LE BRACI Sándor Márai

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LE BRACI, di Sándor Márai

Strepitoso. Più che strepitoso.
Nelle sue 172 pagine Sándor Márai riesce a descrivere ogni sentimento umano dal più infimo al più supremo.
Percorre, con l’ implacabile scorrere del tempo, i sentieri della passione, dell’amore, del tradimento e dell’abbandono giungendo alle porte di un’inesorabile, quanto ormai inutile, vendetta.

Quest’ultima, brama di una vita intera, si placa come il fuoco che, dopo aver arso il cuore e la stessa anima, si affievolisce lentamente nell’immobilità dell’aria, lasciando scoppiettare quelle braci che soltanto l’ultimo respiro riuscirà a smorzare.

LE BRACI Sándor Márai Recensioni Libri e News Un LibroUn racconto bruciante, doloroso, toccante nella ossessionata ricerca di una verità negata ma, in fondo, già conosciuta, il continuo altalenare tra passione e ragione, tra orgoglio e fuga il tutto in nome del valore supremo dell’amicizia.

Quest’ultima in particolare intesa come unione profonda fra due anime, una condizione ineffabile, meravigliosa, una sorta di stato di grazia.

Un sentimento, l’amicizia, che si eleva al di sopra di tutti i sentimenti teneri o desideri brutali, passioni impietose e vincoli fatali. Non c’è nulla di più raro di un sentimento disinteressato che non chieda soccorso né esiga un sacrificio in cambio.

Tutto il libro è un soliloquio di Henrik che svela i fatti della sua giovinezza poco a poco. Pochissimi personaggi in questo libro: a parte i due amici, viene rievocata anche la moglie di Henrik e poi compare la tata, una figura-coscienza che sa tutto, ma che parla pochissimo. Henrik pone delle domande, ma Konrad non interviene: alla fine le risposte sono tutte chiarite senza che Konrad abbia spiegato alcunché. Eppure quell’incontro era necessario: le braci della passione non si sono spente in quarantun anni:

“Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione? E a questo punto mi chiedo: la passione è veramente così profonda, così malvagia, così grandiosa, così inumana?”

La figura di Konrad, rispetto a quella di Henrik, rimane sullo sfondo, eppure mai sfondo fu così necessario, perché quello che conta, in questo libro, non è un protagonista singolo, ma un rapporto: di fronte all’amicizia, anche le singole persone restano in ombra.

“Si, le parole ritornano. Tutto ritorna, le cose e le parole girano in cerchio, talvolta fanno il giro del mondo, poi un bel giorno si incontrano, si riuniscono e il cerchio si chiude”

Recensione di Patrizia Zara

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