La metà pericolosa – di Silvia Volpi – Quarta puntata

la metà pericolosa di Silvia Volpi - Quarta puntata

La metà pericolosa – di Silvia Volpi

 

Si comincia a fare luce sulla vita dell’avvocato Sante Tornabene, qualche proprietà e una passione per i Caraibi. Il lavoro degli inquirenti e il giro del salone GialloKakao

“La metà pericolosa” è un giallo inedito a puntate scritto da Silvia Volpi

e che ci accompagnerà durante l’estate su unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

 

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Quarta puntata

 

Il commissario Tettanuzzi aveva dormito poco e male. Si era rigirato nel letto talmente tante volte che le lenzuola cominciavano a sperare in un’alba liberatoria. Quando finalmente la sveglia segnò le sei in punto, allungò la mano sul comodino e afferrò il telefono per chiamare Cardone.

“C’è qualcuno là fuori che se la sta godendo per aver ucciso Tornabene e noi che abbiamo in mano?”.

“Il cuscino, commissà” rispose Cardone assonnato.

Tettanuzzi fece due nomi: Marcello Soli e PizzaSubito. Li voleva nel suo ufficio.

La sera prima del delitto, l’avvocato si era sentito al telefono un paio di volte con la sua assistente, poi tre minuti con un cliente, un certo Soli che aveva un conto in sospeso per l’invalidità in seguito a un incidente. Probabilmente l’avvocato aveva poi aperto la porta a chi gli aveva consegnato la cena nel cartone e infine aveva chiamato un locale notturno della periferia di Firenze.

Ordinò a Cardone di proseguire con i tabulati telefonici e di recuperare a uno a uno tutti coloro che nelle ultime settimane avevano avuto contatti con l’avvocato.

Tettanuzzi spinse le parole nel telefono: “Voglio sapere che cazzo di vita aveva fuori dallo studio, cristo!”.

L’ispettore di polizia si trattenne qualche minuto nel letto pensando che se il suo capo lo aveva svegliato prima che facesse giorno voleva dire che il caso di viale Milton non era né semplice né vicino alla soluzione. Due cose che non gli consentivano di riprendere sonno.

 

In via delle Ruote, le stanze del salone GialloKakao erano pulite e profumate. La mattina Cosimo era solito arrivare per primo, spalancava le porte per rinfrescare l’ambiente e si faceva il caffè con la macchinetta dell’espresso. Era pronto per leggere il giornale, scorrere i titoli dei siti internet, dare un’occhiata ai social e lasciarsi cullare dal sottofondo musicale di Radio Belli.

Quando udì partire la sigla del notiziario, il barbiere aprì le orecchie. Dalla voce di Uma Luchini avrebbe gradito anche la lettura del bugiardino delle pasticche per il prurito alle gambe.

“E’ previsto per oggi a mezzogiorno il rientro delle salme dei coniugi rimasti vittima di un crollo nel parco giochi alle porte di Budapest…”.

Con il mento appiccicato allo specchio, Cosimo si spuntava i peli della barba.

“Un carico di rame di oltre venti tonnellate è stato sequestrato…”.

Rigirò l’elastico fra le dita per fermare i capelli a crocchietta dietro la nuca.

“E ora veniamo all’omicidio Tornabene”. Cosimo allargò i timpani.

“Non si trova l’arma usata per uccidere l’avvocato. Gli inquirenti stanno studiando…”.

Il cane Lungo aveva annusato un nuovo preparato anticalvizie al profumo di frutta e nel tentativo di stabilirne la bontà anche per il suo stomaco si era aggrappato con le zampe alla consolle facendo cadere barattoli e flaconcini.

“Maremma cane, proprio ora” sbottò il Guanti. Alzò il volume della radio.

 

 

“… Secondo indiscrezioni, Tornabene avrebbe avuto a che fare con un’agenzia immobiliare di Firenze e gli inquirenti hanno subito avviato le verifiche sul patrimonio del professionista che pare non stesse attraversando un periodo florido. Intanto si aspettano i primi risultati dell’autopsia per ricostruire gli ultimi momenti di vita dell’avvocato. E ora passiamo alle notizie di economia…”.

Le orecchie di Cosimo si rilassarono.

“Secondo indiscrezioni… avrebbe avuto a che fare…”. Voleva saperne di più e si ricordò di un tale che vendeva e affittava case, era anche cliente del negozio.

Non sentendosi ancora pronto per registrare il consueto video da pubblicare sulla sua pagina Facebook, decise di andare a trovare l’ispirazione sulla soglia del negozio. Infilò gli occhiali a specchio e in bocca una caramella al limone.

“Sembri un turista”.

Quando Rebecca Vani la mattina parcheggiava lo scooter vicino alla porta del salone aveva già preparato la cena, avviato lavatrice e asciugatrice, spalmato la nutella su due fette di pancarrè per la merenda a scuola di Checco, mandato giù il primo caffè, rifatti i letti e sistemata per uscire. Quindi era fuori con lo zaino di Francesco su una spalla e la sua borsa dall’altra parte.

Infilò l’ingresso del GialloKakao con il passo di Speedy Gonzales.

“Sembro un turista che si è già informato su cosa succede nel mondo”. Cosimo la seguì a qualche passo di distanza. Si mise a fissarla mentre con due colpi di phon e spazzola si riprendeva la frangia e le punte dei capelli il cui colore variava spesso. Ora era biondo.

“Sai che l’avvocato aveva un botto di proprietà?” la informò.

“Ricco? Una mia cliente che lo conosceva m’ha detto che si vestiva ‘ome uno zinghero”.

“Lo zinghero c’ha un paio d’appartamenti in città e qualcos’altro se lo dev’esse’ mangiato a forza di fa ‘i bischero”.

Nel giro dei clienti del salone, Sante Tornabene veniva fuori ora come un taccagno, ora come uno spendaccione alcolizzato.

“Secondo me gli hanno sparato perché ha fatto lo stronzo con qualche donna”. Rebecca buttò lì la sua tesi.

“Che ne sai?”.

“Una che fa l’impiegata dai Bonini m’ha detto che all’avvocato gli garbavano le puppe e una volta che aveva bevuto troppo non ce la faceva a levarselo di torno”.

“Soldi e col chiodo delle donne. Chiamalo scemo”.

Rebecca fece accomodare la prima cliente della giornata. “Prego, signora, sistemi le sue cose nel guardaroba. Sono subito da lei”.

Poi tornò dal collega per concludere. “Ti ricordi cos’ha detto l’edicolante? Tutte quelle riviste messe da parte e mai ritirate”.

Guanti apprese che Tornabene aveva un altro paio di passioni, i Caraibi e le ville.

“Giornali di turismo, economia, storia e anche geopolitica”. La parrucchiera elencò i temi delle testate come fossero ingredienti di un sugo per la pastasciutta.

“Uno che non voleva farsi trovare impreparato”.

 

 

Nell’ufficio del commissario Tettanuzzi, l’assistente dell’avvocato aveva ripetuto i movimenti compiuti la mattina del ritrovamento del cadavere. Quando le fu chiesto dei mazzi di chiavi custoditi dal suo datore di lavoro, Bianca Bellamini spiegò che nella nicchia nel muro c’erano le chiavi dell’archivio legale, copie dell’abitazione di Tornabene e anche degli altri appartamenti di sua proprietà.

“Che lei sappia, signorina, c’erano anche le chiavi dello studio di viale Milton?”.

“Certamente, una copia senza targhetta e un’altra con la scritta ufficio che a volte usava l’avvocato, quando era un po’ confuso, sa la borsa, gli oggetti, capitava che avesse bisogno di un mazzo in più”.

“Un po’ confuso…” sospirò il commissario pensando alle bottiglie di alcolici e alla polverina rinvenute nella stanza di Tornabene. “Le ha mai chiesto di consegnare le chiavi a qualcuno? O ricorda chi potrebbe averle ritirate?”.

Bianca rispose con sicurezza. “Alla moglie, più di una volta. Ma succedeva tempo fa, un bel po’ di tempo fa”.

L’ispettore Ilario Cardone ricevette un altro ordine dal suo capo: rintracciare l’ex signora Tornabene.

 

Appuntamento alla prossima puntata

 

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L’autrice

Silvia Volpi è giornalista e scrittrice e vive a Pisa. E’ autrice del giallo “Alzati e corri, direttora” (Mondadori), con cui ha ricevuto il premio come migliore esordiente a Giallo d’Amare 2019, secondo QLibri è tra i migliori dieci esordi del 2019.

Tiene corsi di scrittura, si occupa di public speaking e comunicazione, è segretaria di redazione al Tirreno.

Sui social: pagina facebook @silvia.volpi.autrice; Instagram @silviavolpi_sv

Per leggere e acquistare “Alzati e corri, direttora” nelle librerie e online cliccando QUI

Il sito internet dell’autrice è  silviavolpi.it

 

Silvia Volpi
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