La narrativa gialla vista dalla parte di chi indaga: Il Commissario Luca Botero, ribattezzato Amish dai suoi colleghi (Paolo Roversi)
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Il Commissario Luca Botero, detto Amish
PROFILO LUCA BOTERO Nato dalla penna di Paolo Roversi, giallista ed esponente del cosiddetto noir metropolitano, il commissario milanese Luca Botero fa la propria comparsa nel 2023 all’interno del romanzo “Alla vecchia maniera”, primo dei tre casi della serie con protagonista il commissario “Amish”, nomignolo che i colleghi gli hanno affibbiato. La particolarità di questo personaggio consiste, infatti, nell’essere affetto da tecnofobia: sebbene viva e lavori nel 2015 a Milano, Botero non possiede la televisione, non prende mezzi pubblici eccetto il tram, non utilizza nessun apparecchio elettronico prodotto dopo il 1980, tablet, smartphone, schermi a led e computer gli provocano le convulsioni.
Fisicamente, è un gran bel tipo, conteso dalle due colleghe: alto, con iridi verdi e magnetiche, riccioli castani e basette anni Settanta; spesso indossa un trench che accentua la sua figura slanciata, e occhiali da sole “alla Ray Charles” – come direbbero i colleghi; ai piedi calza un paio di Church’s lucide. Ha abitudini particolari: non fuma, non beve superalcolici, cucina da solo tutto ciò che mangia, affidandosi ciecamente alla sua “Bibbia in cucina”, “Il cucchiaio d’argento”; ama il caffè fatto con la Moka, una sorta di rito per lui. Odia però mangiare in compagnia, perché detesta vedere gli altri masticare: bocca aperta e rumori fastidiosi lo disturbano. La sua più grande passione è l’Inter. Il metodo d’indagine di Botero, alla Sherlock Holmes, si basa sull’osservazione e sulla deduzione: grazie a ciò che vede, riesce ad inquadrare le persone, perché – a suo dire – “i gesti e la prossemica raccontano molto più di quello che crediamo”.
Si affida ciecamente a ciò che può essere osservato, misurato e dimostrato. Ha un talento unico, un istinto infallibile che compensa il suo deficit digitale, motivo per cui non c’è un solo caso che non abbia risolto da quando è a capo della squadra Alfa. Nei periodi in cui indaga attorno ad un caso, trascorre notti insonni: “la sua mente macina senza sosta, giorno e notte, finché o risolve il caso o va in tilt”. Possiede una potente memoria eiedetica, un archivio sterminato, una sorta di “magazzino di vecchi giornali investito da una piena: molte cose sono andate perdute per sempre, altre si sono salvate, ma non gli sono di grande utilità”. Da cinque anni, infatti, ha perso parte della memoria del passato, e la sua vita è in larga misura senza ricordi. Responsabile di questa sua condizione, oltre che della sua avversione per la tecnologia, è il criminale terrorista Jacek Kaminski, la sua nemesi e il suo focus, cui non riesce a non pensare, anche perché Kaminski gli ha promesso di ucciderlo, ma non subito: prima vuole “giocare” un po’ con lui…
Botero non ha famiglia, ma in passato l’ha avuta ed era pure stato felice, come si intuisce nel terzo volume della serie, dove diversi ricordi del passato e dell’adolescenza affiorano. Innanzitutto, quello del padre e dell’ultima vacanza con i genitori, risvegliato dalla Mercedes 500 SL, color grigio metallizzato, classe 1985, elegante e potente, una sorta di macchina del tempo e un toccasana per la sua mente, automobile che il padre gli aveva lasciato pochi mesi prima di morire. Poi quello della madre, riacceso dalla vista di Piazza Fontana, dove Botero si ritrova il giorno 12 dicembre, anniversario della strage: ogni anno, in quell’occasione, la mamma lo portava lì a posare un fiore in memoria delle vittime e gli raccontava che, quando era scoppiata la bomba, lei era incinta di lui e si trovava alla Rinascente per le compere natalizie. Nonostante non abbia più accanto i genitori,
Botero non è solo, ha una squadra, la squadra Alfa, composta da Camilla Farina, Dario Piras, Michele Ferrara e … Roberta Cattaneo, con cui il legame era stato speciale, sebbene il commissario non ne conservi chiara memoria … lui e i colleghi lavorano in un’ex caserma milanese ribattezzata “Cortina di ferro” perché, dopo averne varcato la soglia, “si ha la sensazione di abbandonare il presente per immergersi in un’altra epoca, quando l’Europa era divisa da un muro”, e, allo stesso modo, anche i membri della sua squadra sembrano reduci di un Paese dell’Est. Oltre ai colleghi, ci sono l’inseparabile Duca, un meticcio dal pelo bianco, e l’amico Domenico, di professione tranviere, che rappresenta “la memoria storica del commissario, colui che gli restituisce ricordi perduti, dettagli del passato che Botero non riesce più a raggiungere”, e l’unico che possa regalargli il sollievo del sonno, indispensabile per recuperare la lucidità necessaria per sciogliere i misteri su cui viene chiamato ad indagare.
Di Valentina Ferrari
ALLA VECCHIA MANIERA Paolo Roversi


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