GIOBBE. Romanzo di un uomo semplice Joseph Roth

Giobbe Joseph Roth

GIOBBE. Romanzo di un uomo semplice, di Joseph Roth (edizioni Theoria)

Quando Deborah che viveva serena nel suo villaggio ai confini con la Russia col marito, il maestro Mendel ed i tre figli, si accorge che il quarto nato non è normale, cerca con ostinata disperazione il modo di risolvere il problema del suo piccolo Menuchim.

Giobbe J. Roth

A quei tempi e in quei luoghi la cultura yddish era ancora diffidente verso la medicina, così Deborah si rivolge al Rabbi che pronuncia parole sibilline.
Particolare non indifferente, come si vedrà poi.

Donna concreta e’ Deborah. (e’ una madre).

Ma il nostro Mendel – Giobbe e’ diverso, accetta
tutto quello che Dio gli manda, con paziente rassegnazione.
Secoli di persecuzioni del suo popolo scorrono nel suo sangue. Mica per niente richiama il
personaggio biblico su cui Dio provo’ e riprovo’
mediante Satana la sua incrollabile fede.

 

 

Però i tempi sono in trasformazione, i tre figli grandi diventano oggetto di preoccupazione
e la soluzione per la famiglia sembra quella di migrare in America, dopo aver affidato il piccino deforme ad amici fidati.

Proprio in America, sradicato dal suo mondo,
il vecchio ebreo vede la sua famiglia disgregarsi e Deborah morire di crepacuore.
Così il mite, osservante Mendel lancia la sua invettiva verso Dio:

“Dio e’ crudele, e più gli ubbidisci più ti tratta
con severità.
Solo i deboli ama annientare.
La debolezza di un uomo eccita la sua forza, l’obbedienza risveglia la sua ira…”

Quella sera egli non parteciperà alla preghiera comune.
Nella sua fede ingenua, solo un miracolo potrà riconciliarlo con la divinità…

 

 

Ora, il finale a seconda di come la pensiate,
può risultare poetico e toccante o suscitare
perplessità.

*. *. *. *. *

Amo questo scrittore da quando lessi “La marcia di Radetski” che rimane per me la migliore delle sue opere.
Qui attraverso la vita di una semplice famiglia
ebrea, ci porta a conoscere il fenomeno della
dispersione ebraica nell’Europa centrale agli albori del xx secolo e della migrazione in America, nuova terra promessa.

Anche in “Giobbe” l’autore si rivela con la sua
prosa tanto semplice e piana quanto più potente, un grande cantore di civiltà al tramonto, le quali civiltà quando declinano,
assumono un particolare e tragico fascino.

Recensione di Ornella Panaro

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