Il detective Philipe Marlowe visto dal suo creatore Raymond Chandler

Il detective Philipe Marlowe visto dal suo creatore Raymond Chandler in: ‘La semplice arte del delitto’

Riflessioni dello scrittore sul genere poliziesco, su D. Hammett, su P. Marlowe, etc contenute nel suo celebre articolo contenuto in:
Sette racconti da La semplice arte del delitto

“Dal principio sino alla fine , Hammett ha scritto pensando a gente che prendeva la vita di petto, aggressivamente, che non aveva paura dei lati oscuri dell’esistenza…Hammett ha tirato fuori il delitto dal vaso di cristallo e l’ha buttato in mezzo alla strada…ha restituito il delitto alla gente che lo commette per ragioni concrete, e non semplicemente per fornire un cadavere ai lettori e lo ha fatto compiere con mezzi accessibili, non con pistole da duello intarsiate, curaro e pesci tropicali…ha fatto parlare e pensare i suoi personaggi nella lingua che si usa di solito per questi scopi…il poliziesco realistico parla d’un mondo in cui i gangsters possono dominare le città e per poco non governano le nazioni.. un mondo in cui nessuno può essere sicuro nel percorrere una strada buia perché ordine e legge sono solo parole in un mondo imperfetto ma in cui dobbiamo vivere…

…Ma nell’arte occorre sempre un principio di redenzione…sulla strada dei criminali deve camminare un uomo che non è un criminale, non è un tarato, non è un vigliacco. Nel poliziesco realistico quest’uomo è il detective. Un uomo completo, un uomo comune eppure un uomo come se ne incontrano pochi. Deve essere un uomo d’onore, per istinto, per necessità…senza pensarci e certamente senza parlarne troppo…ha un vero fiuto psicologico, non accetta soldi sporchi da nessuno e da nessuno subisce insolenze senza vendicarsi… è un solitario ed è un orgoglioso ma al tempo stesso ha un ruvido umorismo e un vivido senso del grottesco che ci circonda e disgusto per l’insincerità e la miseria morale…se ci fossero più tipi come lui in giro, questa terra probabilmente non sarebbe un posto molto sicuro, ma neppure tanto noioso da far venire la voglia di togliere il disturbo…”

“P. Marlowe è alto poco più di un metro e ottanta e pesa 93 kg. Ha capelli castano scuro, occhi marroni e l’espressione’ passabilmente simpatico’ non lo accontenterebbe affatto…non credo abbia un’ aria da duro ma può esserlo al bisogno…se potessi scegliere l’ attore cinematografico più adatto ad impersonarlo, sceglierei Cary Grant. Veste bene ma ovviamente non possiede molto denaro da spendere per i vestiti e per qualsiasi altra cosa…fuma qualsiasi marca di sigarette…beve qualsiasi liquore che non sia dolce… all’occorrenza si fa un buon caffè , preferibilmente nero senza zucchero ma anche con crema e zucchero qualche volta ma sempre senza latte…si alza tardi per inclinazione ma se necessario, ogni tanto, si alza presto. Non facciamo tutti così?…”
” Io non ho inventato la narrativa poliziesca d’ azione, e non ho mai tenuta segreta la mia opinione che la maggior parte del merito, o tutto, vada a D. Hammett…agli inizi ognuno imita… Stevenson la chiamava la diligenza dell’ape…”

Per provare a capire meglio come ragionava Chandler mentre ( insieme ad Hammett ed altri) rivoluzionava il poliziesco tradizionale ,ho estrapolato qualche sua riflessione sul genere, su D. Hammett, sul ‘ suo’ Marlowe, etc.
Il papà di P. Marlowe è stato uno dei grandi autori del genere, del ‘ Grande Sonno’, ‘ Addio mia amata’ ed altri celebri romanzi e racconti di cui protagonista fu sempre il suo detective anche se all’inizio magari aveva altri nomi ma era sempre lo stesso eroe, che nacque sulle ‘ pulp magazines ‘come’ Black Mask’ e poi spesso riutilizzando le trame dei primi racconti nacquero i romanzi che gli diedero il grande successo. Nel 1944 scrisse un articolo ‘ the Simple Art of murder’ ( la Semplice arte del delitto) in cui parlava del suo genere ,il poliziesco d’ azione, riconoscendo il debito di tutti verso D. Hammett ,il caposcuola , che era più giovane di lui anche se non pubblicava quasi più nulla… interessanti credo anche le affermazioni di H.Hawks, grande regista cinematografico, che con il ‘ Grande Sonno’ da Chandler realizzò uno dei suoi più grandi successi , rilasciate a Peter Bogdanovich regista anche lui oltre che studioso di cinema in varie interviste lungo il corso degli anni Sessanta.

” Il ‘copione del ‘Grande Sonno’ fu scritto da W. Faulkner e L. Brackett, in otto giorni. Con un piccolo aiuto di J. Furthnam… gli avevo detto:… Non trafficate con il libro, ricavateci un copione e basta…la scrittura e i dialoghi sono già perfetti…un giorno discutevamo su chi avesse ammazzato il tal dei tali…non riuscivamo ad arrivare ad una conclusione…mandammo un telegramma a Chandler…nel telegramma di risposta c’ era un nome…gli abbiamo riscritto ma non può essere stato lui, in quel momento era in spiaggia… facendo questo film mi sono reso conto che in realtà non è necessario dare una spiegazione…se fai delle buone scene fai un buon film, non importa se la storia fila o no…”
“… Hammett e Chandler erano talmente al di sopra di tutti gli altri in quel tipo di scrittura che ancora adesso stanno un gradino sopra agli altri…se facevi appena un lavoro decente ci saltava fuori un buon film… Chandler ha scritto praticamente solo di Marlowe ma era bravo , accidenti quanto era bravo…”
Aggiungo io che Faulkner non amava lavorare per il cinema ( lo faceva solo per i dollari) tranne che con H. Hawks con cui collaborò più volte sempre con notevole diletto.

Di Andrea Pinto

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