DA PARTE DI MADRE Federica De Paolis

DA PARTE DI MADRE, di Federica De Paolis (Feltrinelli – marzo 2024)

 

Recensione 1

Un romanzo autobiografico e allo stesso tempo un quadro che, pennellata dopo pennellata, piano piano delinea i profili dei personaggi principali, l’autrice narratrice in prima persona e la madre. Attraverso una prosa schietta, diretta e senza filtri né abbellimenti di sorta accompagnano la protagonista nel suo percorso di crescita, con le sue esperienze sentimentali e umane, e in contemporanea il difficile rapporto con la madre, una figura enigmatica e complessa, dalla storia sentimentale travagliata e a tratti quasi bambina.

Lungo questo “doppio romanzo di formazione” incontriamo poi tante figure maschili, di cui tuttavia l’autrice riporta solo un soprannome legato al carattere o alla professione, ecco quindi il Selvaggio, Gigante, Ragazzodoro, il Fisico e via dicendo, cosa che regala al racconto una sfumatura quasi favolistica.
Un romanzo estremamente scorrevole e coinvolgente e al tempo stesso una lettura dura e spigolosa, il ritratto quanto mai concreto e vivo del rapporto complesso tra una madre e una figlia.

Recensione di Enrico Spinelli

Recensione 2

Se c’è una tematica che sempre mi affascina e incuriosisce è quella dei legami famigliari, così quando ho visto questo libro ho subito avvertito l’urgenza di immergermi tra le sue pagine.

Il nuovo libro di Federica De Paolis è un bellissimo memoir sulla figura di sua madre, donna istrionica e naïve, bellissima e fragile, modello da imitare e rifuggire.

Il romanzo parla del loro complesso rapporto, un rapporto in cui talvolta si sono scambiate i ruoli. Ma parla anche di amore e rabbia, fragilità e ricerca di identità, libri e scrittura come “luogo di salvezza”, psicanalisi e introspezione, ribellione e perdono, verità e omissioni (“La verità, infondo, non esiste”).

A far da sfondo, una Roma borghese nel periodo storico che va dal 1976 al 2001. Durante questi anni le due donne cambieranno spesso abitazione ed ogni capitolo prende nome proprio dall’indirizzo del momento. Eppure c’è solo una casa in cui Federica si sente al sicuro, la prima che ha abitato: sua madre (“Il mio mondo era mia madre, mi sentivo al mio posto accanto a lei”).

A distanza di 20 anni l’autrice decide di onorarne il ricordo ricostruendo un pezzo della loro vita. Ma “cosa resta nella memoria?” Quanto ci può essere di oggettivo nei ricordi dopo tutto questo tempo? L’autrice confessa di aver adoperato il punto di vista ereditato “da parte di madre”, fatto di omissioni, per proteggere e proteggersi.

Ma se è vero che il tempo offusca e modifica i nostri ricordi (o come direbbe Marquez “la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli”) questo non vale per l’amore filiale: quello resta inalterato, inalterabile.

Sul finale ho versato qualche lacrimuccia e probabilmente lo farete anche voi.

Coinvolgente, intenso, consigliato!

Recensione di Maria Antonucci

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