La metà pericolosa – di Silvia Volpi – Sesta puntata

La metà pericolosa S. Volpi Sesta puntata

La metà pericolosa – di Silvia Volpi

 

Un mazzo di chiavi sparito dallo studio Tornabene spunta nelle mani di una bella signora, mentre al GialloKakao si sognano spiagge caraibiche

“La metà pericolosa” è un giallo inedito a puntate scritto da Silvia Volpi

e che ci accompagnerà durante l’estate su unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

 

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Sesta puntata

 

Il commissario Milo Tettanuzzi non sopportava il caffè espresso della macchinetta. Diceva che sapeva di cartone, ma in certi momenti il bisogno di caffeina era più forte del disgusto.

Appena quelli dello studio Bonini&Associati se ne furono andati, uscì dall’ufficio seguito dal suo collaboratore.

“Hai visto che faccia ha fatto la moglie di Bonini quando ho detto delle chiavi?”.

“La faccia, dottò? Posso dire cos’aveva la signora un poco più sotto”. Cardone rispose con un’insolita vivacità.

Appena Tettanuzzi aveva accennato a un mazzo di chiavi che l’avvocato aveva fatto consegnare a Cesara Bonini, nell’ufficio della questura non si erano mossi più nemmeno i granelli della polvere.

 

 

Alcuni giorni prima del delitto, Tornabene aveva preso dalla nicchia nel muro del suo ufficio un mazzetto di due chiavi e le aveva messe in mano a Bianca che le aveva portate nello studio dei commercialisti spiegando che una apriva il portone al piano della strada, e non sarebbe servita, mentre l’altra era della porta d’ingresso dello studio legale.

Tettanuzzi scaraventò il bicchierino di carta nel cestino come se avesse dovuto liberarsi di uno scarafaggio. Rientrò nella sua stanza.

“Secondo lei, Cardone, è possibile che quelle chiavi servissero davvero alla Bonini per accedere al locale macchine al piano superiore?”.

“L’ho anche trascritto nel documento, commissà – l’ispettore ricercò le parole sul monitor del computer – Ecco qui: dalle stanze dell’avvocato, tramite scala retrattile, si poteva accedere ai macchinari che comandano l’aria condizionata di tutto il piano e alla centralina per i server dei computer; dalle medesime stanze si poteva salire anche più in alto fino alle antenne. La signora Cesara ha detto che stavano facendo dei lavori e alcuni tecnici avrebbero potuto aver bisogno di andare…”.

“Te lo dico io di cosa potrebbe aver bisogno la Bonini”. Chiuse con una smorfia sorniona.

Cardone si fermò qualche minuto a scarabocchiare su un foglio come se nei ghirigori della penna avesse potuto trovare la spiegazione a certe dichiarazioni. Poi pensò che l’avvocato sarà stato anche stonato dai bicchierini e dalle piste di coca ma qualche momento di lucidità deve averlo pure avuto ogni tanto e di sicuro non poteva essergli sfuggito che la commercialista era un gran bel pezzo di donna.

 

 

“Lo scrivo anche qui che il dottor Bonini era un cornuto?” chiese Cardone effettivamente concentrato sullo scritto del computer.

Dopo diverse ore passate ad ascoltare chi aveva avuto a che fare con Tornabene nelle sue ultime ore di vita, il commissario non aveva ancora risolto del tutto il rompicapo degli ingressi possibili e del mazzo mancante.

“Se non è stata trovata nella borsa dell’avvocato, dove cazzo è la seconda chiave dello studio?”.

L’ispettore di polizia si affrettò a riportare i risultati delle perquisizioni dell’auto, dello scooter e pure dell’abitazione: il secondo mazzetto per aprire lo studio legale non era pervenuto.

Tettanuzzi pensoso stava appoggiato alla scrivania con braccia tese. A un tratto si tirò su, dritto e impettito, come se avesse avuto da annunciare al mondo l’accensione di un nuovo sole.

L’incontro con i commercialisti si era rivelato più interessante del previsto anche per le faccende fiscali. Fernando Bonini, andando a memoria, aveva fatto una lettura sommaria ma efficace delle ultime dichiarazioni dei redditi di Tornabene evidenziando una situazione in declino, introiti ridotti e patrimonio dimagrito. C’era ancora un appartamento a Firenze per cui l’avvocato percepiva l’affitto oltre al trilocale in cui Tornabene viveva, da solo. L’ufficio no, quello era in locazione. Secondo Bonini ora l’avvocato stava cercando di chiarirsi le idee sulle questioni fiscali perché voleva comprare una villa all’estero.

Tettanuzzi si rivolse a Cardone. “Fai una cosa… Prenditi un po’ di tempo, vai a farti un giro in città, prendi un caffè e pensa di essere uno con un po’ di soldi da spendere”.

“Ecco perché è un piacere lavorare con lei, commissà”.

“Non hai sentito il resto”.

L’ispettore comprese che aveva una certa commissione da fare.

 

 

Nel salone GialloKakao, Cosimo Guanti si era appena preparato per registrare il video da pubblicare sulla sua pagina Facebook e, appena rientrato da una visita all’agenzia Il Ponticino, l’argomento non poteva che essere quello delle compravendite immobiliari.

Sistemò il telefonino addossandolo allo specchio della postazione centrale della barberia, si sedette sulla poltrona di pelle come fosse un cliente, e si pettinò all’indietro a palmi aperti.

“Ovvia, eccomi qui, buongiorno a tutti e bentrovati. Oggi ho da risolvere un problemino e da chiarirmi le idee: chi meglio di voi può darmi una mano? Non so se ve l’ho mai detto, ma mi sono innamorato del Sudamerica. Chissà quante volte ci sarai stato? vi starete chiedendo. Mai, nemmeno una volta. E allora com’ho fatto a innamorarmi? Facile. Ora ve lo spiego. C’è un mio amico che è un patito delle spiagge belle, quelle con l’acqua che nemmeno in piscina, una palma qui, una palma là, aperitivi a secchiate, un po’ di pesce e per il resto… avete capito, ovvia, per il resto se la gode. Sicché mi fa sempre vedere le riviste di quei posti e mi racconta che ci si pòle fà questo, ci si pòle fa quell’altro. Vieni anche te, Cosimo, vieni a vedé – mi dice tante volte. Allora m’è venuta un’idea, vado dalla mia collega e dico questo: Rebecca, si va a Santo Domingo a fà i capelli e la barba? Lei che pensa sempre a tutto m’ha detto subito O’ come ce l’hanno i capelli quelli di laggiù? La verità, amici del Guanti, è che mi garberebbe sapere se qualcuno di voi conosce quelle zone, come ci si vive, come stanno messi a lilleri, insomma a soldi. Fatemi sapere anche qui attraverso la mia pagina oppure venite a trovarmi al GialloKakao. Intanto io e la mi’ Rebecca si rimane a Firenze e se passate da queste parti la porta del salone la trovate aperta”.

 

 

Il video era pronto per la pagina Facebook del Guanti: pubblica.

Cosimo uscì dal negozio, raccolse un fiorellino dall’oleandro davanti all’ingresso e tornò dentro per precipitarsi dalla collega intenta a truccarsi una palpebra. Infilò il fiore nell’asola della casacchina vicino al logo del GialloKakao e le appoggiò le labbra sui capelli.

“Se non fossi te, caro il mi’ Cosimo, t’avrei già dato uno schiaffone” fece lei rifinendo l’occhio con una riga verde oliva.

“Bella! – disse con gli occhi sbarrati. Poi cambiò espressione – Ma lo sai che l’avvocatino voleva comprare casa a Santo Domingo?”.

“Buon per lui!”.

“Sono passato dall’agenzia immobiliare e chi t’ho trovato? Un mio amico che non vedevo da anni, per un periodo siamo anche andati insieme in palestra. S’è fatto una chiacchierata”.

Davanti allo specchio del salone, Cosimo e Rebecca sembravano due addetti dell’ufficio investigazioni. Ora sapevano che Tornabene era alla ricerca di una casa nella Repubblica Dominicana e che il progetto avrebbe potuto rivelarsi tutt’altro che strampalato. All’agenzia Il Ponticino sostenevano che investire nel mattone in certi Paesi era ancora un buon affare e che le tasse sul valore della casa erano una cosa fra il tre e il quattro per cento.

 

 

Cosimo elencò un paio di località in cui l’avvocato aveva individuato la casa dei sogni ma l’affare non era ancora stato concluso.

Rebecca si allontanò dallo specchio per riordinare le spazzole nei cassetti. “Secondo me era uno spendaccione con troppe idee per la testa. Quando c’andava nella villa di Santo Domingo? Non era mi’a come avere la casa al mare a Castiglioncello”.

Regalando un sorriso allo specchio, la parrucchiera bisbigliò all’orecchio del collega un nome di donna. Era la signora che gestiva un fast food vicino a piazza della Libertà e che di sera faceva anche consegne a domicilio per il PizzaSubito. Rebecca era stata a trovarla e aveva saputo che quella sera l’avvocato aveva aperto personalmente e preso in mano il cartone della pizza e una birra grande; poi il corrierino delle pizze aveva fatto un tot di consegne successive con tanto di prenotazioni e pagamenti tracciati.

Prima di rimettersi al lavoro, Rebecca controllò sull’agenda i nomi dei prossimi clienti che avevano appuntamento al GialloKakao e notò che tra gli altri c’era quello di Cesara Bonini. Sorrise al collega senza dire una parola e pensò che avrebbe avuto da lavorare parecchio, non solo con il pettine e le forbici.

Appuntamento alla prossima puntata

 

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L’autrice

Silvia Volpi è giornalista e scrittrice e vive a Pisa. E’ autrice del giallo “Alzati e corri, direttora” (Mondadori), con cui ha ricevuto il premio come migliore esordiente a Giallo d’Amare 2019, secondo QLibri è tra i migliori dieci esordi del 2019.

Tiene corsi di scrittura, si occupa di public speaking e comunicazione, è segretaria di redazione al Tirreno.

Sui social: pagina facebook @silvia.volpi.autrice; Instagram @silviavolpi_sv

Per leggere e acquistare “Alzati e corri, direttora” nelle librerie e online cliccando QUI

Il sito internet dell’autrice è  silviavolpi.it

 

Silvia Volpi
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