LA SETTIMANA BIANCA Emmanuel Carrère 

LA SETTIMANA BIANCA, di Emmanuel Carrère

Nicolas viene portato dal padre nello chalet di montagna in cui i suoi compagni hanno cominciato il giorno prima a godersi la settimana bianca. Visibilmente morto di vergogna per essere stato accompagnato e non essere andato in pullman con i suoi coetanei, il bambino non vede l’ora di salutare il padre e, nel farlo, dimentica di portare con sé lo zaino con dentro tutto l’occorrente per trascorrere i giorni in montagna.

Questo momento rappresenterà per Nicolas un punto di non ritorno e segnerà per sempre la sua vita.

L’attesa di veder tornare il padre con lo zaino scatena nel bambino una serie di fantasie sul perché non è tornato indietro a riportarglielo: avrà avuto un incidente? Si sarà dimenticato di lui? Eppure sapeva che in quello zaino Nicolas aveva tutta una serie di cose che gli avrebbero permesso di dormire bene la notte, che lo avrebbero fatto stare più tranquillo…invece del padre neanche l’ombra.

Il questo lasso di tempo in cui il lettore non sa che fine abbia fatto il padre, l’autore ci mostra tutte le fragilità di Nicolas: un bambino insicuro, che cerca di farsi amico il “capetto” del gruppo raccontandogli storie terrificanti sul lavoro di suo padre pensando così di tenerlo a bada. Un bambino che fugge dalla realtà anche a costo di rimetterci la vita, perché affrontare la verità è dura e il pensiero di essere deriso è troppo doloroso. Meglio passare per qualcuno che non si è, che far vedere un lato di sé che probabilmente non piacerà a nessuno… E, come se questo non bastasse, la scomparsa di René farà nascere in Nicolas la curiosità di sapere cosa realmente gli è accaduto. Una curiosità che lo porterà, suo malgrado, a fare i conti con la dura realtà.

Il libro fa emergere la difficoltà di dover crescere come “il figlio di…”, portandosi un fardello non suo, ma ereditato.
Si tratta di un punto di vista diverso, che solitamente passa in secondo piano.
Sono contenta che l’autore abbia dato voce a chi queste situazioni le subisce, anziché viverle, perché subire non significa “viverle meno”, ma viverle da un’altra prospettiva che può essere comunque intensa, profonda e meritevole di attenzione.
Concludo col dire che Carrere non delude mai: penso che potrebbe scrivere di qualsiasi cosa, anche di astrofisica, che la lettura scorrerebbe fluida e leggera come sempre.
Consigliatissimo.
Buona lettura

Recensione di Marina Manigrasso

LA SETTIMANA BIANCA Emmanuel Carrere

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