STELLA DI PIAZZA GIUDIA Giuseppe Pederiali

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STELLA DI PIAZZA GIUDIA, di Giuseppe Pederiali

Nel ghetto di Roma, durante gli anni del fascismo e dell’occupazione tedesca, viveva una procace e seducente ragazza, dai capelli e gli occhi neri, con le labbra turgide e dall’altezza non indifferente: è Celeste Di Porto, che, per la sua abbagliante bellezza, viene soprannominata Stella.

Quando Stella cammina per strada, gli uomini di ogni età si girano ammirati a guardarla e le fanno il filo.

Le ragazze e le donne sono sì invidiose, ma vorrebbero esserle anche amiche, come Settimia e la cugina stessa, Righetta la ‘Ncipriata, che l’ammira molto, la segue e imita il suo comportamento disinibito.

È una maliarda a 360 gradi!

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Ha anche un fidanzato, ovviamente, che si chiama Lamberto e le ha donato, per sancire il loro amore in famiglia, un anello di oro vero, non placcato: una vipera con occhi, denti e scaglie, mentre in bocca, trattenuto dal rettile aureo, vi è un piccolo zaffiro che la coda sfiora con la punta.

La famiglia di lei lo adora e il suocero lo tratta come un vero figlio. Lei, non si sa che sentimenti nutra nei suoi confronti.

In seguito alla proclamazione delle leggi razziali, nel 1938, Stella continua, imperterrita, la sua vita di sempre, ignorando il coprifuoco grazie a un permesso ottenuto chissà come.

 

Un bel giorno, precisamente il 24 settembre del 1943, cioè dopo l’Armistizio di Badoglio e poco prima della Repubblica di Salò, davanti a una fontana, nel ghetto, la ragazza fa amicizia con un ausialiario delle SS, Vincenzo Antonelli, un uomo di bell’aspetto tra i 35 e i 38 anni, ben vestito e con baffetti simili a quelli di Amedeo Nazzari.

Cosa vuole da lei, un’ebrea, un tipo così affascinante? È impaurita perché crede che l’uomo voglia arrestarla, ma Vincenzo le risponde che, fino a poco prima che la vedesse, non sapeva neanche della sua esistenza.

Inizia così una doppia sordida relazione, che porterà Celeste a collaborare con i nazisti, denunciando i suoi stessi correligionari: se per strada è sola e incrocia qualcuno, il suo saluto equivale a un segnale affinché gli ausiliari dei tedeschi, appostatisi nelle vicinanze, possano piombare addosso al malcapitato e prenderlo, proprio come è successo a Bucefalo, un giovane pugile, padre di una bambina piccola, o a suo cugino, scambiatolo per avere indietro il fratello catturato.

 

Sono tanti gli ebrei che ha denunciato, ma nessuno ha mai saputo perché lo faccia. Ci ha provato perfino con Lamberto, che però la sorte ha aiutato risparmiandolo per una pura coincidenza.

Da allora Celeste sarà la Pantera Nera.

Nel dopoguerra Celeste, dopo aver trascorso alcuni anni in carcere, sparì nel nulla e cambiò nome, ma uno di quegli ebrei amici, che una volta l’ammirava tanto, la riconosce e…

Per stendere il romanzo di Celeste, l’autore, Giuseppe Pederiali, ha indagato negli archivi, nelle carte del processo e consultato i giornali dell’epoca, oltre ad aver incontrato e intervistato molti dei testimoni sopravvissuti ai rastrellamenti o dei parenti di quelli, mandati da Stella stessa, tra le braccia dei tedeschi prima e nei lager poi.

 

La narrazione è, infatti, una rievocazione a più voci di persone vere e inventate, come quella di Settimia Spizzichini, una delle più vecchie amiche della giovane donna.

La scrittura di Pederiali è a base di forti sentimenti e di passioni laceranti, che suscitano spesso un’indignazione acuta verso la protagonista e, quindi, soddisfazione quando si legge del suo riconoscimento, dell’arresto e del conseguente declino umano di Celeste.

Ma è resa molto bene anche la descrizione della Roma degli anni ’30, così come la vita nel ghetto nei pressi del Tevere e i drammatici eventi storici che ne conseguirono, fino alla liberazione dell’Italia, nel 1945.

STELLA DI PIAZZA GIUDÌA è stata per me una lettura diversa dal solito, poiché questo libro non è né un romanzo né un saggio. Si potrebbe definire, credo, una biografia romanzata narrata a più voci, molto gradevole da seguire, oltre che breve (197 pagine), ma anche molto irritante, oltre che scioccante, per il comportamento traditore tenuto dalla protagonista, che ho trovato francamente antipatica e saccente.

Recensione di Lena Merlina

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