FEBBRE Jonathan Bazzi

FEBBRE, di Jonathan Bazzi

Recensione 1

Notevole! Emozionante! Un esordio di una forza incredibile. Jonathan Bazzi racconta la sua storia e lo fa attingendo al suo talento. Un talento che è nato, si è sviluppato e fortificato malgrado le avversità, anzi forse è proprio grazie a queste che è diventato così rilevante.

Nato a Rozzano, periferia scomoda della Milano glamour, quartiere dormitorio squallido e complicato, da genitori giovani e inesperti. Jonathan inizia subito a lottare. La sua vita e una lotta continua, interiore ed esteriore. Una vita difficoltosa, complicata sempre di più mano a mano che cresce, che si rende conto di essere diverso, di non combaciare con gli stereotipi sociali ma di essere già speciale, un pesce fuor d’acqua che ama studiare, leggere, che ama la cultura, in una luogo dove non esistono nemmeno librerie.

 

 

A Rozzano infatti non ce ne sono, solo chi sa menare chi è prepotente è degno di nota, non di certo chi è debole. Jonathan non ama esporsi parlare con chi non conosce. Lui soffre di balbuzie, questo lo renderà ancora più scollegato dalla socialità. Piccolo riccio che si chiude nel suo mondo interiore e si pone mille interrogativi, si mette in discussione, affronta a modo suo la vita con grazia e sensibilità. Poi il punto di svolta … la spada di Damocle si stacca e trafigge la sua testa, quando ormai adulto,ormai con la propria identità morale, sessuale, una relazione stabile, un amore sincero e bello da raccontare e vivere con Marius, ecco che una sentenza gli cambia la vita.

 

 

È sieropositivo, ha l’aids. Il campanello di allarme è una febbre, una febbricola bassa ma insistente, sempre presente che lo mette letteralmente a terra, lo priva della forza fisica e di volontà. Una febbre talmente anomala che lo induce a pensare al peggio tanto da sentirsi in un certo senso sollevato quando viene a conoscenza della reale causa del suo malessere.

Cambia tutto, ancora una volta, tutto da capo. Non è facile ma lui ormai è forte, più forte di chiunque altro. Non fisicamente, la sua forza è interiore. Lui non si nasconde, non occulta la malattia come è la prassi.Si espone, si eleva sopra a tutto e a tutti dando prova di coraggio, audacia fermezza ed enorme personalità. Il linguaggio icastico, a volte crudo, diretto senza fronzoli rapisce fin da subito. Lui non ha peli sulla lingua , lui racconta senza mascherare quella che è la sua esperienza, non abbellisce , non migliora, lui espone quello che è il suo vissuto. Davvero un gran bel libro!

Recensione di Patrizia Gnignera De Marchi

 

Recensione 2

Jonathan è nato a Rozzano, nelle case popolari con l’intonaco scrostato e brutta gente affacciata ai balconi, non sa fare a botte, è balbuziente, gli piace studiare e gli piacciono i maschi.

FEBBRE Jonathan Bazzi recensioni Libri e News

È figlio di genitori troppo giovani, del cui amore ben presto non rimarrà più nulla, a parte lui.
Lui, che odia il pallone e vorrebbe solo chiudersi in camera a cantare come Creamy (chi è stato bambino/a negli anni ’80 sa!), giocare con le bambole (che gli sono negate) e sognare di essere altrove.
Ma di Rozzano non ci si libera mai del tutto: ti rimane sottopelle.

Sa cosa vuol dire sentirsi sempre sbagliato, fuori posto.
Omosessuale in un ambiente impregnato di machismo…
Studente modello imprigionato tra le sbarre della balbuzie…
Delicato e romantico (e innamorato dell’amore), ma schiavo di rapporti sessuali brutali e spesso degradanti…

 

 

Jonathan conoscerà presto il senso di “non appartenenza”: ad una famiglia, ad un luogo, ad un ambiente sociale in cui non si riconosce e che lo esclude, deridendolo, costringendolo a vivere in un’intercapedine creatasi tra il cemento di quella periferia violenta che l’ha partorito.

È cresciuto credendo che fosse normale vergognarsi di essere se stesso, fino a quando la vita non l’ha messo di fronte ad una scelta difficilissima: soccombere e morire schiacciato dal pregiudizio oppure liberarsi della vergogna e provare a vedere l’effetto che fa.

DAVANTI AL PREGIUDIZIO ALZARE LA POSTA: MEGLIO TACERE?
LO SAPRANNO ANCHE I MURI.

Jonathan ha l’HIV.

Prima una febbre, mesi e mesi di febbricola che non vuole più andare via, che lo debilita, lo priva di tutte le energie, lo mangia dall’interno e lo scaraventa in un turbine di pensieri ansiogeni e ipocondriaci…

QUANDO SI HA PAURA DAVVERO, LA PAURA ANESTETIZZA ANCHE SE STESSA.
NON SI SENTE PIÙ NIENTE.

…poi la diagnosi di sieropositività.
Ed ecco che prova ad appropriarsi, attraverso le parole, di quello che gli è successo, per cercare di capire, per guardare oltre.

 

 

USARE LA DIAGNOSI PER ESPLORARE CIÒ CHE VIENE TACIUTO. DARLE UNO SCOPO, NON LASCIARLA AMMUFFIRE NEL RIPOSTIGLIO DELLE COSE SBAGLIATE.
VOGLIO RIMANERE LÀ DOVE STA IL DOLORE, PER FRAMMENTARLO CON LE PAROLE E FARGLI FARE UN PO’ MENO MALE.

“Febbre” è un libro bellissimo, non soltanto perché tratta una storia forte, di crescita, formazione, malattia, pregiudizio e riscatto, ma anche (e soprattutto) perché è scritto benissimo, con uno stile diretto, asciutto, efficace e incisivo…proprio come piace a me.

Si destreggia benissimo tra passato e presente, in un’alternanza equilibratissima che ci permette di capire non solo chi sia Jonathan, ma soprattutto da dove viene.

E come, proprio nell’istante in cui tutto sembra rompersi, inizia a volersi bene.

Recensione di Antonella Russi

Titolo presente nei 6 finalisti del Premio Strega 2020

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