COME D’ARIA Ada D’adamo

COME D’ARIA, di Ada D’Adamo (Elliot Gennaio 2023)

 

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Ada D’Adamo, appena entrata nella dozzina dei semifinalisti del Premio Strega, non c’è più.

“Ma il suo libro farà un viaggio lunghissimo.  Leggetelo. E’ il dono che Ada d’Adamo ci ha lasciato, ed è un dono immenso. “ ( Elena Stancanelli, su La Stampa)

Un libro bellissimo, di cui mi sono innamorata anch’io appena letto.

ADA D’ DAMO, Come d’aria

Ancora una croce da portare, come quella di Pietro, padre arrabbiato e impotente nel romanzo di Mencarelli “Fame d’aria”. Un altro inferno quotidiano da attraversare e quasi impossibile da raccontare, soprattutto quando è un genitore a farlo. Eppure Ada d’Adamo ci riesce, perché è la sua storia intima, quella della malattia di sua figlia Daria, venuta al mondo “storta” per “oloprosencefalia” e profondamente amata.

Qui c’è Ada, una donna realizzata nella danza che, quando decide di diventare madre, si ritrova una figlia pluridisabile da crescere, accudire continuamente e ostinatamente. Con dosi massicce di amore, fatica e dedizione. Una volta superato il dolore rassegnato dell’accettazione. Con le inadempienze e l’indifferenza del mondo sanitario. Con la paura del dopo. Con i conti da fare con il dentro e il fuori. Con il tempo che passa, i ricordi,il senso di inadeguatezza, le perdite, l’identità compromessa, il corpo che cambia. Ma anche con la tenerezza di certi momenti di intimità , “brevi attimi di felicità regalati che finiscono nelle pieghe dei giorni” strappati alla quotidianità della malattia che avvilisce e sfinisce in un ”groviglio di amore e disperazione” .Perché quella figlia “imperfetta, è anche “magica” come le scrivono i suoi compagni di scuola.

Un pozzo di emozioni questo libro che, nel resoconto di un calvario, parla di fatiche quotidiane, attese sfiancanti, sofferenze logoranti, delusioni, sensi di colpa, rabbia, interrogativi, dubbi, equilibri da ricostruire , solitudine, sì perché “il dolore allontana, la malattia spaventa”.

Ma il libro va oltre la malattia, doppia in questo caso, un “faccia a faccia” o meglio ”corpo a corpo” con il male che la vita ti scaraventa addosso, prima con una figlia, poi dentro il corpo della madre, quasi un tempio violato, mentre le forze diminuiscono e il futuro spaventa. Ma non vuole essere chiamata una madre-coraggio Ada, una donna spezzata che però non si piega al destino. Lotta con le forze residue. E poi di nuovo colpi, sconfitte da incassare e andare avanti, cadendo e rialzandosi, senza arrendersi ma anzi fronteggiando ogni genere di avversità.

Un libro che arriva in tutta la sua pienezza, letto tutto d’un fiato, mi ha lasciato scossa e commossa. Per la vicenda rivissuta e raccontata con compostezza e misura, per il dolore nudo, contenuto dentro una trama di parole senza orpelli, per l’incredulità su come la vita a volte si accanisce, per la “lezione” di vita che ci propone.

“Spesso la malattia separa, allontana, distrugge. Qualche volta invece genera, allaccia, moltiplica l’amore”

Recensione di Mariapia Galluppi

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