UNA MOGLIE PER DINO ROSSI e tutti gli altri libri di John Fante

UNA MOGLIE PER DINO ROSSI e tutti gli altri libri di John Fante (Sellerio)

 

Raramente, ahimè, rileggo un libro. So bene che non è buona cosa ma, come diceva Troisi, i libri so’ tanti e io so’ uno. Più che altro ho timore di non ritrovare il sapore della prima volta. Non vorrò mai rileggere Tom Sawyer e Il giovane Holden, ad esempio, o i libri di Salgari e di Verne. Altre stagioni della vita. Prima o poi, invece, mi imporrò di rileggere Il deserto dei tartari. Letto incautamente da bambino ne ricavai una profonda delusione: giunto alla fine, dei tartari nemmeno l’ombra.

Questa premessa, non necessaria, per parlarvi dell’unico autore che, invece, ho riletto, con immutato piacere, almeno tre volte: John Fante.

Stamattina, avendo qualche ora a disposizione e volendo trascorrerla con un vecchio amico, tanto per andare sul sicuro, ho ripreso una trilogia di racconti contenuti in un vecchio libricino della Sellerio, “Una moglie per Dino Rossi”. Sono tratti da “Dago red” e forse non sono i migliori di Fante, ma già contengono tutte le tracce del suo stile.

Per quelli di voi che lo amano inutile proseguire nella lettura di questo peana, per quelli che lo hanno sfiorato senza riceverne una buona impressione saranno parole al vento; chi di voi, invece, non ha mai letto nulla di Fante magari deciderà di dargli una chance. E’ proprio di voi, che vi apprestate a leggerlo per la prima volta, che sono invidioso.

Tutti credo amiamo scoprire un nuovo autore che ci tocchi l’anima (a me è successo proprio di recente, grazie al consiglio di qualcuno di voi, con Kent Haruf, che stava ammuffendo intonso nella mia libreria). Sto parlando di quegli scrittori che ci impongono di non riporre il loro libro, ma di trovare mille scuse per continuarne la lettura chiedendoci “C’era questa roba in giro e io perdevo tempo a leggere altro”. Quando scopriamo un libro magico ce lo portiamo a letto (e ci addormentiamo a notte fonda, per sfinimento), in cucina (e ci si scuociono immancabilmente gli spaghetti), in metro (e saltiamo la nostra fermata), dal medico (e facciamo gli elegantoni cedendo magnanimamente il nostro posto in fila)…

John Fante, per me, è stato un’illuminazione.

Ho saputo della sua esistenza, come tanti suppongo, da Charles Bukowski, che ne parla in “Donne”. La storia del suo incontro con Fante, dapprima letterario (ha scoperto il tesoro, “Ask the dust”, in una biblioteca pubblica, dopo aver esaurito i Dostoevskij, gli Hamsun e i Celine) e poi fisico (è andato a trovarlo) è nota. Come nota è anche la vicenda del suo imporsi al suo editore (ah…benemerito generoso Hank!), minacciando di abbandonarlo se non avesse pubblicato i libri di Fante, il suo eroe, quasi caduto nel dimenticatoio letterario d’America.

Chi vorrà approfondire avrà modo di farlo (esiste anche una bella biografia di John Fante).

Quello che voglio aggiungere, senza sfinirvi spero (sarà la prima e l’ultima volta che mi dilungherò così: è una promessa!), è che all’epoca mi sono detto: “Se questo Fante piace così tanto a Buk, che è uno scrittore fantastico, forse varrà la pena leggere qualcosa di lui”. Così comprai “La strada per Los Angeles” (non esattamente quello giusto per iniziare forse) della “Leonardo”, una bella collana Mondadori con delle magnifiche copertine e, come si dice, fu l’inizio di una bella amicizia.

Basta direi. Solo un’ultima cosa: sono così certo che John Fante piacerà a tanti di voi che sarei quasi dell’idea di dirvi “soddisfatti o rimborsati”, ma ho speso tutto per comprarmi i suoi libri e quindi non mi sbilancio. Se dovete iniziare, e chiudo davvero, fatelo con qualsiasi suo libro ma non trascurate di leggere, prima o poi, “La confraternita dell’uva” (o del chianti nella vecchia edizione Marcos y Marcos). C’e’ una delle più belle figure di padre della letteratura, secondo me.

Ancora le mie scuse per la lunghezza, ma, come ci ha insegnato Bukowski, quando amiamo uno scrittore vogliamo condividerlo.

Buona lettura (sperèm).

Di Arturo Bandini Molise

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