TUTTO BRUCIA Juan Gómez-Jurado

TUTTO BRUCIA, di Juan Gómez-Jurado (Fazi – febbraio 2024)

“C’era una volta un re, che disse alla sua serva “raccontami una storia” ed ella cominciò…” C’erano una volta una stratega disperata, una legionaria alcolizzata, un’informatica picchiatella, o come direbbe lei “inconcludente” sedute attorno a un tavolo, ad architettare un piano e la storia cominciò…

Questo libro sembra nello stesso tempo una barzelletta e un romanzo d’avventura tipo “l’isola del tesoro” (non ne ho citato uno a caso) quindi mi è sembrato giusto celebrare questi due aspetti almeno con l’incipit della recensione. Non posso svelare particolari e mi accorgo di aver già detto troppo, però posso senz’altro dire che lo stile di questo romanzo è un miscuglio, venuto molto bene, degli stili cui l’autore ci ha abituati.

Il teatro dell’azione è Madrid, ma nuovamente ci troviamo dinanzi ad una prevalenza di luoghi chiusi piuttosto che spazi aperti. Abbiamo capito bene quanto l’autore sia legato a questo tipo di ambientazioni!

C’è azione fin dalle prime righe. Ho ritrovato i ritmi della trilogia di Antonia Scott in praticamente tutto il romanzo, ma il bello è stato anche vedere cosa si è inventato l’autore nel corso dello svolgimento della storia per evitare un climax troppo sostenuto.

Ci sono pause in cui tu lettore odi a morte l’autore perché vorresti continuare a divorarti l’azione, ma che servono descrivere il contesto.

Lui è come un pittore che con una mano si occupa dello sfondo sfumando i contorni e con l’altra cesella i personaggi arricchendoli di particolari importanti.

Quindi finita la pausa, di massimo due pagine, torna l’amore smisurato per l’autore.

In questo romanzo, come in molti altri suoi, ma qui ancora più accentuato, le quote rosa si sprecano! La protagonista ha due figlie… gemelle… anche il commissario è una donna! I personaggi maschili, pochi, ne escono quasi tutti devastati… ce n’è un esiguo gruppetto (ancora più pochi) che visto che spiantati lo sono già, peggio di così non potrebbero uscire!

Il denominatore comune di queste vite che si intrecciano in un eufemistico bizzarro modo è che nessuna di loro ha nulla (altro) da perdere… E’ per questo che, nonostante siano diversissime tra loro, si capiscono all’istante senza faticare. Ed è per questo che più il piano è una “mission impossible” più loro si buttano.

Mi sono divertita tantissimo, perché in questo romanzo non si piange e non ci si intristisce. Le vite che l’autore ci presenta sarebbero più che angoscianti, ma c’è un’ironia di fondo che alleggerisce senza banalizzare troppo tutta la vicenda.

L’autore decide di scrivere un libro esplosivo ma non pesante… intenso ma non (troppo) cruento… il bilanciamento è molto efficace, perché permette ai lettori abituati ad un certo tipo di azione molto più sferzante e cruda (come me) di apprezzare il risultato.

Consiglio infine di leggere la sua postfazione perché ci dà indicazioni vaghe su dove abbiamo già incontrato i personaggi. Io ammetto di non ricordarne neanche uno, ma di essere riuscita tranquillamente a comprendere tutta la storia, quindi è solo per curiosità che andrò a riprendere in mano i libri citati nella postfazione per capire meglio cosa ho dimenticato!

Recensione di Rita Annecchino

L’isola dei tesori, dove gli animali sono preziosi

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