CHE INFELICE AUTOGOL: L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE Massimo Gramellini

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

CHE INFELICE AUTOGOL: L’ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE, di Massimo Gramellini

 

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“La cultura scompare nell’abbondanza della sovrapposizione, nella valanga dei segni, nella follia della quantità” M.K.

Mi chiedo: perché scomodare le fiabe (Pinocchio, Cenerentola, La Bella e la Bestia), i greci (eros, philia e agape) e addirittura Fabrizio De André e il Vangelo per imbastire una trama traballante e a dir poco ridicola?

Si sa che “se si esagera col miele provoca nausea”, che infelice autogol caro Massimo Gramellini.
Il tuo talento si è infranto nelle frasi che avvolgono i cioccolatini utilizzando una struttura farraginosa, pedante e leziosa.
Una pagliacciata di personaggi risibili gettati in ruoli macchiettistici che parlano di anima come se fosse qualcosa di affettare, masticare e digerire. Perché poi? Per una sconclusionata storiella d’amore.

 

 

 

La profondità dei temi è caduta nella vasca del tutto da ridire farcita di un’ironia da quattro soldi.
Hai anche scomodato il mondo onirico e francamente ci sono autori che hanno saputo utilizzare questa tecnica narrativa in modo egregio mentre tu, caro Gramellini, hai avuto la presunzione di creare qualcosa di originale che non lascia niente, il nulla. Zero. Pura ostentazione di una buona e variegata cultura fine a se stessa che risulta presuntuosa e indisponente.

“L’ultima riga delle favole” è un romanzetto che ho divorato, non nel senso che mi è piaciuto ma proprio per togliermelo dalle scatole.
Le belle narrazioni io non li divoro, li assaporo, li studio, li interiorizzo, li conservo nel cuore.
“L’ultima riga delle favole” è insapore, inodore, incolore.

 

 

 

Dopo ciò vado a cercarmi un libro scritto con le palle per disintossicarmi da tutta questa compassione (abusata) mediocre, di second’ordine che non ha molto a che vedere con la parola Amore.

Come diceva un grande di cui non ricordo il nome “Amare qualcuno per compassione significa non amarlo veramente…” soprattutto quando se ne fa uso smoderato, alibi per i propri sensi di colpa e giustificazione delle proprie incapacità. Preferisco utilizzare l’arte della telepatia delle emozioni.

Vabbè ho sprecato troppe parole per qualcosa che non ha seguito.
E per utilizzare le stesse parole di Massino Gramellini

“Non c’è bisogno di aggiungere altro. Il silenzio è il linguaggio degli dei, ma ogni tanto fa bene anche agli uomini”

Pure guru, santone e maestro di vita!

Recensione di Patrizia Zara

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