UN LIBRO SORPASSATO? Certo, ma allora buttiamo alle ortiche tutto ciò che… CUORE Edmondo De Amicis

UN LIBRO SORPASSATO? Certo, ma allora buttiamo alle ortiche tutto ciò che…

CUORE, di Edmondo De Amicis (Rizzoli)

Questo è per me periodo di riletture… dopo averne incrociato una recensione sul web, mi sono procurata un breve saggio di Marcello Fois, “L’invenzione degli Italiani – dove ci porta Cuore”, e prima di affrontarlo ho voluto rileggere l’oggetto della riflessione, di cui avevo un ricordo complessivo chiarissimo (ero bambina quando lo lessi), ma che mi sfuggiva nei particolari , per così dire, letterali. Alla fine della rilettura non ho potuto fare a meno di esclamare: o mio Dio!

La trama è nota, ma la richiamo ugualmente: nel “libro per ragazzi”, pubblicato nel 1886,che ebbe una fortuna strabiliante non solo in Italia, perché all’estero fu quasi subito tradotto in non pochi Paesi, è narrato in forma diaristica un anno di scuola di un bambino torinese di una 3ª elementare, corrispondente all’attuale 4ª; alle pagine di diario si alternano commenti a quanto scritto dal protagonista da parte di padre madre e sorella maggiore, e di ‘racconti mensili’ assegnati in lettura dal maestro della classe, che hanno per ‘eroi’ ragazzi originari delle diverse regioni del Regno d’Italia, nato ufficialmente da una ventina d’anni.

Tutti e tre i filoni testuali affondano in una “languorosa melassa” (sic Umberto Eco, fonte “L’elogio di Franti” in Diario minimo), in cui ci imbattiamo in ricatti sentimentali da parte dei vari membri della famiglia, nonché paternali, maternali e anche sororali (1), e molto paternalismo interclassista, quello che Gramsci, se ricordo bene, ad altro riferendosi, definisce come l’atteggiamento delle dame di San Vincenzo nei confronti dei poveri; per non parlare della fondazione letteraria della Trinità risorgimentale: tre ritratti, nell’ordine, credo non casuale, di Vittorio Emanuele II, Mazzini e Garibaldi, presentati naturalmente come i concordi promotori del Risorgimento (quando è noto che muovevano da motivazioni diverse e non si potevano soffrire, o quasi). I morti nel corso del racconto si sprecano: padri, madri, figli, vedette lombarde, un nipote che si fa uccidere da un rapinatore per difendere la nonna, e, per chiudere, la maestra che era stata insegnante del diarista in 1ª elementare.

Di tutto e di più. Peraltro, in un passo di un messaggio paterno ho trovato un’osservazione non peregrina: a proposito dei compagni di classe, proletari nella stragrande maggioranza, il padre scrive:” se non conserverai queste amicizie, sarà ben difficile che tu ne acquisti altre simili in avvenire, delle amicizie, voglio dire, fuori della classe a cui appartieni: e così vivrai in una classe sola, e l’uomo che pratica una sola classe sociale, è come lo studioso che non legge altro che un libro”; ma si noti come si dia per scontato il futuro del ragazzo borghese, e quello dei compagni di scuola proletari…

Un merito, comunque, il libro lo ha: dare rilievo ai ‘risultati dell’istruzione in termini di funzionamento della società civile’ (sic Fois): è un’osservazione che dovrebbe aver valore anche nel presente, ma temo che la scuola abbia preso altre direzioni.

Per quanto riguarda il saggio di Fois, dovrò forse riprenderlo in mano, perché a una prima lettura mi è parso poco coerente, alternando, come fa, critiche ai particolari e un giudizio complessivo positivo. Sono in ogni caso D’accordo con lui quando afferma che “Cuore” fa parte della Letteratura italiana – e, aggiungo, della storia italiana, nel suo tentativo di ‘fare gli italiani’, pur nel suo modo improprio e buonistico .
(1) mi si consentano i neologismi!

Di Anna Ciammarughi

Non posso leggere nessuna pagina di Cuore senza avere il nodo in gola. E perché i ragazzi di oggi non dovrebbero sapere come funzionavano la scuola e la società di allora? Sorpassato? Certo, ma allora buttiamo alle ortiche tutto ciò che rimanda al passato! Libro dei buoni sentimenti? Vero, ma non c’è forse bisogno oggi di un briciolo di quei buoni sentimenti? Libro strappalacrime? Sì, io adoro piangere leggendo, vedendo un film o ascoltando bellissima musica, è in quei momenti che vibrano le corde dell’anima. Ho un nipotino e un altro in arrivo, quando saranno grandi spero vorranno ascoltare la lettura di qualche pagina di questo libro che ha lasciato un’impronta indelebile nella fanciullezza di tanti. A scuola mi è capitato spesso di leggere ai miei alunni alcune pagine di Cuore e loro sgranavano gli occhi nel sentire com’era la scuola di quei tempi e le domande fioccavano abbondanti: “ Maestra, ma perché…ma cosa vuol dire…?”

Commento di P. Magistroni

DUE LIBRI A CONFRONTO: L’INVENZIONE DEGLI ITALIANI Marcello Fois – CUORE Edmondo De Amicis

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