AFRICANA. RACCONTARE IL CONTINENTE AL DI LÀ DEGLI STEREOTIPI Chiara Piaggio

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

 

AFRICANA. RACCONTARE IL CONTINENTE AL DI LÀ DEGLI STEREOTIPI, di di Chiara Piaggio (a cura di Igiaba Scego) (Feltrinelli – maggio 2021)

 

 

            Non è possibile parlare di luoghi e di sentimenti che non si conoscono. L’unico modo è di ascoltare chi ne parla. Non solo. Dobbiamo anche spogliarci delle nostre sovrastrutture che a volte impediscono di comprendere i mondi altrui.

 

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Un libro pieno di colori quello di Chiara Piaggio e Igiaba Scego. Un caleidoscopio che cerca di presentare il mondo variegato e le tantissime voci che lo rappresentano ai lettori italiani, ancora stretti nella morsa del pregiudizio, influenzati dalle narrazioni predominanti, imperialiste e colonialiste dell’Occidente.

È vero che l’editoria italiana da un po’ di tempo propone nuovi autori da tutto il mondo, incluso il continente africano, e che i lettori italiani sembrano incuriositi e interessati. Ma non è facile abbattere vecchi preconcetti e orientarsi nel contemporaneo. Un contemporaneo che contempla una ricchezza letteraria straordinaria, con autori di ogni età, anche giovanissimi, autoctoni (che vivono nel loro paese), afropolitani, (che vivono in altri paesi spesso in Occidente, di prima, seconda, terza e quarta generazione); autori che iniziano a scrivere anche nelle proprie lingue di tradizione orale, solo recentemente oggetto di studio per una loro trasposizione scritta. I libri oggi vengono distribuiti in loco e si rivolgono anche al lettore nativo, che sempre più è istruito e avido di lettura, alla ricerca di un’identità letteraria in crescita, segnando un’apertura importante, includendo un mondo di lettori nuovi, non viziati dalla cultura dominante che governa il mondo.

 

 

 

Questa antologia è un ponte da attraversare per giungere in un luogo che non conosciamo. Plurale. Costituito da cinquantaquattro paesi, ognuno con le sue caratteristiche geografiche, socio-politiche, linguistiche, etniche, culturali, storiche e religiose.  La raccolta è composta da due saggi e diciassette racconti, di cui uno illustrato. Gli autori sono diciannove, i traduttori dieci, le curatrici due. Una squadra numerosa che si è impegnata per farci scoprire 19 voci dell’Africa fra infinite altre che poco conosciamo. Ecco i nomi degli autori: Bynyavanga Wainaina, Agazit Abate, Sulaiman Addonia, Chimamanda Ngozi Adichie, Ken Bugul, NoViolet Bulawayo, Efemia Chela, Pierre-Christophe Gam, Stanley Gazemba, Lelissa Girma, Achille Mbembe, Nadifa Mohamed, Rémi Nganije, Alexis Okeowo, Yvonne Adhiambo Owuor, Johary Ravaloson, Felwine Sarr, Taiye Selasi, Sami Tchack.

Ed ecco i nomi dei traduttori: Vincenzo Mantovani, Silvia Rota Sperti, Elena Malanga, Gioia Guerzoni, Giulia Gazzelloni, Riccardo Mazzeo, Susanna Basso, Ada Arduini, Federico Aceto, Ada Arduini.

 

 

Le curatrici le conoscete già come figure che spiccano nel panorama culturale italiano per il loro impegno a divulgare la cultura africana. Chiara Piaggio ha un’esperienza ultradecennale nell’ambito dello sviluppo nell’Africa Sub-sahariana, laureata in Filosofia e specializzata in Antropologia, ha lavorato al Louvre e presso la casa editrice Gallimard. Igiaba Scego (Roma, 20 marzo 1974) laureata in Letterature straniere è una scrittrice italiana di origine somala; si occupa di scrittura, giornalismo e di ricerca incentrata sul dialogo tra culture e migrazione.

I due saggi presenti nell’antologia servono per entrare e uscire in questo mondo avendo chiaro le difficoltà e le complessità con le quali si misurano gli scrittori africani. Igiaba e Chiara hanno scelto di aprire questa raccolta con “Come scrivere dell’Africa” di Binyavanga Wainaina, icona della comunità Lgbtq, nato nel 1971 a Nakuru in Kenya e scomparso a soli quarant’anni nel 2019. Come sottolinea Chiara Piaggio nell’introduzione, Wainaina in questa lettera-manifesto ci elenca «gli equivoci secolari in cui è stata ingabbiata l’Africa» (p 13). La stessa Igiaba Scego, afro-discendente, dice di conoscere solo un piccolo tassello del suo continente d’origine: «la mia pelle nera, le mie origini africane non fanno di me un’esperta d’Africa […] il resto del continente l’ho indagando studiando» (p 8).

 

 

Sadama Tcha-Koura conosciuto come Tchak è uno scrittore originario di Lomé nel Togo, residente oggi a Bobigny, vicino a Parigi. Laureatosi in filosofia nella sua città, consegue un dottorato in sociologia alla Sorbonne. Ha viaggiato molto in Sudamerica: le sue ricerche sociologiche lo hanno spinto a studiare variegati aspetti sociopolitici come la prostituzione a Cuba, in Messico e in Colombia.

Il suo saggio dal titolo “Mal di nazione” è una tagliente riflessione sull’identità poliedrica e non riconducibile a una voce sola; cita Aimé Césaire, il poeta antillano, padre della “negritudine”, alla base dell’ideologia delle lotte dei Neri per l’Indipendenza: «E tutte le zebre a scuotersi per far cadere le loro zebrature in una rugiada di latte fresco.» (p 217)

Verità imprescindibile. Nessuno è in grado di definirsi se non riconoscendo le proprie radici e far partire da lì il viaggio alla scoperta del sé. Un sé che è troppo diverso per ogni autore e per ogni autrice, in un mondo multiculturale e plasmato dalla mobilità. Tutto cambia. L’editoria africana sta crescendo a ritmi incredibili. Librerie e case editrici indipendenti nascono e si sviluppano in maniera sorprendente. E non solo, l’Africa punta al futuro, s’immerge nel digitale con blogger e festival letterari sui social, spesso scavalcando il cartaceo.

 

 

Come Annie fra i poveri, che nel racconto di Felwine Sarr (intellettuale emergente senegalese) mette da parte le motivazioni che l’hanno spinta a fare volontariato in terra africana (contaminata dal white savior complex europeo), anche noi lettori dopo aver scoperto 19 voci diverse, ci sentiamo come lei, felici della nostra scelta: «Annie sognava l’avventura, o ancor peggio un po’ di esotismo, un affronto per la povera gente. Seguire Joe Ouakam e cambiar vita era un’avventura molto più eccitante.» (p 169)

Joe Ouakam, il pittore che mostra alla giovane europea una realtà diversa è un po’ come tutti questi autori che ci hanno preso per mano e mostrato un territorio dallo sguardo liberato, come sottolinea Chiara Piaggio: «che non combatte più gli stereotipi e fa molto di più: non se ne cura.» (p 15)

Un libro da tenere come un’opera d’arte: la sua veste grafica è ricca e colorata, un piccolo bijou che occupa un posto di prestigio in mezzo ai miei libri scelti da conservare.  Inoltre ogni racconto è corredato da una ricca biografia e bibliografia dandoci spunti per future letture. O da regalare ora che si avvicina il Natale.

Recensione di IO LEGGO DI TUTTO, DAPPERTUTTO E SEMPRE. E TU? di Sylvia Zanotto  

 

AFRICANA. RACCONTARE IL CONTINENTE AL DI LÀ DEGLI STEREOTIPI Chiara Piaggio

 

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