LA MEMORIA DEL TOPO Michael Connelly

LA MEMORIA DEL TOPO, di Michael Connelly (Piemme)

 

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Trent’anni fa, esattamente il primo dicembre 1992, faceva la sua comparsa nelle libreria americane “The Black Echo”, in italiano tradotto come “La memoria del topo” l’esordio di un personaggio molto amato dagli appassionati di gialli di tutto il mondo, Harry Bosch.

Sino ad ora Bosch è stato protagonista di ventitré romanzi più altri cameo in gialli che hanno come primo interprete il fratellastro, l’avvocato Mickey Haller.

Questo libro, che vinse il premio Edgar come miglior romanzo nel 1993, è stato anche citato nella terza stagione della serie televisiva Bosch, trasmessa su Amazon Prime nel 2017, inserendolo in un canovaccio che comprendeva anche richiami ai libri “Il buio oltre la notte” e “La caduta“.

Il thriller originale però si discosta molto dalla trasposizione televisiva, essendo molto più complesso e avendo come scenario storico la guerra del Vietnam invece che la guerra in Afghanistan come nella serie che vede Titus Welliver nei panni di Bosch.

 

 

Questo cambiamento di prospettiva modifica significativamente l’impatto narrativo della serie, che è stata prodotta dallo stesso Connelly.

Infatti “La memoria del topo” ha radici profonde nel conflitto in Vietnam che costituisce una delle sottotrame più importanti e definisce in maniera permanente il carattere del detective del Los Angeles Police Department.

Harry Bosch qui è un personaggio completamente formato ed è quello che siamo abituati a conoscere, scaltro, capace ma ribelle e restio a seguire le regole.

Un’agente che sta facendo le parole crociate riflette a voce alta: “Definizione di cinque lettere di un uomo triste e solitario…” e il nostro Harry dice, sia presentandosi che rispondendo alla domanda: “Bosch”.

Il carattere malinconico di Harry è frutto del suo vissuto, già prospettato in questa sua prima apparizione. Figlio di una prostituta assassinata (come lo scrittore James Ellroy, sarà un caso?) il detective ha passato anni bui in orfanotrofi e poi si arruolò volontario per la guerra del Vietnam che ne segnò pesantemente la giovinezza.

 

 

 

In “La memoria del topo” fa la conoscenza di un’agente dell’FBI che poi diventerà sua moglie Eleanor Wish, presentata da Connelly in modo non molto lusinghiero “Era abbronzata e appena truccata. Anche di prima mattina aveva quell’aria dura e stanca tipica delle poliziotte e delle puttane”.

In questo suo primo romanzo Connelly infonde tutte le conoscenze della “Città degli Angeli” e delle procedure della polizia che ebbe modo di approfondire come giornalista, professione, che disse in varie occasioni, aveva scelto perché era quella che gli avrebbe consentito di avere le basi per diventare scrittore.

Assieme a Harry Bosch la grande protagonista è Los Angeles, metropoli frequentata da tanti detective ma che solo con Bosch assuma il fascino di un universo narrativo che contiene ogni possibile trama.

Ed è una trama complicata quella che impegna Harry Bosch perché indaga su un vecchio commilitone della guerra nel Sud Est Asiatico, militare come lui, nei cosiddetti topi di galleria che dovevano assicurare che i numerosissimi tunnel che univano le case e i dintorni delle città vietnamite non fossero presidiati dai vietcong.

Bosch non crede che un barbone tossico sia morto per un overdose, perché per lui “contano tutti o non conta nessuno” e indaga anche se tutti gli sconsigliano di farlo.

Gradatamente si rende conto che questa morte così squallida nasconde molto di più e scontrandosi con le alte sfere della polizia avanza seguendo una pista che si rivelerà ricca di sorprese e di colpi di scena.

 

 

Intessuto di richiami, suggestioni (gli elicotteri che a Los Angeles spargono antiparassitari ricordano molto da vicino quelli che in Vietnam lanciavano il famigerato Agente Orange, presenti anche nel film “America Oggi” di Robert Altman del 1993, dove è presente anche una donna che offre sesso telefonico come nel libro di Connelly) e anticipazioni (come quella che partendo dal quadro di Hopper “The Nighthawks” verrà poi sviluppata in un racconto presente nella raccolta “Ombre” dedicata al grande pittore americano) “La memoria del topo” è un ottimo thriller che coniuga densità narrativa, ritmo e una grande capacità di rappresentazione di un mondo che resta tanto attraente anche a distanza di tanti anni.

“La giustizia coincide solo occasionalmente con la legge e con l’ordine” dice un personaggio e non si potrebbe trovare una migliore morale a questo capolavoro.

 

Recensione di Salvatore Argiolas

 

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