IN RICORDO di Luciano de Crescenzo

IN RICORDO di Luciano de Crescenzo

Aspettando il 32 Dicembre

” Io penso che Napoli sia ancora l’ ultima speranza che ha l’ umanità per sopravvivere”

Per chi non è nato in Campania negli anni Settanta come me forse è difficile spiegare quanto fu importante avere un esempio illustre di ‘ Ingegnere ‘ con posto fisso che c’ è l’ aveva fatta a cambiare strada contro tutto e tutti.

Questo ingegnere ma anche scrittore, attore, regista, cabarettista e mille altre attività si chiamava: Luciano De Crescenzo.

Purtroppo è scomparso prima che Napoli tornasse ad essere la città più visitata d’ Italia, gli avrebbe fatto piacere ma avrebbe negato che era anche merito suo se tanti stereotipi si erano sbriciolati anche se non tanto lentamente… siamo meridionali, siamo pigri e siamo Terroni cioè orgogliosi delle nostre radici, siamo i primi a piangerci addosso però siamo anche un po’ permalosi… ci credo siamo figli di persone antiche.

Napoli risale ai Greci e poi ha vissuto tutte le dominazioni possibili ed immaginabili, ha visto il suo Re più amato sfottuto ‘Franceschiello’ perché era troppo educato e gli piacevano le lasagne e non sapeva dire vaffa…al suo cugino francese che gli rubò il regno con l’ aiuto della Camorra, degli inglesi, dei liberali e dei preti traditori (l’arcivescovo delle puglie si sussurra che avvelenò suo padre Re Ferdinando secondo offrendogli un caffè amaro come il fiele, se è vero spero bruci all’inferno insieme a Bonifacio) aristocratici Traditori che dopo essere stati ricoperti di titoli e tributi nell’ ora del bisogno si eclissarono o si vendettero per trenta fiorini Piemontesi, onore a chi lo segui fino a Gaeta anche sapendo bene come sarebbe finita.

Scusate la digressione ma l’altro giorno è stato l’ anniversario della Sua scomparsa, sono di Fede Repubblicana ma i miei avi hanno zappato la terra per l’onore del Giglio e non dimentico che finché ci sono stati i Borbone sul trono non hanno avuto bisogno di emigrare.

Ma torniamo all’ ingegnere, per me che a quindici anni non avevo letto ancora (e non sapevo neanche chi fosse) Giuseppe Marotta e il suo ‘Oro di Napoli ‘ , ‘ Così parlò Bellavista ‘ fu un colpo di fulmine (il film, il libro lo avrei letto anni dopo, a quindici anni solo Heinlein, Verne ed Asimov rientravano nei miei Radar letterari). Un film visto e rivisto, prima al cinema, poi in videocassetta e così gli altri fra cui lo spassosissimo ’32 Dicembre’.

Il primo suo libro che lessi era un libro fotografico ‘La Napoli di Bellavista’ che era straordinario e illuminante anche per me che vivevo a pochi passi dalla Capitale, immagino per il resto degli italiani.

Fa piacere sapere che anche a lui è stato dedicato un bel murales, era un uomo genuino anche se aveva avuto successo e ” rischiato ‘ di imparentarsi con la famiglia Nobile dei Rossellini…ma questa è un’ altra storia che non ho tempo per raccontarla…

Recensione di Andrea Pinto

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ULISSE ERA UN FICO Luciano de Crescenzo

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