La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga​ ​- Il poliziotto Harry Hole (Jo Nesbø)

La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga​ ​- Il poliziotto Harry Hole (Jo Nesbø)

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HARRY HOLE

Harry Hole è il personaggio principale di una serie di  romanzi polizieschi, nato dalla mente dello scrittore norvegese Jo Nesbø.

 

Nel panorama degli scrittori nordici Nesbo occupa un posto di primissimo piano, così come le vendite ampiamente dimostrano.

I suoi romanzi sono pubblicati in quarantasei lingue.

In una intervista ha detto che quando scrive prosa gli piace sentirne il respiro, legge a voce alta le pagine appena affidate alla carta proprio per sentirne il ritmo, la musicalità.

Il suo luogo del cuore per scrivere sono aeroporti e bar, in mezzo alla confusione, tra le persone. A casa si è fatto costruire una enorme scrivania, è dotato di tutti i comfort, ma quello è l’unico luogo in cui scrivere proprio non gli riesce.

 

I romanzi sono ambientati per lo più ad Oslo, ma anche in luoghi esotici come Australia, Congo e Hong Kong, dove  ha fatto lunghi viaggi ed esperienze dirette e vissuto avventure estreme. Affinché i racconti fossero quanto più verosimili possibile.

 

Harry Hole  della anticrimine di Oslo è specializzato in serial killer.

Implacabile e tormentato ha conquistato il cuore dei lettori di tutto il mondo.

 

Di Hole Nesbø dice che ormai lo considera il suo fratello gemello.

E chissà che non gli somigli davvero anche fisicamente.

 

 

 

Il cognome, “Hole” che significa “buco” in norvegese, vuol proprio far riferimento alla sua capacità di entrare nelle menti criminali più efferate.

O forse è semplicemente dove si trova intrappolato insieme al suo infedele compagno, l’alcol.

 

Centonovantadue centimetri di altezza, sotto i quarant’anni quando lo conosciamo. Setto nasale diritto, labbra morbide, quasi femminili, in contrasto con gli altri tratti del suo volto duri e maschi, capelli biondi a spazzola, clavicole in evidenza, espressione spesso torva dovuta alla solita notte popolata da incubi.

Non un bell’uomo, almeno non nel senso classico del termine.

Ma ha qualcosa di speciale. Gli occhi, lo sguardo, onesto, aperto, naturale e dolce; di una persona di cui ci si può fidare. Dr. Martens ai piedi.
Per i colleghi è un lupo solitario, un alcolista, l’enfant terrible del reparto e tuttavia il miglior investigatore del settimo piano.

Le sue debolezze lo caratterizzano e lo temprano.

Ce lo fanno amare e odiare allo stesso tempo rendendolo umano.

Occhiaie che cerca di mascherare con una doccia calda, asciugamano e colazione consumata nel suo piccolo appartamento in Sofies Gate, e diventa Hole dell’anticrimine di Oslo.
Il primo saluto quando entra in ufficio è per la Società dei Poliziotti Estinti: Ellen Gjelten, Jack Halvorsen, Bjarne Moller. Restano i suoi unici, veri amici.

 

 

 

 

I personaggi che gli vivono accanto non sono figure secondarie.

Bjarne Moller l’amico di sempre, Tom Waaler collega odiatissimo, Beate Lonn collega fidatissima, Stale Aune consulente psicologo, Bjorn Holm amico e tecnico della polizia scientifica, Oystein Eikeland tassista amico, Rakel Fauke grande amore,

Ellen sua fidata partner, Oleg il suo figlioccio, Halvorsen collega, Gunnar Hagen il capo, Katrine Bratt agente dell’Anticrimine, Mikael Bellman sua antica nemesi.

 

 

Li ritroviamo in diversi romanzi e ci diventano familiari.

Le loro vicende ci sorprenderanno.

 

La sua vita personale si interseca con ciascuno di loro, riscuotono le simpatie in chi legge, i risvolti che le trame prendono lasciano il lettore di stucco prima e ferito poi.

Harry insegue un sogno che sembra sempre lì per realizzarsi ma gli eventi che accadono contribuiscono ad allontanarlo con nostro grande dolore.

Siamo totalmente in empatia con questo folle personaggio.

La narrazione delle sue vicende personali si scontra con gli eventi cruenti che finiscono per trascinarlo in un vortice infernale di morti violentissime.

Ne resterà spesso gravemente ferito nel fisico come nell’animo.

Appare difficile analizzare le situazioni distintamente perché tutto appare come un enorme inseguimento.

Stare alla larga dai guai non gli riesce benissimo, le indagini, le storie, le vite altrui lo risucchiano, tutto diventa un pericolo, nessuno è al sicuro, lui in primis.

L’autore ci ha abituati a conoscere l’uomo prima, il poliziotto poi.

Ma è l’uomo a preoccuparci.

Solo quando arriva lui l’indagine vera inizia.

Tutto ciò che lo riguarda diventa esageratamente complesso e pericoloso, e questo genera in chi legge e ha imparato a volergli bene un istinto di protezione perché ogni volta sembra sempre davvero l’ultima, è spietato nei confronti di se stesso.

La sua follia è anche la sua guida.

 

 

 

Alcuni romanzi sono giudicati particolarmente coinvolgenti dal punto di vista della brutalità alla quale assistiamo, Nesbo stesso in una intervista ammette:

 

“Il leopardo ha ricevuto pesanti accuse di violenza eccessiva. Sono andato a rileggermi alcuni passi alla luce di quelle critiche e in effetti molte di quelle scene erano gratuite, forse mi sono lasciato prendere la mano dal fatto che sapevo scriverle così bene”.

 

Il talento di Nesbo è stato creare un personaggio incredibilmente affascinante e incurante del pericolo che rasenta la follia, riuscire a rendere i dolori che lo dilaniano come fossero reali, trasferire la sue sofferenze nei lettori. Il suo veleno, il jeam ben sembra ubriacare anche noi.

Perché Hole è un alcolizzato.

Questo deve essere ben chiaro.

E’ la debolezza nella quale ricade sempre.

L’appartamento di Sofies gate perennemente affollato dalle bottiglie che rotolano sul pavimento, il non ricordare nulla di ciò che è accaduto nelle ore precedenti, il ripromettersi che non accadrà più, promesse non mantenute neanche a Rakel…

“Dove accidenti sono?”

“Per tutta la vita sono stato circondato da persone che mi vogliono bene. Non mi è mai stato negato niente. Per farla breve, non so perché sono diventato quello che sono diventato. … Un alcolizzato.”

 

 

 

Oslo così oscura, avvolta nel buio, nel gelo, nella neve ben si accompagna alle uccisioni e alla sua anima tormentata.

In centro c’è parecchia prostituzione e droga: è una delle peggiori piazze europee per l’eroina, ed è facilissimo procurarsela.

Questo anche grazie al narcotraffico russo ed ex jugoslavo.

 

Nesbø sembra voglia raccontare svelando subito tutto, ma è un errore di valutazione perché più si procede nella lettura e più tutto diventa l’opposto di ciò che appare. Nulla è ovvio ne’ scontato e la capacità di creare suspense è la sua caratteristica più significativa. Bisogna arrivare per forza alla fine del racconto affinché tutti i tasselli si posizionino esattamente al loro posto. E’ una capacità eccezionale di questo scrittore che non si smentisce mai. Finale sorprendente sarebbe sminuire. Pensiamo puntualmente che più di così non potrà accadere, e siamo ogni volta smentiti. Restiamo sempre sorpresi. Non tutti i romanzi sono alla stessa altezza, alcune storie sono meno interessanti di altre, ma la lettura non delude mai.

E’ una fame di conoscenza, per sapere di più, l’attaccamento morboso nasce immediatamente.
Pochi minuti con Hole e sei già tutt’uno con lui e con i suoi pensieri. Sei nella sua testa e nei suoi ricordi.
Ottocento pagine possono sembrare difficili da digerire ma invece volano via una dietro l’altra, tutta la lettura risulta una ripartenza continua. Quello che sembrava certo è già diventato passato.

 

E’ un fatto che chi scrive sia una nesbiana persa. Sorprende che leggendo le avventure e disavventure di questo personaggio così dannatamente freddo e distaccato da tutto e tutti, le sensazioni suscitate dalla lettura sono le stesse dell’ascolto della musica rock, che penetra con la sua fredda dolcezza, riscalda i sensi, esalta e commuove allo stesso tempo perché evoca sensazioni uniche, di piena soddisfazione; la senti sulla pelle e con tutti i tuoi sensi.
Harry Hole appare l’alter ego di questi suoni. Tutto ciò che lui vive esce dalle pagine e prende forma, le sue emozioni non solo più solo le sue: soffri con lui, piangi con lui, rifletti con i suoi pensieri, godi con lui, gli parli, sei nella sua testa; Hole esce dalle pagine e prende forma; la lettura ti conduce lì dove lui vuol portarti. Non ha bisogno di essere simpatico, non gli interessa conquistarti, tutto ciò accadrà inesorabilmente. Perché se la lettura ha anche uno scopo di condivisione, Nesbo questo scopo lo raggiunge avvolgendoti in paesaggi e atmosfere che riesce senza fronzoli a raccontarti e che se pur di ghiaccio non ti fanno sentire freddo.
Si, è proprio come il più intramontabile dei brani rock.

 

 

 

“La natura umana è una grande foresta buia.”
Semplicemente, abbiamo intrapreso il viaggio..

 

La prosa è subito riconoscibile. Partenza a rilento, faticosa, è come essere sulle montagne russe. Si sale piano ma poi si arriva alla caduta libera, velocissima, spesso rovinosa. Travolgente. A volte sconvolgente. E succede che le emozioni si liberino con copiose lacrime. Perché non puoi tenerle. Perché la bravura sta’ proprio nel trascinarti dentro. Non puoi sfuggirgli. Non puoi distrarti. E’ molto facile perdersi. I continui salti temporali, i collegamenti a romanzi precedenti, i nomi dei personaggi che appaiono spesso uguali tra di loro a volte spiazzano. Non è una lettura da portare avanti con superficialità. Se vuoi che alla fine tutto, o quasi, appaia chiaro.

 

Nesbø ha dato vita a un personaggio che è entrato nell’immaginario collettivo di una platea immensa di lettori, ogni nuovo romanzo è una spasmodica attesa, incuriosisce pensare cosa altro sia possibile inventare, quali rocambolesche azioni potrà commettere, in quali guai riuscirà a cacciarsi, se anche questa volta riuscirà a mettersi in salvo e a che prezzo, ma soprattutto preme sapere se i suoi fantasmi lo lasceranno in pace.

 

È un po’ come nella musica. Non saprei spiegare, ma alla fine vorrei rimanesse un’emozione, una commozione.”
Jo Nesbo

 

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