IL CONDOMINIO J.G. Ballard

IL CONDOMINIO, di J.G. Ballard Recensioni Libri e News UnLibro

IL CONDOMINIO, di J.G. Ballard

 

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Recensione 1

Vi succede mai di avere la pelle d’oca davanti alle foto di quegli enormi grattacieli da cento e passa piani che di tanto in tanto si vedono in giro?

La mia è una sensazione di inquietudine e di soffocamento che mi gela e mi porta a distogliere lo sguardo dalla foto e pensare ad altro.

Questo libro, invece, ti costringe a restare. Ti descrive l’aberrazione umana partendo dalle quattro mura di uno degli appartamenti di un condominio di “appena” quaranta piani.

Te ne racconta la stratificazione sociale, l’ordinamento giuridico, i giochi di potere come se davvero ti stesse narrando la storia di un “Regno” che pian piano declina.

Di fatto lo è, perché gli inquilini vivono senza uscirvi praticamente mai.

Questo libro sembra il seguito de “Il signore delle mosche”. Le meccaniche sono esattamente le stesse, ma mentre nel primo i ragazzi sono i protagonisti, imprigionati su un’isola deserta, quindi è più la necessità a guidarli, qui gli adulti decidono coscientemente di barricarsi dentro il grattacielo, presentandoci una profonda involuzione di tutti i meccanismi sociali che caratterizzano le nostre comunità.

E’ un horror in tutto il suo splendore e al pari de “Il signore delle mosche” a mio avviso è da annoverare tra i classici da proporre anche in ambito scolastico.

Non vi anticipo nulla sulla trama, sapete che non mi piace farlo…

Seguite il consiglio, leggetelo, non ne rimarrete delusi.

Recensione di Rita Annecchino

 

Recensione 2

L’ambientazione è un moderno e lussuoso condominio di 40 piani costruito in una zona residenziale di Londra. Il primo, di cinque ad essere ultimato e abitato.

Una piccola città verticale con 2000 abitanti , fornita di tutti i confort : piscine, ristorante, banca, palestra , supermercato e ascensori ad alta velocità.

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I piani bassi composti da appartamenti più piccoli ed economici sono abitati da semplici lavoratori, i piani intermedi con appartamenti più lussuosi sono occupati da condomini appartenenti alla borghesia, gli ultimi piani con appartamenti extra lusso sono di proprietà di ricchi professionisti.
L’attico è riservato all’architetto che ha ideato il palazzo: Anthony Royal.
Da questa premessa si potrebbe pensare che sia un romanzo su una società ideale , dove il benessere regna insieme alla tranquillità, invece è il racconto del disfacimento dell’ordine sociale, della regressione dell’uomo allo stato primordiale proprio quando giunge ad avere tutti i confort che la tecnologia può offrire.

Ballard ci porta dentro un microcosmo e ci racconta con sempre crescente pathos le vicende di 3 esponenti dei ceti che abitano questo enorme condominio.

Ci mostra Wilder inquilino dei piani bassi, regista televisivo che intraprende la scalata ai piani alti del condominio per spodestare “il regno” del ricco Royal esponente del ceto alto che occupa l’attico, e infine il dottor Laing medico che alla professione preferisce l’insegnamento all’università, e abita un appartamento dei piani intermedi.

Nel corso di tre mesi la vita nel condominio diventa un susseguirsi di violenze scatenate da un primo blackout che getta i condomini nella  confusione.

In un crescendo di disservizi e dissidi fra vicini si vengono a creare clan rivali che perpetuano sabotaggi, costruiscono barricate e fomentano scontri e violenze.

“il condominio stava creando un nuovo tipo sociale, con carattere freddo, poco emotivo, refrattario alle pressioni sociali della vita collettiva , che non sentiva il bisogno di privacy …
… si adattavano senza batter ciglio al rapido cambiamento di amici e conoscenti , sentendosi completamente autosufficienti…”

Stupisce e angoscia il fatto che ognuno dei condomini non scappi dal palazzo, non chieda aiuto all’esterno, tutto si svolge e rimane entro quei quaranta piani. Anche quando mancano viveri e acqua continuano a rimanere volontariamente prigionieri della loro stessa violenza.

 

 

Il romanzo appartiene al genere fantascienza ed è una distopia perfetta e avvincente nella quale Ballard mostra la regressione dell’uomo tecnologicamente evoluto alla condizione primordiale ” di animale” nella quale le convenzioni sociali e la morale vengono dimenticati in un’amnesia collettiva che sfocia in atti di cannibalismo , omicidi e violenze di ogni genere.

Questa condizione diventa consuetudine e quotidianità.
Agghiacciante, coinvolgente, disturbante come uno psicodramma , questo romanzo mi ha catturata e affascinata fin dalle prime pagine , catalizzando la mia attenzione e aumentando il desiderio di arrivare al finale che ovviamente non delude, anzi! Nuovi scenari si affacciano e la distopia non ha fine…

Recensione di Maria Pina Chessa

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