Q Luther Blissett 

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Q, di Luther Blissett

Un romanzo complicato, dalla trama labirintica e dagli innumerevoli personaggi. Una storia grandiosa che attraversa 35 anni assolutamente cruciali per l’Europa rinascimentale, ossia quelli che vanno dall’affissione delle 95 tesi di Lutero (nel 1517 a Wittenberg) all’elezione del Papa forse più temibile della storia: Paolo IV.

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Eletto nel 1555, questo “Vicario di Cristo” fu un vero osso duro dalla tempra micidiale, così come testimoniano i suoi 79 anni di età al momento dell’incoronazione: un record di longevità se pensiamo all’epoca. Di acume e determinazione eccezionali, egli fu il fondatore della Congregazione della sacra romana e universale Inquisizione, istitutore dei ghetti ebraici, colui che mise all’Indice ben 950 libri; responsabile di torture, incarcerazioni, morti orribili persino tra i suoi. L’ incubo fatto a persona, zelante, fanatico, crudele: il Papa che ha portato a compimento lo scisma completo della Chiesa e che più di tutti ha voluto ristabilire l’ordine medievale attraverso l’uso indiscriminato di uno strumento infallibile: il Timor di Dio.

 

Questo romanzo descrive minuziosamente le premesse storiche che hanno fatto giungere a tutto questo. La nascita del protestantesimo, le correnti popolari anabattiste, i contrasti tra principati e Impero. La divisione cattolica interna tra Zelanti e Spirituali.

È un romanzo sulla potenza delle idee e sulla forza dirompente che la stampa ha avuto nella loro diffusione. Lo scisma cristiano non avrebbe avuto luogo senza l’invenzione dei caratteri mobili ed è possibile sia vero persino il contrario: l’uno ha incrementato l’altro dando luogo a qualcosa che l’umanità non aveva ancora visto. La diffusione del pensiero.

È un libro tosto, a tratti pesante, di non facile lettura, ma che regala una visione profonda delle dinamiche storiche grandiose dell’epoca ed anche, perché no, di quelle attuali.

 

Emerge un’inquietante verità: esiste una guerra esteriore, fatta di eserciti e di armi, e ne esiste una sotterranea che si compie attraverso lo spionaggio, il possesso di informazioni, l’inquinamento dei pozzi.
Il potere è conoscenza e la conoscenza è potere.

Tutto questo rende Q un’opera particolarmente adatta a noi lettori. Parla di carta stampata, alla fine. Della circolazione delle idee e di come siano esse a determinare il corso della storia.

“Io faccio il mio mestiere, capito? Io sono un libraio, vado in giro, vedo un sacco di gente, vendo libri, scopro talenti nascosti sotto montagne di carta… Io propago idee. Il mio mestiere è il più rischioso del mondo, capito?”

Recensione di Nicoletta Tamanini

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