TRACCE PARALLELE Mauro Zanetti

Tracce Parallele Mauro Zanetti

TRACCE PARALLELE, di Mauro Zanetti

 

Tracce parallele Zanetti
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Se pensavate che Trento, città pacifica, discreta, apparentemente dormiente, non sarebbe mai potuta essere teatro di un giallo avvincente, beh dovrete ricredervi. Tracce parallele, però, non è solo un giallo, è, di fatto, ve ne accorgerete man mano, un omaggio alla città, una storia su questa città e per questa città. Le vicissitudini familiari, finiscono per svelare qualcosa di più. Trento è una città come le altre, luci ed ombre.

La storia si snoda con un intreccio dinamico che pare quasi stonare con la pacifica vita del posto. Tracce parallele narra di un’avventura “felice” nelle infelicità inevitabili della vita. Non c’è nulla di esplicito nel romanzo, nemmeno i personaggi che, riga dopo riga, vengono presentati e offerti alla riflessione del lettore.

Alessandro e Antonio sono descritti da subito come simili, ma ad un’attenta analisi non lo sono affatto. Alessandro è forte, ansioso e stressato. Per deformazione professionale è un “quasi perfetto” stratega. Antonio entra nel romanzo in punta di piedi, è sicuramente più pacato, sensibile e gentile. Sarà Antonio a piangere in strada, lui a soffrire. Come non capirlo: anche nella sofferenza comune ci sono disuguaglianze.

In Tracce parallele c’è umanità.

Trento tutta si umanizza tra queste pagine, prende vita ed è impossibile non immergersi, leggendo, fin dentro l’anima della città. Chi come me, come noi, vive a Trento, ritroverà la quotidianità, le strade, le percezioni e le immagini.

Un romanzo scritto con maestria.

Tracce parallele è un giallo, è un’avventura, è una storia familiare, ma è anche un messaggio.

La famiglia non è questione “di sangue”. “Servono pranzi e cene, serve piangere e ridere assieme”, citando il libro, per potersi sentire famiglia.

Vi assicuro che servono anche solo le pagine di questo libro per ritrovarsi con nuovi amici immaginari: Fabrizio, Antonio, Alessandro.

Chissà che, un giorno, in quel caffè che si affaccia su piazza duomo, non ci capiti di notare l’investigatore de Vecchi immerso tra i sui pensieri e le sue trame investigative.

Recensione di Alessio Marinelli

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