L’EREDITÀ DI ESZTER Sándor Márai

L’EREDITÀ DI ESZTER, di Sándor Márai

 

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Recensione 1

Il bello di questo gruppo e’ che tu credi di fare una proposta di lettura e te ne tornano indietro
altre dieci. E’ un arricchirsi a vicenda.

Commentando, non molto tempo fa “Le braci“, ho citato “L ‘eredita’ di Eszter” e di rimando mi è stata consigliato “La donna giusta” e altri.
Letti entrambi.
Certo, l’ originalità de “Le braci” e’ indiscutibile, ma le caratteristiche dello stile di Sandor Marai permangono in queste due opere.

 

 

“L’ eredita’ di Eszter” ha la struttura più che del romanzo, del racconto lungo.
Troviamo all’inizio la donna, che conduce una tranquilla esistenza nella sua casa con relativo orto, mentre sta aspettando il ritorno di Lajos,
il vedovo della sorella che dopo venti anni ritorna da lei. (vi ricorda qualcosa?).

Lajos e’ stato – ed è – l ‘unico amore della sua vita, dovrei dire l’ unico ad aver dato un brivido alla sua ordinata e semplice esistenza.
Ma Lajos e’ l’uomo più cialtrone, esuberante e opportunista che si possa immaginare e ha dilapidato in quei vent’anni le fortune delle due sorelle.
Ora torna per convincere Eszter a vendere la casa e l’orto, cioè tutto ciò che le è rimasto.
Durante le manovre dell’uomo il brivido lo prova il lettore e vorrebbe dirle: ” Eszter, apri gli occhi,
tieni duro”.

 

 

Ma siccome l’animo umano è molto più complesso e contraddittorio di quanto può sembrare, facendo un esercizio di equilibrismo,
a me, commentatrice peregrina, viene di associare questo amore infelice, da cui comunque ella trae vitalita’, alle braci a cui si
“scaldavano” i nostri anziani amici.

Quale decisione prenderà Eszter?

Per la lentezza e la profondità della scrittura,
il volume, come altri di questo autore va affrontato con un certo impegno, ma le lettrici/ori di Sandor Marai non hanno di questi problemi.

Recensione di Ornella Panaro

 

Recensione 2

“Il destino, quando apre una porta, ne chiude un’altra. Dati certi passi avanti, non è possibile tornare indietro”.
VICTOR HUGO

“La piccola forza che occorre per spingere una barca nel fiume non deve essere confusa con la forza di questo fiume che da allora in poi la porta”.
FRIEDRICH NIETZSCHE

“Non so che cosa mi riservi ancora il Signore. Ma prima di morire voglio narrare la storia del giorno in cui Lajos venne per l’ultima volta a trovarmi e mi spogliò di tutti i miei beni.”

 

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La vicenda comincia con Eszter, protagonista e narratrice della storia, che riceve un telegramma che la informa dell’imminente ritorno di Lajos.

Lajos, scomparso vent’anni prima. Lajos, l’uomo che amava ricambiata e che invece sposò sua sorella. L’uomo che l’ha privata di tutta la sua eredità, un eterno e impenitente bugiardo, abile giocatore e manipolatore, uomo dall’irresistibile fascino che ha sempre esercitato, grazie alla sua personalità, un’influenza magnetica impossibile da evitare. Nella sua sfacciataggine,nella sua arroganza, nella sua totale pochezza di uomo è uno dei personaggi che fanno più rabbia nella storia della letteratura, un vero millantatore. Come sempre, Márai prepara un palcoscenico dove pochi attori recitano la loro parte, i dialoghi legano i personaggi e gli eventi che riemergono dal passato, i silenzi sono espressione di emozioni mai esplicitate completamente e l’attesa è il filo conduttore che avvolge l’intera narrazione (Le Braci). Ma perché sarà tornato?

A Lajos sono rimasti solo i debiti da pagare, che sono ciò che spinge Lajos a tornare da Eszter per chiederle l’ultimo sacrificio: la sua casa e il giardino, l’unica cosa che le è rimasta.

Lui dice di voler sistemare tutto, di completare ciò che è rimasto in sospeso perché “esiste una specie di regola invisibile per cui ciò che si è iniziato un giorno prima o poi si deve portare a termine”..

Lajos le ricorda di non aver avuto coraggio, di non aver saputo intraprendere l’avventura di un amore vero. “Non basta amare qualcuno. Bisogna amare con coraggio. Bisogna amare in modo tale che nulla, né ladri né influenze esterne né leggi umane o divine, possa interferire con questo sentimento. Noi due non ci siamo amati con coraggio… Ecco qual è stato il guaio.”

Eszter capisce che il tempo ha disposto tutto nell’unico modo possibile e a lei tocca solo acconsentire e chiudere il cerchio degli eventi, a completare ciò che è incompiuto,a chiudere ciò che è ancora aperto.

Ecco perchè firma il contratto “Capisce di che si tratta? Perché io l’ho capito, finalmente… L’ho capito talmente bene che ho deciso di dare questa casa a Lajos e a Éva; gliela darò perché mi sento in debito verso di loro… Tutto ciò che posseggo ancora, lo devo a loro… E poi qualcosa accadrà». “… “alla fine capirà che tutto doveva accadere esattamente nel modo in cui è accaduto, sia vent’anni fa che oggi.Credo che queste cose possano comprenderle veramente soltanto le donne, quando non sono più tanto giovani e non si aspettano più nulla dalla vita… Quelle come me e Nunu»”.

Eszter sa anche di non aver avuto coraggio. Né per vivere fino in fondo l’amore per Lajos, né per dimenticarlo davvero.

“Se io, vent’anni fa, fossi stata veramente saggia e sincera, un bel giorno sarei fuggita da questa casa a notte fonda insieme a Lajos, il fidanzato di mia sorella, quel falsificatore di cambiali, bugiardo recidivo e feccia dell’umanità, come direbbe Nunu che ama le espressioni fiorite.”

La storia d’amore di Eszter è tanto commovente quanto irritante, incomprensibile quanto logica.

Questo bellissimo romanzo non contiene una parola di condanna. A Marai non interessa processare, giudicare, assolvere.Gli interessano i molteplici colori con cui il destino si disvela e lui, da bravo pittore, ne dipinge le trame più recondite. Lo stile è caldo e avvolgente, la scrittura penetra nei più profondi meandri della psiche umana per scandagliarne la solitudine, il dolore, la follia, il senso dell’attesa,la paura di vivere.

Lo scrittore pone una fiducia cieca nel destino, crede che lassù in qualche posto nelle stelle, le cose si aggiustino secondo una legge universale alla quale non ci si può opporre (“Gli amori infelici non finiscono mai”); io però credo nelle scelte che si fanno, nella possibilità di cambiarle con un atto di volontà, di poter almeno influire sulla nostra vita. Se fossi una donna , cosa avrei fatto al posto di Eszter? Avrei avuto uno scatto di orgoglio e mi sarei ribellata o avrei accettato supinamente il volere del fato? Forse non possiamo giudicare con gli occhi di oggi le cose d’altri tempi.

Recensione di Cosimo Aprile

 

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