L’UOMO VERTICALE Davide Longo

Mi limitavo ad amare te, di Rosella Postorino

L’UOMO VERTICALE, di Davide Longo (Einaudi – giugno 2022)

 

Affrontare la lettura di un distopico richiede sempre una certa dose di coraggio.

Perché, pescando fra le possibili evoluzioni negative del nostro presente, un romanzo di questo genere sollecita con decisione angosce che, magari, preferiremmo nascondere con cura, evitare, esorcizzare.

Leonardo è un uomo di lettere. In un’altra vita, Insegnava letteratura all’università, scriveva romanzi, era sposato e aveva una figlia.

Ora il mondo è cambiato: non solo il suo, professionale e privato, per qualche ragione che via via si intuisce. È la realtà esterna che si è trasformata, si vive in una società in cui le risorse materiali (cibo, carburante) cominciano a scarseggiare, e l’altro può diventare un nemico. Forse bisogna cambiare aria, andare in Svizzera, o in Francia, chissà.

Un giorno, nella casa di campagna in cui Leonardo si è ritirato a vivere, arriva una macchina. Scendono una donna, una ragazza e un bambino.

Non conosce il bambino, non lo ha mai visto. Non vede la donna e la ragazza da sette anni. Sono la sua ex moglie, Alessandra, e sua figlia Lucia. Il bambino, Alberto, è figlio di Alessandra e del suo nuovo compagno.

Alessandra gli chiede di tenere con sé i ragazzi: il compagno non dà notizie di sé da settimane. È un ingegnere, è stato richiamato dalla Guardia Nazionale. Prima di rendersi irreperibile, aveva inviato ad Alessandra i salvacondotti per la Svizzera. La donna vuole andare a cercarlo, per poi partire insieme. “Una settimana – dice – e torno”

Passa una settimana. Ne passano due, poi tre. Alessandra non torna. E qualcosa convince Leonardo a mettersi in viaggio.

Leonardo è un “uomo verticale”, che va avanti a gentilezza, cortesia, intelligenza e buon senso. Il mondo però è diventato orizzontale, duro, spietato e cinico. Forse, le caratteristiche dell’ uomo di lettere saranno inadeguate ad affrontare quel viaggio, così come le sue scarpe sono troppo leggere.

O forse no. Perché, quando hai perso tutto, niente più ti può fare paura, e puoi vivere di nuovo nel modo che più ti è congeniale.

Recensione di Roberta Portelli

L’UOMO VERTICALE Davide Longo

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