CHE PAESE, L’AMERICA Frank McCourt 

CHE PAESE, L’AMERICA, di Frank McCourt

Questo romanzo è il proseguimento di Le ceneri di Angela. Nell’autunno del 1949, Frank, all’età di 19 anni, parte su un cargo per l’America, pieno di sogni e belle speranze. Sarà un viaggio avventuroso, durante la traversata conosce un prete che gli procura subito un lavoro come inserviente in grande albergo.

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Da qui inizia la “sua avventura americana”, costellata di alti e bassi. Scoprirà un mondo nuovo, dove tutto, ma proprio tutto, è diverso dalla sua Irlanda, condividerà quel poco di abitudini e ricordi con gli immigrati che gli sono accanto nei vari lavori duri e pesanti e nelle pensioni di quart’ordine.

Un ragazzo che in fondo prova vergogna per il suo brutto aspetto e molta invidia per quelli benestanti, soprattutto gli studenti. E’ determinato, caparbio, e pur con qualche scivolone, riesce a risalire la scala sociale, ma non trova mai una pace interiore.

 

Questo romanzo potrà apparire meno emozionante perché non tratta di un bambino, ma racconta le vicende di un adulto, inoltre la quasi mancanza di dialoghi, potrebbe rendere la lettura noiosa, in realtà non è così. Il romanzo è un susseguirsi di avvenimenti, spesso paradossali, ricco di personaggi che il protagonista incontra nel suo cammino, anche solo per un breve periodo, e ne traccia, seppur brevemente, il profilo psicologico di ciascuno.

Frank ispira simpatia, anche un poco di tenerezza, per questo ragazzo, privo di attrattive fisiche, ma con tanto coraggio, tenacia, che mai lo abbandonano, un ragazzo che si ostina ad inseguire il suo sogno di una laurea a costo di tante umiliazioni, tanto “sporco” lavoro, dotato una buona dose di furbizia/saggezza che tengono a bada la sua rabbia e non lo spingono mai in situazioni troppo pericolose.

 

Segue la strada forse più difficile, quella “intellettuale”, non si lascia trascinare dal facile successo dei fratelli. Lui insiste con i suoi ideali, sorretto da una fede salda, che a volte vacilla, ma non crolla né devia mai, circondato da una dignitosa miseria, che lo penalizza, lo fa sentire sempre estraneo al mondo americano medio. E’ un uomo che in fondo non si realizza mai del tutto, abbastanza tormentato, diviso tra l’America e l’Irlanda, che non riesce a liberarsi nei suoi trascorsi giovanili, che ha nostalgia della sua terra, ma non perdona mai del tutto. Forse certe ferite sono troppo profonde e dolorose per cicatrizzarsi.

Recensione di Carla Maria Cappa

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