LA CITTÀ DI VAPORE Carlos Ruiz Zafón

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LA CITTÀ DI VAPORE

LA CITTÀ DI VAPORE, di Carlos Ruiz Zafón

“La bellezza e la conoscenza sono l’unica luce che illumina questo miserabile porcile che sono condannato a percorrere, Sempre. La loro perdita è la più grande delle mie pene”

 

LA CITTÀ DI VAPORE Carlos R. Zafón
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Cosi come i pittori riescono a cogliere con i colori ciò che l’occhio ordinario non vede, così ci sono grandi penne che riescono a descrivere scenari inobliabili, atmosfere che nessun essere comune è capace di creare.
Carlo Ruiz Zafón, scrittore dell’indimenticabile saga del “Cimitero dei libri dimenticati”, si congeda da questa bruma e nebulosa esistenza terrena regalandoci (in realtà sono stati pubblicati postumi dal suo editore, in omaggio allo scrittore) i suoi undici racconti che altro non sono che la conferma della sua grandezza.

Ambientati in una Barcellona racchiusa in una bolla di vapore, Carlos descrive oscure e fosche scenografie in cui i generi letterari si miscelano in una plasticità descrittiva che abbraccia, fra gargolle e guglie, tra macerie di guerra e fantasmagorici edifici, tra opulenza e miseria i tempi del presente,  passato e futuro e dove i personaggi, nobili, miseri, buoni e cattivi, angeli e demoni si stagliano in scarlatto, cremisi e bianco in uno sfondo grigio.

La  filigrana che separa la realtà dall’immaginario è sottilissima tanto che il lettore a un certo punto non riesce a capire dove inizia la vera storia e dove finisce la fantasia, rimanendo sbalordito con quanta facilità ha perduto la cognizione del tempo travolto dal labirintico gioco di ombre e luci dall’aurea esoterica e quasi paranormale.

Alla luce di ogni nuovo racconto nulla sembra reale, eppure lo è o lo potrebbe essere, non si sa.

I racconti si diluiscono dentro altre storie in una dimensione che elimina il tempo, seppur mantenendo lo spazio illuminato dalla luce fioca delle lanterne o dalla tremula fiammella di una candela.

Ci sono la fiaba, il sogno, l’incubo, le velate realtà; ci sono la meschinità, le grandezze in una piramide dell’immaginario sociale, gli orrori della guerra, l’allodola del denaro;  ci sono le grandi imprese (Gaudì), le grandi menti (Leonardo), le grandi penne (Cervantes), c’ è il tutto in un niente che in men di una manciata di giorni, mesi, anni si vaporizza in pulviscolo visibile soltanto tra le vetrate di una  Cattedrale gotica dalla alte guglie e un sole stanco.

È se la vita non è un sogno è almeno una pantomima, dove la crudele assurdità del racconto fluisce sempre dietro le quinte, e non esiste tra cielo e terra vendetta più grande e più efficace  che scolpire la bellezza e l’ingegno a colpi di parole  per scoprire il senso nel non senso delle cose.

Che grande capacità il nostro Carlos!

“La commedia ci insegna che la vita non bisogna prenderla sul serio e la tragedia ci insegna cosa succede  quando non diamo retta a ciò che la commedia ci insegna”

Recensione di Patrizia Zara
LA CITTÀ DI VAPORE Carlos Ruiz Zafón

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