La letteratura gialla vista dalla parte di chi indaga – il vicequestore Vanina Guarrasi (Cristina Cassar Scalia)

Tre donne speciali

La letteratura gialla vista dalla parte di chi indaga – il vicequestore Vanina Guarrasi (Cristina Cassar Scalia)

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Il vicequestore Vanina Guarrasi 

 

Primo Profilo

Nella realtà della Sicilia incalzano le tracce del suo passato. Può darsi che sia per questo che la vicequestore Vanina Guarrasi apprezza di buon grado la collaborazione del commissario in pensione Biagio Patanè, l’attempato personaggio ‘di spalla’ nei romanzi che Cristina Cassar Scalia ha iniziato a scrivere nel 2018. 

La coppia inscindibile percorre le vicende criminali di Catania tra antichi casati supponenti, cattivi collusi con la mafia ed una devota squadra di poliziotti. Se Vanina è il talento che risolve l’intreccio, Biagio Patanè rappresenta la memoria che ne soccorre l’indagine.

 

 

Vanina Guarrasi, quarantenne di buona famiglia, è segnata dal dolore per la morte del padre ucciso dalla mafia. Dopo una burrascosa relazione col Procuratore aggiunto di Palermo, chiusa ma non troppo, ha lasciato la sua città d’origine ed è approdata a Catania. Vive da sola in un paese alle falde dell’Etna. Al contrario della madre ripresasi con un nuovo compagno, è un po’ misantropa, quel tanto che basta per impegnarsi anima e corpo a combattere la delinquenza. Fuma gauloises e non sa cucinare, per fortuna una premurosa vicina la sostiene con le sue attenzioni e i suoi piatti della tradizione. Così, sofferenza per l’assassinio del genitore, amore contrastato, premure dell’anziano commissario, solidarietà umana, ambiente idillico, incastri delittuosi fanno immergere il lettore in una sobria suggestione. È un giallo italiano che manda il messaggio, più che mai attuale, del bisogno di giustizia. Con Vanina Guarrasi e Biagio Patanè si incontrano l’intuizione del presente, la sapienza della tradizione e l’urgenza di legalità nella millenaria terra siciliana.

 

Di Giovanni Rossi

 

Secondo profilo

Tra i personaggi letterari che mi hanno tenuto compagnia in quest’estate c’è sicuramente il commissario Vanina Guarrasi, protagonista di otto romanzi tutti, almeno per me, di livello estremamente buono, e figura a suo modo peculiare. Tre sono le sue caratteristiche principali che mi hanno colpito, in primis il suo essere palermitana trapiantata a Catania, con tutte le divergenze dialettali (lo storico dilemma arancina/arancino) e folcloristiche del caso, elemento che emerge più volte nel corso della lettura regalando alcuni siparietti molto divertenti.

Mi ha poi colpito il suo passato: sappiamo infatti che molti protagonisti dei gialli moderni hanno qualche scheletro nell’armadio, nel caso della nostra, invece, questo scheletro è un passato illustre come eroina dell’antimafia, un fatto che rende ancora più umano e complesso il suo personaggio.

Altro elemento che mi ha spiazzato, in questo caso nel suo agire, è il rispetto dei protocolli e delle gerarchie durante le operazioni, salvo minime licenze nei confronti delle uniche persone con cui non va d’accordo, altra cosa che contrasta non poco con colleghi di altre sedi quali ad esempio Rocco Schiavone o Salvo Montalbano.

 

 

Non è una figura che inizialmente ispira grande simpatia, complice un carattere spigoloso e difficilmente accessibile, con una durezza che è frutto di ferite profonde sin dall’infanzia, un passato da cui cerca in qualche modo di fuggire consapevole, tuttavia, dell’impossibilità di liberarsene. Sul lavoro è molto meticolosa, il massimo della fiducia che puoi ottenere è il permesso di chiamarla “capo”, ma allo stesso tempo non disdegna la buona cucina e, alla sera, la visione di un film classico e la compagnia di amicizie scelte.

Tutt’altro che secondaria la presenza dell’anziano commissario in pensione Patanè con cui Vanina collabora e si confronta, affiancando ai più moderni ritrovati tecnologici investigativi un sistema di indagine più datato, e una squadra di elementi che con i loro pregi e difetti offre un aiuto decisivo nella risoluzione dei vari casi.

 

 

Assolutamente consigliato il primo romanzo, “Sabbia Nera“, per quanto non sia cronologicamente il primo, per farne la debita conoscenza ed entrare così nel suo mondo e nella sua dimensione investigativa.

Di Enrico Spinelli

 

 

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