IL MORSO DELLA VIPERA Alice Basso 

IL MORSO DELLA VIPERA, di Alice Basso

Mi sono imbattuta in Alice Basso per caso, devo confessare. Se ben ricordo il nostro primo incontro avvenne prima di un concerto del Lingotto Musica. Credo fosse il 2018, la Reale Mutua in quanto sponsor dei concerti del Lingotto, omaggiava gli spettatori del concerto natalizio con il librino “Signorina Bertero, dattilografa.”

IL MORSO DELLA VIPERA Alice Basso  Recensioni Libri e News

Non conoscevo Alice Basso ma il titolo mi incuriosì perché anch’io sono una dattilografa. In verità lo sono stata all’inizio della mia vita lavorativa ma poi, anche se cambia mansione, una dattilografa rimane tale per tutta la vita e pure stenografa, se si sono praticate a lungo queste due attività professionali. Come ci si imbatte in una tastiera, alé, si parte come treni.

Così il titolo mi ha immediatamente attratta, perché è vero che la protagonista del libro potrebbe essere mia madre ma le condizioni di una dattilografa del 1977 non erano tanto diverse da quelle del 1928. Quando ho iniziato a lavorare picchiavo le dita su una macchina meccanica e solo dopo qualche mese sono passata a quella elettrica. Trovai il piccolo romanzo, scritto in occasione dei 190 anni della Reale Mutua e presentato a Torino nella “Notte degli archivi”, gradevole e di felice lettura.

 

Il secondo incontro con Alice Basso avviene invece nella Piola Libreria di Catia Bruzzo: “L’imprevedibile caso della scrittrice senza nome”, Garzanti, 2016, occhieggiava in un angolo del locale. “Leggilo, mi esorta Catia, è veramente divertente!” E aveva ragione. Il romanzo è rimasto sepolto fra i libri da leggere per mesi, ha fatto capolino nei giorni sospesi di marzo 2020 e mi ha divertito moltissimo. Anzi, in alcuni tratti mi ha fatto veramente sganasciare, e lo sa Iddio se in quei giorni non ne avessi bisogno.

Perciò non ho resistito neanche un attimo quando è uscito il suo nuovo romanzo “Il morso della vipera” e l’ho subito acquistato. Alice ha una penna scorrevole e piacevole, è fluida, divertente, usa con maestria il tempo presente, non proprio facile a maneggiarsi, consentendo così al lettore di compenetrarsi con le vicende dei personaggi.

 

 

La sua eroina, Anita, è ben delineata, e la storia ricostruisce molto bene il clima paranoico della Torino del ventennio.
Infine, nella sua “breve” postfazione il lettore potrà trovare interessanti indicazioni bibliografiche per approfondire la storia di quel periodo, per conoscere i migliori giallisti americani e per incontrare ed innamorarsi di una grande giallista italiana, ahimè scomparsa, che ambientava i suoi lavori proprio a Torino, nel ventennio fascista, Gianna Baltaro.
Molto bella la copertina.

Grazie Alice, le dattilografe presenti e future, ti saranno grate per sempre…

Recensione di Laura Pianta

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