La metà pericolosa – di Silvia Volpi – Seconda puntata

La metà pericolosa di Silvia Volpi - seconda puntata

La metà pericolosa – di Silvia Volpi

 

L’avvocato Sante Tornabene è stato trovato morto nel suo studio da una giovane impiegata. Nel centro di Firenze, la polizia cerca di capire cos’è successo e la notizia passa anche dal salone GialloKakao.

La metà pericolosa” è un giallo inedito a puntate scritto da Silvia Volpi

e che ci accompagnerà durante l’estate su unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

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Seconda puntata

 

Bianca Bellamini aveva da poco compiuto venticinque anni e da quasi due faceva l’assistente nello studio legale di viale Milton, dalle parti di piazza della Libertà. Dopo qualche tentativo di studiare da maestra elementare, aveva accettato di lavorare con l’avvocato Sante Tornabene, rimasto solo da quando la moglie, nonché segretaria, archivista e tuttofare dello studio, lo aveva lasciato.

Che non aveva a che fare con un tipo facile, Bianca se ne accorse quasi subito: filava tutto liscio la mattina e fino a metà pomeriggio. L’avvocato scolava la prima birra verso le cinque, prima di ricevere un cliente, un’altra al termine dell’incontro e poi andava avanti a forza di bicchierini di amaro di Sillano, un distillato di erbe che faceva arrivare dalla Garfagnana.

 

 

Quando Sante Tornabene usciva dal suo ufficio aveva un percorso ben preciso e sempre uguale. Andava verso la scrivania della segretaria, apriva a due mani gli sportelli del mobile di noce, si versava un bicchierino di amaro che buttava giù in un sorso solo arretrando il capo come se dovesse ingoiare una pasticca per il mal di testa. Richiudeva le ante e tornava nella sua stanza. A volte Bianca doveva annullare l’appuntamento in fondo alla giornata, altre volte l’avvocato Tornabene ce la faceva ad arrivare fino all’ultimo cliente e quando lei usciva, ogni sera poco prima delle otto, la salutava sollevando leggermente una mano e rimanendo stravaccato sulla sedia dietro la scrivania.

Diverse mattine era capitato anche che Bianca avesse trovato l’avvocato addormentato sul divanetto dello studio, con la cintura slacciata e il primo bottone dei pantaloni aperto, accanto almeno una bottiglia vuota di whisky, le tapparelle alle finestre ancora in alto e  mai abbassate dalla sera precedente.

Quello che vide entrando al lavoro quella mattina non aveva niente d’insolito, se non la porta socchiusa dello studio di Sante.

“Buongiorno, avvocato” disse ad alta voce sistemando la giacca all’attaccapanni.

Seguì il silenzio prevedibile di chi fatica a svegliarsi, intontito da una serata di superalcolici.

“Avvocato, buongiorno” ripeté distrattamente l’assistente dando un’occhiata allo smartphone in attesa che si avviasse il computer.

 

 

Bianca si alzò sbuffando. Afferrò la maniglia e spalancò l’anta socchiusa.

Chi stava lavorando negli altri uffici affacciati sul pianerottolo raccontò di aver udito un grido di spavento. Di terrore.

Nato nel 1970 a Firenze da una famiglia di artigiani della pelle, laurea in giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode, praticantato nello studio di un amico di suo padre, un matrimonio finito e una grande passione per gli orologi d’oro, l’avvocato Sante Tornabene da qualche tempo aveva scoperto di essere un ottimo tiratore di piste. Anche la mattina in cui Bianca lo trovò cadavere, sul tavolinetto di vetro davanti al divano fu rinvenuto un sacchetto di cellophane che conteneva diversi grammi di cocaina purissima proveniente dal Sudamerica.

 

Nel salone d’acconciatura di via delle Ruote, Rebecca Vani spennellava un colore dietro l’altro mentre il suo collega del reparto maschile aveva fatto barba e capelli all’unico cliente della mattina. Con il telefonino in mano, Cosimo Guanti varcò la metà del salone per addentrarsi nell’ala con le pareti decorate di rosa cipria e glitter.

“Hai sentito cos’è successo?”.

“La Bonini ha chiamato per dire di non andare, m’aveva preparato la cartellina per la banca”.

“Si conosceva quest’avvocato?”.

Rebecca butta le labbra all’ingiù e scuote il capo.

“Ora facci subito uno dei tuoi video così vengono a cercarci anche i poliziotti”.

Cosimo è un impiccione con una certa etica. Quando si registra in video per commentare un fatto di giornata tiene sempre a precisare da dove ha preso spunto e quando ci sono di mezzo i morti è ancora più cauto.

 

 

“Da un cliente del salone, s’è saputo di un avvocato trovato morto nel suo ufficio – Cosimo si riprendeva con il telefonino appoggiato allo specchio di una postazione di lavoro – Che vi devo dire? Intanto sincere condoglianze a tutta la famiglia. Quello che mi preme raccontarvi è dell’ultimo regalo che abbiamo ricevuto qui al GialloKakao. Lo sapete, vero, che faccio il lavoro più bello del mondo? Ecco, peccato che una parte di mondo non capisca una sega, specialmente quegli ingialliti dei giapponesi. Stamani n’ho trovato un gruppetto qui davanti al negozio a farsi le fotografie intorno alla vasca con l’oleandro. Sapete quando sono andati via che ricordino c’hanno lasciato? Due rami spezzati, quelli più alti e pieni di fiori, si vede ‘he c’avevano da sistemarseli per lo sfondo della fotografia, quelle popò di teste tutte uguali. Vi saluta il vostro Guanti e mi raccomando, state bene e quando passate da Firenze venite a farvi i capelli da me. Per le signore c’è la mi’ collega Rebecca che alza un po’ le spalle quando la faccio incavolà ma con i capelli è brava per davvero”.

Il video è pronto per la pagina Facebook del Guanti: pubblica.

 

Nello studio legale Tornabene la polizia scientifica sta facendo i rilievi e il commissario Milo Tettanuzzi è arrivato quasi subito alla conclusione che chi ha sparato si è portato via l’arma. Ora si tratta di fare una certa chiacchierata con la bella e giovane segretaria dell’avvocato che per prima, e soprattutto da sola, ha trovato il cadavere.

“Mi dica, signorina Bellamini, cos’ha fatto ieri sera quando ha finito di lavorare?”.

“Sono andata a fare un aperitivo con il mio fidanzato”.

“E poi?”.

“Abbiamo litigato e mi ha lasciata da sola in piazza del Mercato”.

Tettanuzzi dondola la testa. “E dopo?”.

“Sono stata a casa fino a stamani”.

“Con chi?”.

“Da sola, commissario”.

“C’è qualcuno che la mattina presta un qualche servizio in questi uffici, che so per le pulizie o la manutenzione?”.

Bianca fece un lentissimo no con la testa.

Trafelato e con due dita nel colletto della camicia, l’inseparabile collega Cardone si avvicina a Tettanuzzi con gli occhi sgranati.

“C’è un particolare che deve sapere, commissà”.

 

Appuntamento alla prossima puntata

 

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L’autrice

Silvia Volpi è giornalista e scrittrice e vive a Pisa. E’ autrice del giallo “Alzati e corri, direttora” (Mondadori), con cui ha ricevuto il premio come migliore esordiente a Giallo d’Amare 2019, secondo QLibri è tra i migliori dieci esordi del 2019.

Tiene corsi di scrittura, si occupa di public speaking e comunicazione, è segretaria di redazione al Tirreno.

Sui social: pagina facebook @silvia.volpi.autrice; Instagram @silviavolpi_sv

Per leggere e acquistare “Alzati e corri, direttora” nelle librerie e online cliccando QUI

Il sito internet dell’autrice è  silviavolpi.it

Silvia Volpi
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