DIO DI ILLUSIONI, di Donna Tartt

DIO DI ILLUSIONI, di Donna Tartt

Seicentoventidue pagine e non ce n’è una di troppo. Donna Tartt imbastisce una trama che cattura da subito e non stanca mai, capitolo dopo capitolo. Come può un romanzo in cui le prime righe danno già l’esito degli avvenimenti, catturare così profondamente?

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La neve sulle montagne si stava sciogliendo e Bunny era già morto da molte settimane prima che arrivassimo a comprendere la gravità della nostra situazione. Era già morto da dieci giorni quando lo trovarono, sapete.” (Prologo pag 9).

È Richard la voce narrante a ripercorrere una storia fatta di passioni, di colpi di scena, di seduzione e ammirazione, di sensi di colpa e di profonda solitudine. Ricerca smaniosa della bellezza, droga, alcool, vizi e ricchezza. E tanta Poesia.

“...non eravamo amici normali, bensì amici per la vita e per la morte…

 

 

Dio di illusioni ha la potenza di una tragedia greca, e il greco antico è il filo, il trait d’union che unisce i protagonisti, sei studenti di un college d’elite nel Vermont, a cui ci si affeziona nonostante tutto; il romanzo è una rappresentazione intensa e commovente della vita, della crescita, del bene e del male. Il male che seduce, che fa interrogare continuamente il lettore sull’etica delle vicende che sta vivendo. La scrittura della Tartt è formidabile, lirica, fluida e affascinante, palpitante. Svela falsità e capricci, il gioco macabro del branco, il fascino e la paura del segreto (il titolo originale del romanzo è The secret history) e la ricerca della giustificazione al male, la fiducia nel Dio di illusioni, Dioniso che è “Maestro d’illusione, rende capaci i suoi devoti di vedere il mondo come non è”.

 

 

Spesso definisco libri che ho letto come bellissimi, o ottime letture; più raramente parlo di capolavori. Dio di illusioni è un capolavoro.

“Alcune cose sono troppo terribili per entrare a far parte di noi a primo impatto. Altre contengono una tale carica di orrore che mai entreranno dentro di noi. Solamente più tardi nella solitudine, nella memoria, giunge la comprensione: quando le ceneri sono fredde, la gente in lutto è andata via. Quando ci si guarda intorno e ci si ritrova in un mondo completamente diverso”.

“khalepà tà kalà”, la bellezza è severa.

Imperdibile.

Recensione di Lauretta Chiarini

 

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