PICCOLI SUICIDI TRA AMICI, di Arto Paasilinna (Iperborea)

Recensione 1
Il colonnello rispose di aver corso il rischio per finalità terapeutiche: sperimentare la morte fa aumentare la volontà di vivere, era una vecchia teoria.
So di aver appena letto un piccolo gioiellino! Uno di quei libri che leggi per caso perché “sembra carino” e che non dimentichi più! Questo è il mio primo appuntamento con questo autore finlandese dalla penna stupefacente. A partire dalla copertina fino a finire all’ultima parola dell’ultima pagina…questo libro mi ha catturato, corteggiato e conquistato. Amore puro!
Pagina dopo pagina mi ha sorpreso, e poi mi ha fatto sorridere e riflettere. Considerato il titolo e le prime pagine, mi sono convinta da lettrice superficiale, di leggere drammi conditi di tristezza e dolore, invece no. Paasilinna mi “stordisce” con prime pagine scoppiettanti, mi convince a stare accanto si personaggi, mi mette su un autobus insieme a quelli che lui chiama “Morituri Anonimi” e mi stupisce…mi impartisce una lezione seria e necessaria. Tra le righe ad un certo punto si legge: “Si può giocare con la morte, ma con la vita no”. Ecco è tutto lì il senso del romanzo.
Tutto comincia con il suicidio mancato di due personaggi.
Stesso posto
Stessa scelta
Stesso destino… salta il suicidio.
E da lì parte una impresa “folle”: cercare altri aspiranti suicidi per morire insieme e con certezza.
Uno degli atti più coraggiosi e intimi come diventa atto di gruppo?
Paasilinna ci presenta il dolore di certi personaggi, protagonisti e non, condivide con il lettore il loro bisogno di farla finita e ci convince quasi… ci spiega anche perché si sceglie di farlo in modo collettivo viaggiando sulla Saetta della Morte, un pulmino che trasporta Morituri Anonimi per cercare il posto giusto per farla finita insieme. L’autobus il viaggio lo fa anche dentro la vita…
E “insieme” è la parola d’ordine che cambia l’ordine delle cose.
Ci si può definire vivi se si è morti dentro da un pezzo? Si può decidere di farla finita con la vita se non si è mai vissuto davvero?
Domande che stordiscono il lettore…anche durante la lettura delle pagine che fanno sorridere.
Tra storie ironiche, incontri bizzarri e tutta la particolarità (non mancano riflessioni critiche) della terra finlandese, Paasilinna fa riflettere il lettore sull’importanza di come si sceglie di vivere, e anche di morire; fa riflettere su come talvolta l’incontro giusto e la certezza di non essere soli in certe circostanze, faccia affievolire il dolore, la solitudine, quella brutta, ed anche la voglia di morire.
Insieme…è terapeutico.
Ma che bel libro ho letto??? Tutti dovremmo leggerlo per imparare l’arte dell’ironia, l’arte del gioco delle parole intelligente.
Ricordo a messa che le morti per suicidio in Finlandia sono troppe (percentuali alte)… e mi dico: proprio un finlandese doveva giocare ironizzando sulla morte!! Già questo basta per mettere questo autore tra i miei preferiti adesso. So con certezza che non mi scorderò di molti personaggi che compensano l’impronuncibilità del proprio nome con la grande capacità di mettersi in discussione, di avere il coraggio di cambiare idea e aiutare gli altri, specie quelli sulla stessa barca.
Ed ecco che la ricerca del buio per morire diventa luce per capire la vita. Una luce abbagliante che non solo salva ma fa scrivere una storia nuova ad ogni morituro anonimo.
Consigliatissimo
Recensione 2
E’ questo il secondo romanzo di Paasilinna che leggo dopo averlo scoperto un po’ di tempo fa con L’anno della lepre. Anche questo non è un libro recente: è stato edito in Finlandia nel 1990 ed è stato stampato in Italia grazie ad Iperarborea solo nel 2006.
Ancora un racconto “sulla strada” che vede una strana comitiva muoversi non solo attraverso i paesaggi rurali della Finlandia ma stavolta anche all’estero, alla vicina Norvegia per spingersi attraverso mezza Europa sino al Portogallo, verso la Fine del mondo a Cabo de Sao Vicente, in Algarve.
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E non è un viaggio verso la libertà, come quello che Vataren intraprende dietro alla sua lepre, ma sembra essere un viaggio verso la morte perché, sì, si tratta proprio di un gruppo di aspiranti suicidi, la Libera associazione dei Morituri Anonimi, che a bordo di un modernissimo autobus, la Saetta della morte, ha deciso di partire insieme per l’ultimo viaggio. A mettere in moto tutto questo sono Rellonen, piccolo imprenditore in crisi, e il colonnello Hermanni Kemppainen, vedovo inconsolabile, che si disturbano tra di loro nel tentativo di suicidarsi dentro un granaio e, rinunciando per il momento al loro proposito e confidandosi l’un l’altro i motivi della tragica decisione, decidono di fondare un’associazione in cui persone come loro che aspirano a togliersi la vita possano conoscersi e discutere delle loro ragioni per una tale scelta, con l’idea anche di ottimizzare i problemi legati a questa scelta.
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Inizia così una divertentissima carrellata di personaggi e di avventure/disavventure molto spassose, con lo sfondo di una natura sempre splendidamente descritta, mettendo in piedi un piccolo romanzo che, pur trattando un argomento così delicato come quello del suicidio, riesce a restare leggero ed ironico ed allo stesso tempo capace di far riflettere sull’importanza fondamentale del dialogo, dei rapporti umani e dell’amicizia, in una società in cui la solitudine e la depressione tendono a diventare sempre più frequenti.
Recensione di Ale Fortebraccio
Recensione 3
“Fallire un suicidio non è poi la cosa più tragica al mondo: non si può mica far tutto bene”
In Finlandia, due aspiranti suicidi si incontrano per caso proprio nel momento topico, mandando a monte l’uno i piani dell’altro. Ne nascono un’amicizia salvifica e un progetto comune: radunare molte altre persone deluse dalla vita proprio come loro, per regalargli l’esperienza di non sentirsi più soli al mondo e magari rimandare i loro progetti. Nascono così i Morituri Anonimi, che però preferiscono concentrarsi sulla pianificazione di un grandioso suicidio collettivo…e non vi racconto altro, vi lascio godere il rocambolesco viaggio attraverso la Scandinavia e poi l’Europa fino al – prevedibile? Imprevedibile? – finale.
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Piccoli suicidi tra amici non è un capolavoro, intendiamoci. Però è un piccolo libro ironico, scorrevole, leggero, intelligente, un ottimo modo per trascorrere il tempo imparando a conoscere una società, quella finlandese, così diversa dalla nostra e un fenomeno, quello del suicidio, in buona misura tabù nella nostra cultura e invece molto più familiare in quella finnica. Un po’ per una questione di numeri – il suicidio nei paesi scandinavi è statisticamente molto più diffuso che da noi – un po’ forse anche per una cultura più schietta, meno incline ad ammantare scelte e comportamenti individuali di valutazioni-interpretazioni-giudizi di carattere morale, etico, religioso.
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O la Finlandia è il ghetto della Scandinavia, oppure questo libro mi ha fatto conoscere una realtà che non immaginavo: ho sempre considerato i paesi del nord Europa come società perfette, paradisi libertari, regni di una natura incontaminata e incontrastata. Visione superficiale, lo ammetto; in fondo la Scandinavia è fucina di giallisti e autori di thriller, un motivo deve pur esserci. E in effetti Paasilinna racconta una Finlandia ben diversa dal paese della cuccagna che immaginavo: solitudine, ingiustizia sociale, inquinamento, e tutto ciò che la rende tristemente simile a qualunque altro paese dell’occidente “civilizzato”.
Forse però una differenza c’è: sta nella gente, nel suo instancabile senso solidale della comunità, come ci mostrano i Morituri Anonimi. È la voglia di condivisione, e la sua realizzazione, che ti lasciano in bocca il sapore più persistente quando finisci di leggere questo libro: un sapore dolce, come la delicatezza delle parole di Paasilinna.
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Solo un’ultima precisazione: se qualcuno di voi si aspetta di sbellicarsi dalle risate leggendo un divertente libro ironico-umoristico, si sbaglia. Non è un film con Lino Banfi, e neanche una ficcante satira alla Corrado Guzzanti: è humor finlandese. Che è ancora più a nord di quello inglese. Fa sorridere (a volte anche amaramente), non suscita ilarità sguaiata. I finlandesi sono più misurati di noi. O forse ammettono più onestamente di noi di avere ben poco da ridere.
Recensione di Silvia Pentothal Guido
PICCOLI SUICIDI TRA AMICI Arto Paasilinna
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