L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI Gabriella Greison 

L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI, di Gabriella Greison (Salani)

 

 

“Dio non gioca a dadima qualche volta può fare uneccezione.” (A. Einstein)

“L’incredibile cena dei fisici quantistici” è una ricostruzione romanzata della storica cena a conclusione dell’altrettanto storico V congresso Solvay di fisica dal titolo “Elettroni e fotoni”, tenutosi nel 1927 a Bruxelles.

Alcuni tra i più famosi fisici dell’epoca (Bragg, de Broglie, Einstein, Lorentz, Bohr, Richardson, Born, Compton, Marie Curie, Langevin, Langmuir, Nolf) -con qualche eccellente assenza, basti pensare a Pauli, Dirac, Heisenberg, Schrodinger, Ehrenfest, Planck, Fermi, Marconi- sono a tavola, ognuno con le proprie ossessioni, manie, paranoie, paure. Compton deve avere le posate esattamente nell’ordine crescente da sinistra a destra; Born deve averle invece tutte e destra, per mangiare solo con quella mano; Bragg vuole avere sempre il bicchiere riempito esattamente a metà; Marie Curie alza e abbassa tre volte la forchetta prima di metterla in bocca; Lorentz annusa tutto prima di decidersi ad assaggiare; Einstein dispone i cibi nel piatto in ordine di colore fino ad ottenere l’intero spettro del visibile nella giusta sequenza; Richardson aborrisce il colore marrone nel piatto, ragion per cui non mangia la carne; Langmuir predilige panini, uno in particolare di sua invenzione, con gli ingredienti in un ben determinato ordine; Langevin non sopporta il rumore del masticamento dei cibi, che lo obbliga ad alzarsi e chiudersi in bagno. C’è poi chi ha paura dei colibrì o degli uccelli generale e del rumore delle cascate, chi non sopporta i ragni e le persone che stanno a testa in giù, chi è ipocondriaco e indossa calze con un colore che rispecchia l’umore del momento, chi contrattualizza ogni situazione capiti durante la giornata.

 

 

Un convegno di Grandi Menti abituate a essere sempre attive, non convenzionali, e che quindi immancabilmente cercano di tenersi sveglie e passano il tempo giocando: chi cerca il formaggio per modellarlo, chi crea treni con le molliche di pane, chi lancia il gioco del “chi c’era?”, chi sfida i vicini a trovare le coppie di numeri amicabili, chi intraprende una gara di calembour, chi inventa situazioni. Insomma, una tavolata densa della più svariata umanità. Ma tra una portata e l’altra ecco spuntare le grandi questioni della nuova fisica che cambieranno il modo di vedere il mondo.

La cena di stava rivelando una sorpresa per tutti. La gradazione dell’alcol saliva di portata in portata. Anche chi pensava di trattenersi, quella sera finì con l’alzare il gomito. Anche chi pensava di annoiarsi, trovò lo stimo giusto per esprimersi. Tutto stava andando verso una direzione che nessuno poteva immaginare. E quello che abbiamo visto è ancora niente rispetto a quello che sarebbe successo di lì a poco”.

Alla quarta portata finalmente i due grandi protagonisti hanno occasione di continuare, punzecchiandosi, la loro eterna discussione a due: stiamo parlando di Bohr e di Einstein. Il tema è chiaramente la fisica quantistica, che ossessiona Bohr e trova un muro in Einstein, almeno nella interpretazione classica di Copenaghen. Il concetto di probabilità e indeterminazione che porta con sé è del resto davvero arduo da accettare e sarà questo il motivo che farà dire ad Einstein “Dio non gioca a dadi”.

 

 

 

Sulla fisica quantistica ci saranno -e ci sono- sempre grandi dibattiti. Non dobbiamo però immaginarceli solo in sede di convegni o in aule universitarie, ma anche imbastiti alle cene -per l’appunto- alle feste, e sotto forma di messinscene teatrali, come quelle elaborate ogni anno a partire dal 1929 a Copenaghen e in cui gli attori saranno i fisici stessi. I fisici ci vengono presentati come persone come noi, solo più appassionati, più attenti, più curiosi, più entusiasti del mondo strano in cui vivono: entusiasmo che si riversa immancabilmente in una straordinaria vivacità intellettiva, sostrato indispensabile per la loro acutezza di sguardo e apertura mentale.

In questo libro la Greison alterna momenti di svago e leggerezza -in cui cerca di renderci famigliari nomi che di solito incutono molta soggezione, considerati troppo inarrivabili per essere avvicinati anche solo per curiosità- a momenti più seri di esposizione della nuova fisica che proprio in quegli anni stava nascendo e che ha messo in subbuglio non solo le menti dei comuni mortali, ma prima di tutto quelle dei protagonisti che questa nuova fisica l’hanno fatta.

 

 

Se devo trovare un difetto, sta proprio nella eccessiva separazione tra questi due momenti narrativi: da una parte il libro è adatto ad un pubblico ignorante in fisica -e anzi lo solletica a farsi domande- dall’altro si rivela un po’ fuori target. Comunque delizioso.

“Ad Einstein non importava che Bohr non fosse d’accordo con lui, o che cambiasse punto di vista. Einstein, semplicemente, non sopportava in generale che qualcuno non fosse pronto a cambiare idea, se altri gli mostravano una situazione differente dal punto di partenza.”

 

 

Recensione di Benedetta Iussig

L’INCREDIBILE CENA DEI FISICI QUANTISTICI Gabriella Greison

 

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