DELITTO E CASTIGO Fëdor M. Dostoevskij

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DELITTO E CASTIGO, di Fëdor M. Dostoevskij (Mursia)

Non è un romanzo di facile lettura. Bisogna dirlo!

La narrazione realistica si base fortemente sul processo di analisi psicologico, del tutto singolare, dei personaggi: il tremendo caos nel quale l’uomo si dibatte nella tormentata alternativa tra i sommi principi del bene e del male, fonte perenne della sua contraddittorietà.

DELITTO E CASTIGO Fëdor M Dostoevskij Recensioni Libri e News UnlibroÈ un romanzo dalla trama problematica, di potente suggestione, sia per la vastità e complessità dell’ordito narrativo, sia per il tumultuoso e incoerente intrecciarsi delle vicende in un intenso clima drammatico.

Dostoevskij fruga in tutto l’animo dell’uomo, soprattutto negli angoli più nascosti, e mette sulla pagina tutto ciò che trova grazie a personaggi costruiti magistralmente che sono la personificazione di ogni impulso umano: il bene, il male, il sacrificio, la vergogna, la pusillanimità, il coraggio, la follia, la consapevolezza…

Pietroburgo, cupa e afosa, le stanze dove si muovono i personaggi, misere, luride, anguste e buie, tutto sembra il riflesso delle coscienze sporche, dei peccati cui si macchiano le anime, dell’inferno dove le esistenze precipitano, in una difficile epoca russa.

Raskòlnikov, il giovane protagonista, vive una schizofrenia intellettuale che lo spinge a voler attuare l’equità sociale di Marx arrogandosi i privilegi del superuomo di Nietzsche. È lui ad ammettere che il vero movente del suo delitto è stato il desiderio di provare la propria superiorità:

 

“Non ho ucciso per aiutare mia madre: che cosa assurda! Non ho ucciso per consacrare al bene dell’umanità la ricchezza e la potenza da me acquistate: sciocchezze! Ho ucciso semplicemente, per me stesso, per me solo!”.

Nel suo delirio di onnipotenza, però, ha fallito. Aspirava a “diventare un Napoleone”, ma è riuscito solo a compiere un’azione stupida.

In tutte le pagine un alternarsi di trionfi, (o pure convinzioni?) e fallimenti (o mero rimorso?)
La pazzia di un’epoca “di passaggio” dove i ruoli si sono frantumati, le coscienze si rimescolano, la povertà schiaffeggia un’ inutile ricchezza impoverita di ideali.

La vitalità dei personaggi è resa nella tensione del dialogo e dell’azione, nella tensione di raggiungere la redenzione attraverso l’esperienza sofferta e tormentata del peccato e del male.

Un romanzo forte, aspro, doloroso, sofferto lungo il suo percorso narrativo, ma vittorioso nell’ affermazione della carità, della bontà sostanziata di umiltà religiosa.

E sì, soltanto attraverso grandi sofferenze, l’uomo, spesso, può raggiungere stati di grazia che gli permettono di riacquistare il senso dei grandi e umili sentimenti (direi, quasi quasi, una grazia divina!)

Sebbene non di facile lettura, mi ripeto, è uno di quei libri che bisogna leggere perché affronta temi che spingono il lettore ad avvicinarsi a ogni forma di romanzo.

Dopo aver letto Dostoevskij, si può leggere di tutto con molta più facilità!

Recensione di Patrizia Zara

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