IL MERCANTE DI CORALLI Joseph Roth

IL MERCANTE DI CORALLI, di Joseph Roth (Adelphi)

Negli anni ’20 del Secolo Breve, mentre Adolf Hitler, misconosciuto pittore, si aggirava per Vienna meditando sul progetto del suo Mein Kampf, Joseph Roth – giovane giornalista – incominciava a scrivere racconti sulle piccole città dell’Europa centrale facendo riferimento a quel mondo in declino, soppiantato di li a breve dal ben noto periodo nazista, di cui nella sua esasperata sensibilità avvertiva i primi segni inquietanti.

A scanso di equivoci, questo Roth non va confuso con Philip, l’ebreo americano dagli occhietti astuti che tuttavia fu il cantore di una certa America cinica ed arrivista.
Questo Roth – tanto per capirci – è quello di GIOBBE, della CRIPTA DEI CAPPUCINI, della MARCIA DI RADETSKJ e della LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE.
Anch’egli fu un cantore, anzi un narratore formidabile che come pochi riuscì a raccontare la storia di quel periodo nel modo più avvincente e cioè attraverso il vissuto delle persone.

Ebbene, sarò di parte, ma ritengo che nessuno come lui fosse riuscito a fondere l’amore per l’Impero austro – ungarico con la partecipazione alla tradizione del suo mondo ebraico, assumendo per entrambi toni elegiaci resi struggenti dalla certezza della fine.
Per quelli che come me hanno amato questo autore, ho trovato una ” chicca”: una serie di racconti scritti nell’arco di un ventennio e riuniti insieme col titolo “Il mercante di coralli”.
Molti lettori affermano di preferire i romanzi ai racconti per i quali mi sento invece di spezzare una lancia.
Innanzitutto per una ragione pragmatica: la  comodità di incominciare e finire una storia in tempi brevi.
Ma racconti come questi godono naturalmente di ben altre caratteristiche.
Pur essendo le storie le più disparate (dal breve apologo a situazioni più strutturate) presi nell’insieme diventano una serie di flash ricostituenti quell’unico mondo: l’Impero che “era l’unica possibile patria per i senza patria”.
Brevi o lunghi che siano, la specificità dei racconti è spesso nel “non detto” che aggiunge significato, talvolta mistero e fascino a ciascuna storia.

Nel corso della lettura noto tra i vari racconti una sottile evoluzione, persino una certa ambiguità.
Nei primi (Anton Vanzl e la piccola Fini) Roth sembra contestare la società del tempo rifiutando le convenzioni del vecchio mondo per farsi sempre più nostalgico con l’avvicinarsi della catastrofe nazista.
Tra i racconti emergono oltre alla Leggenda… l’originale storia del capostazione austriaco Fallmerayer con la sua vita grigia, come grigia era la moglie e persino la pioggia, la cui vita ebbe una svolta inaspettata quando incontrò una bella contessa che mutò la sua esistenza.
Ma bisogna dire che si era in guerra, e la guerra è in grado di sovvertire ogni ordine sociale.
Tra i migliori il racconto del mercante di coralli che fu rititolato postumo Il Leviatano, con la singolare figura dell’ebreo Nissen Piczenik, racconto che sfiora la poesia. I coralli non erano solo oggetti in vendita, no, egli li amava ad uno ad uno tanto da vagheggiare di lasciare il suo villaggio ucraino e recarsi nel luogo dove essi erano cresciuti, in fondo a quell’oceano dove il Leviatano primordiale aveva il governo sui mari e quindi sui coralli.
Storia di una passione dove lo stesso autore proiettava la sua passione e la sua cura per la scrittura.
Letto in edizione economica: poca spesa ma tanta resa.

Recensione di Ornella Panaro

IL MERCANTE DI CORALLI Joseph Roth

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