IL DESERTO DEI TARTARI Dino Buzzati

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IL DESERTO DEI TARTARI, di Dino Buzzati

Ho conosciuto Buzzati con Un amore, romanzo che ho apprezzato per diversi motivi.

Il deserto dei Tartari narra di un giovane tenente, Giovanni Drogo, che lascia la casa in città e prende servizio nella Fortezza Bastiani, lontana da ogni centro abitato, situata tra le montagne e confinante con il deserto. Non sono riuscita a collocare il racconto nel tempo e nello spazio.

IL DESERTO DEI TARTARI Dino Buzzati recensioni Libri e News UnlibroGià presenti due elementi che non mi affascinano in modo particolare: la vita militare e il deserto. Proseguo la lettura in attesa di qualcosa, una qualsiasi cosa, perché davvero la vita in Fortezza è monotona e abitudinaria e non succede mai niente.

Ed è proprio l’attesa il tema centrale del romanzo (l’attesa era presente anche in Un amore), anzi, forse questo è il romanzo di Buzzati che esplica nel miglior modo il senso di perenne attesa e del tempo che passa inesorabile.

Perché la vita in Fortezza procede sempre come se dovessero prepararsi a qualcosa di eclatante? Perché nessuno o pochissimi riescono ad andare via trasferendosi altrove? Cos’è che li intrappola lì dentro, fuori dalla realtà? Cosa aspettano i maggiori, i tenenti e i soldati tutti? Aspettano il ritorno dei Tartari e, con essi, una nuova minaccia di guerra.

 

A Drogo sembrano tutti ammattiti e invece, col passare degli anni, anche lui resta invischiato in quella vita e, refrattario al tempo che trascorre inesorabile e spietato, aspetta anche lui qualcosa, i Tartari, la guerra, un cambiamento.
Finalmente, un giorno accade che..

L’epilogo è molto triste: Giovanni Drogo, dopo trent’anni di attese e di speranze, conosce la solitudine, la rabbia, il dolore, la delusione, la tristezza, la paura.

Terminata la lettura, le mie riflessioni volgono al tempo che passa inesorabilmente a nostro dispetto e, a volte, a nostra insaputa, al senso di solitudine che proviamo in alcune circostanze, al sogno di gloria di ognuno di noi che si manifesta col desiderio di vedere avanzare un nemico per dimostrare il proprio eroismo, alla speranza che, forse, diventa illusione.

 

Suggerisco il libro ai lettori più riflessivi e pazienti; io, di sicuro, non lo rileggerò. 

Recensione di Giulia Ciarcià

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