IL METODO DI MAIGRET Leonardo Sciascia

IL METODO DI MAIGRET, di Leonardo Sciascia (Adelphi)

 

 

Leonardo Sciascia è stato anche un poliedrico lettore e autore di gialli e sui gialli ha scritto più volte. Alcuni di questi brevi saggi sono stati raccolti nel piccolo libro ‘Il metodo di Maigret’ edito da Adelphi tempo addietro e l’occasione di rileggerlo ci aiuta a riflettere sulle osservazioni del grande scrittore.

Pensiamo, ad esempio, che davanti ad un noir si crei una concorrenza tra lettore e autore, una gara tra chi riesce per primo a scoprire il colpevole: pare che non sia così! Sciascia sostiene che il lettore di gialli non vuole sostituirsi all’investigatore e la soddisfazione che questo genere letterario gli procura è quella del riposo intellettuale che gli è garantito dalla presenza di un investigatore “eccezionale”, dotato cioè di straordinari poteri razionali e immaginativi: il lettore vuole un ruolo assolutamente passivo, egli non è quello che ha fretta di arrivare allo scioglimento, ma quello che si affida ai tempi dell’investigatore e sa che le sue capacità sono inarrivabili.

 

 

Sciascia distingue anche tra detective e investigatore: il primo è un tipo, il secondo riesce ad essere personaggio.

Il detective non può avere sviluppo, non invecchia, non sposa, non ha figli, non ha discepoli, ad ogni vicenda ricomincia daccapo. Assai diverso da tutti gli altri detective è il commissario Jules Maigret perché è un personaggio e non un tipo. Un personaggio che ha avuto un’infanzia, che ha dei ricordi, che si è sposato, che ha il cruccio di non aver figli, che ha fatto carriera, che va in pensione; il suo metodo di indagine non procede per indizi materiali o per deduzioni positive, come quello di Sherlock Holmes, né attraverso la cerebrale ricostruzione del crimine, come quello di Poirot. “Con un’aria di massiccia ottusità, Maigret è un uomo che si affida alla conoscenza del cuore umano e alle istantanee intuizioni e sa cogliere nella vibrazione di una voce, nell’estinzione di un gesto, nell’arredamento di una stanza, più verità che nelle impronte digitali e nelle perizie balistiche”.

 

 

 

Insomma, il personaggio-macchina Sherlock Holmes ci affascina e contempliamo la pedante meticolosità di Poirot, ma se dovessimo scegliere con chi andare a cena per passare un po’ di tempo in compagnia, forse preferiremmo essere come il dottor Pardon e scambiare visite col caro, pacato, meditativo Jules Maigret e con la signora Maigret oppure a Ystad col tormentato Kurt Wallander di Henning Mankell.

 

Recensione di Giovanni Rossi

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