La metà pericolosa – di Silvia Volpi – Terza puntata

La metà pericolosa silvia Volpi Terza puntata

La metà pericolosa – di Silvia Volpi  

 

Com’è entrato l’assassino nello studio legale Tornabene? La polizia raccoglie i primi indizi mentre i clienti del salone GialloKakao riportano singolari confidenze.

“La metà pericolosa” è un giallo inedito a puntate scritto da Silvia Volpi

e che ci accompagnerà durante l’estate su unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

 

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Terza puntata

 

Il portachiavi era ricavato in una nicchia nel muro chiusa con uno sportellino di legno. Bastò aprirlo per verificare che mancavano due mazzi, il primo in alto a sinistra e l’ultimo in fondo a destra. Cardone aveva notato che gli appendini erano vuoti in tutte e due le posizioni.

Il commissario Tettanuzzi smise di fissare la scrivania dov’era rimasto ancora un orologio da tavolo. “Se l’avvocato ha aperto al suo assassino vuol dire che lo conosceva, se invece l’assassino aveva la chiave o qualcuno gliel’aveva consegnata o potrebbe averla rubata”.

“Oppure era nel diritto di possederla” aggiunse il collega.

 

 

Cinquantenne filiforme, una zeppola importante che gli faceva strascicare le parole con la esse, l’ispettore Ilario Cardone si allontanò dal suo capo per raggiungere la finestra. “Difficile arrampicarsi, non c’è nemmeno un terrazzo da questa parte”.

Sul viale Milton, i rilievi nell’ufficio dell’avvocato Sante Tornabene erano a buon punto.

Il telefonino del morto era stato trovato nel primo cassetto sotto la scrivania, la scientifica aveva già avvolto il computer nel cellophane pronto per essere portato via, come pure la valigetta di pelle che il legale aveva abbandonato sul divanetto dello studio. Un poliziotto stava radunando alcuni fascicoli presi dai ripiani di mezzo della libreria. Il novanta per cento del lavoro dell’avvocato ormai era legato a pratiche assicurative, richieste di risarcimento arenate nelle maglie della burocrazia, fotocopie di contratti e allegati di varia natura fra cui cartelle cliniche, mappe stradali, bozzetti di disegni, planimetrie e pure qualche locandina. Tutta roba di un certo peso specifico che la polizia stava impilando in scatole di cartone da sigillare con il nastro giallo.

“Sono mica sassolini” fece Cardone con le esse incagliate nei denti. Si asciugò la fronte.

 

 

Se c’era una cosa a cui Cosimo Guanti non sapeva resistere erano gli enigmi. Se un fatto all’apparenza sembrava senza senso e soprattutto non aveva una valida spiegazione, il barbiere di via delle Ruote ne rimaneva incuriosito e non riusciva a smettere di pensarci finché decideva di volerne sapere di più.

Quando era venuta fuori la notizia di un cadavere scoperto due viali più in là del GialloKakao, Cosimo si era sentito come un corridore piegato sui blocchi di partenza, con l’adrenalina pulsante nei muscoli in attesa del via.

Di solito non si trovava mai da solo a sbrogliare la matassa e anche questa volta dal reparto tinto di rosa e glitter lo aveva raggiunto la sua collega con una spazzola in una mano e lo spray disinfettate nell’altra.

“Ci vuoi andare te dalla commercialista?” domandò Rebecca con le mani sui fianchi. “Non ti leverei mai questa soddisfazione!”.

 

 

Cosimo si fregò le mani: “Ovvia, c’è un morticino che c’aspetta”.

“Lo so io chi m’aspetta a casa, bello Franceschino, tutto l’amore della su’ mamma”.

Per Rebecca e Cosimo era spesso un gioco di sguardi. Intensi, complici, sornioni.

Lei era una lettrice di gialli fin da ragazzina e aveva scoperto di essere dotata di una certa sensibilità investigativa da quando aveva conosciuto Cosimo, il collega della barberia accanto.

“Mi metti sempre in qualche situazione del cazzo” disse una delle prime volte in cui si ritrovò, di sera, nascosta in un parcheggio a pedinare un muratore sospettato di aver ucciso la fidanzata.

“E’ la curiosità che mi tiene in forma, Rebecchina bella. E se qui c’è sempre gente allegra un po’ di merito è anche mio”.

Cosimo Guanti aveva due certezze nella vita, il cane Lungo e la moto. Il boston terrier con il manto nero e bianco si era adattato alla perfezione ai tempi di lavoro del suo padrone: approfittava delle pause tra un cliente e l’altro per gironzolare tra le poltroncine della barberia e per il resto se ne stava immobile e disteso nella cuccia ai piedi della pedana, tra la postazione di lavaggio e lo sgabuzzino delle scatole di shampoo.

 

 

Poi c’era la Yamaha, una Drag Star comprata d’occasione e conservata in garage come una reliquia in chiesa. Cosimo lucidava ogni centimetro cromato, impiegava ore a leggere i forum specializzati in revisioni e messe a punto delle due ruote e alle prime belle domeniche di primavera partiva la mattina presto per i suoi giri e non c’era verso che rientrasse prima di sera.

“Ovvia, per il finesettimana le previsioni del tempo sono buone. Speriamo che non ci siano rotture di coglioni” fece accomodandosi sulla poltroncina con il telefono in mano.

Alla fine della giornata di lavoro, pulito il locale e riordinati gli attrezzi, Cosimo schioccava due dita per far avvicinare Lungo, unico ascoltatore della rassegna stampa serale di GialloKakao.

“Vediamo un po’ cos’è successo oggi” diceva scrollando i titoli di Perlacronaca.it, sito di news tra i più letti.

Nella sezione dedicata alla città di Firenze il primo titolo era dedicato all’omicidio di viale Milton. Il barbiere biascicò qualche riga in cui si dava la notizia dell’uccisione di Sante Tornabene,  poi rallentò la velocità di lettura e alzò la voce per richiamare l’attenzione di Rebecca che stava rassettando il suo reparto.

“Secondo il medico legale, la morte del professionista è avvenuta tra le otto e le dieci della sera precedente al ritrovamento del cadavere. Non sono stati rilevati segni di colluttazione sul corpo di Tornabene né forzature a porte e finestre dello studio legale in cui lavora un’unica impiegata. Al momento non risultano testimoni oculari e gli inquirenti escludono il gesto volontario soprattutto perché non è stata rinvenuta l’arma del delitto, probabilmente una pistola. La squadra mobile di Firenze si sta occupando del caso che al momento presenta tutte le caratteristiche di un giallo: com’è entrato il killer? Possedeva la chiave o è stato il professionista ad aprire la porta?”.

 

 

Alzando lo sguardo nello specchio, vide Rebecca appoggiata al banco della cassa con le braccia incrociate.

“Te l’ho detto, è il caso che tu vada a portare quei documenti alla commercialista”.

“Rebecchina bella, domattina vado io dai Bonini a sistemare i fogli per la banca. E già che ci sono, porto anche le paste per la colazione, tanto per entrare un po’ più in confidenza”.

“A proposito, sai cos’ha m’ha raccontato quella dell’edicola?”. Pareva distratta dallo smalto sulle unghie.

“Sentiamo”.

“Che un cliente le ha fatto mettere da parte un pacco di riviste e poi non è andato a ritirarle”.

“Stronzo si chiama uno che fa così”.

“Si chiamava…” precisò lei.

Cosimo tirò su le sopracciglia. “Non cambia la sostanza”.

“Sante Tornabene, si chiamava”.

Mentre abbassava la serranda del negozio, Cosimo Guanti sentì la sirena di una volante della polizia che si allontanava su via Santa Caterina. Era già qualche giorno che il suo amico poliziotto non andava a farsi scontornare il pizzetto.

 

 

Appuntamento alla prossima puntata

 

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L’autrice

Silvia Volpi è giornalista e scrittrice e vive a Pisa. E’ autrice del giallo “Alzati e corri, direttora” (Mondadori), con cui ha ricevuto il premio come migliore esordiente a Giallo d’Amare 2019, secondo QLibri è tra i migliori dieci esordi del 2019.

Tiene corsi di scrittura, si occupa di public speaking e comunicazione, è segretaria di redazione al Tirreno.

Sui social: pagina facebook @silvia.volpi.autrice; Instagram @silviavolpi_sv

Per leggere e acquistare “Alzati e corri, direttora” nelle librerie e online cliccando QUI

Il sito internet dell’autrice è  silviavolpi.it

Silvia Volpi
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