscono i personaggi sono molti e tutti davvero assurdi.
Ed è questa la particolarità di questo romanzo: la sensazione costante che l’autore stia improvvisando e di non avere elementi per anticipare lo sviluppo della vicenda.

Tutti gli accadimenti, come anche i personaggi, vengono tratteggiati con indifferenza e ironia.
Costance, la protagonista, rimane indifferente al suo rapimento, così come il marito alla richiesta del suo riscatto. Scene di crimini efferati vengono narrate con lo stesso distacco di quelle di sesso.
Perché un buon racconto di spy story, deve contenerle entrambe.

E’ l’autore stesso che entra nel romanzo per sottolinearlo: “Era inevitabile che un giorno o l’altro in questa storia comparisse, esplicitamente, un po’ di sesso.”

Il gioco dello scrittore francese è sottile: disorienta mostrando i dettagli di fotografie istantanee che sono legate solo dalla consequenzialità nel tempo dei fatti; i personaggi hanno diverse personalità, giocano a “travestirsi” accogliendo ciò che la vita appare a loro con storie stratificate.

Echenoz non si rivolge al “lettore modello “: non si immagina un destinatario a cui rivolgersi, che abbia caratteristiche ben precise. Invita il lettore, in ogni pagina a entrare nel libro e a costruire un ‘immagine “nuova”.
Eppure danza con lui in un tango: prima lo avvicina e poi lo respinge ma non lo abbandona mai.

In sostanza ne fa il protagonista assoluto, come Calvino in “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, che cerca in ogni pagina una continuazione che mai sarà come l’aveva immaginata.
In questo senso, la lettura può risultare fastidiosa.

La distanza percepita dal lettore tra il sé e il testo è sgradevole.
Ma la bellezza del suo linguaggio è un richiamo a cui non si può sottrarsi.
Recensione di Egle Spano’

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