LE STANZE BUIE Francesca Diotallevi

LE STANZE BUIE, di Francesca Diotallevi (Neri Pozza – ottobre 2021)

 

La vicenda di questo romanzo si apre nei primi anni del Novecento con un’asta a cui partecipa l’ottantenne maggiordomo Vittorio Fubini che riesce ad aggiudicarsi, con un certa emozione e gioia dolente, un oggetto che per lui ha un enorme significato affettivo e amoroso.

Da qui parte un racconto a ritroso nel tempo (quarant’anni prima) e lo stesso maggiordomo si trova a lavorare presso i conti piemontesi Flores, composto dal padrone Amedeo Flores, la moglie Lucilla, la figlia Nora, la governante e la servitù. In questa dimora isolata fra le Langhe il seppur giovane Vittorio, ma conscio della sua solida esperienza, cerca con rigore e severità (così come è la sua personalità, razionale e fredda) di “mettere in riga” camerieri e governante. La scelta di andare in quel luogo non è stata semplice, ma è stato spinto da un dovere morale e non può tornare indietro.

Lontano dalla sua amata Torino, in una dimora avvolta da un silenzio assordante sarà risucchiato, come una tempesta di neve, in un vortice di sentimenti che lo sconquasseranno, lo turberanno come non mai prima e la sua vita non sarà più la stessa.

Con una scrittura ipnotica e attraente la scrittrice Francesca Diotallevi mi ha condotto in un vicenda fosca e gotica, che ricorda lo stile inglese ottocentesco. Ha illuminato i meandri più bui dell’animo umano, le più bieche bassezze, lo smarrimento più assoluto, la violenza psicologica, il non detto e il dire troppo, l’amore struggente e l’ abbacinante bellezza della natura.

Con questo romanzo e tramite Vittorio e il suo viaggio nell’esistenza la scrittrice dona originalità ad una vicenda che non è solo fatta di rumori sinistri, luci baluginanti inquietanti, presenze paurose, chiaroscuri e penombra ma è anche altro. È prima di tutto coraggio, spinta al cambiamento che diventa salvifica per lo stesso protagonista e poi di quelli che gli sono accanto. Ciò che è stato un tempo non è più ora e ciò che è ora ha il viso dolce di Lucilla.

La narrazione ha una spinta evocativa fortissima e viaggia su un doppio binario: quello dello struggente ricordo e la comprensione di guardare oltre.

Nella penombra ho scoperto con vorace curiosità una storia terribile in cui Vittorio diventerà, suo malgrado, protagonista assoluto. Le stanze buie di quella casa nascondono segreti e atroci verità e i silenzi che l’avvolgono nascondo l’infruttuosa incomunicabilità tra esseri umani che in un estremo dolore fingono di recitare una parte; ma il protagonista un po’ alla volta si accorge che sotto quella recita teatrale c’è uno sguardo che guarda l’abisso, che quelle parole annegano nella rassegnazione. Vittorio osserva e annota nella mente, ma essa stessa si lascia turbare e suggestionare da ciò che avviene fra luoghi aristocratici ricolmi di suppelletti, divani, lampadari, specchi, toilette da signora, camini, servizi da tè, gingilli, vestiti scintillanti, guanti, cappelli, quadri quasi a soffocare gli abitanti della villa, rendendoli progionieri delle loro stesse proprietà.

Inoltre leggendo questo romanzo per me così intenso, ho riflettuto su cosa possono essere quelle stanze buie nella nostra esistenza, come chiave di lettura della stessa vicenda. Le apparenze che caratterizzano la quotidianità coprono molto spesso, con una spessa coltre, ciò che la realtà sottende e la rendono invisibile. È con estremo coraggio allora che si deve andare alla ricerca delle essenze delle cose, in qualche modo perdendoci nelle nostre “stanze buie”, nei nostri non detti, nei nostri incompiuti esistenziali per ritrovarci e ancora con coraggio altrettanto forte per non cacciare sotto il tappeto la polvere, non mettere sotto la sabbia la testa ma affrontare le nostre piccole e grandi paure e guardarle in faccia. Solo così possiamo spostare le tende e far entrare luce e nuova aria per affrontare la vita che ci insegue.

Lascio a voi scoprire da quali terribili misteri è avvolta la tenuta e di come l’inossidabile Vittorio Fubini abbia dato un valore aggiunto alla sua esistenza.

Buone letture a tutti!

Recensione di Elisabetta Baldini
LE STANZE BUIE Francesca Diotallevi

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