OBLOMOV Ivan Aleksandrovič Gončarov

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OBLOMOV, di Ivan Aleksandrovič Gončarov

Quando ho finito questo libro, ho pensato: “ma in fondo non c’è davvero un po’ di Oblomov in ognuno di noi?” Non c’è nessuna indolenza o apatia in noi, non abbiamo sogni irrealizzati, non siamo mai stati tormentati e schiacciati dai dubbi? Se non siamo anche quello, è tempo di un viaggio diverso da questo.

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Ma una lettura in fondo che cos’è, se non un viaggio? Un viaggio diverso, senza navi o aerei, dove la nostra mente vaga e dove noi siamo il tutto, alla ricerca di quel personaggio, di quella storia, di un qualcosa che poi, magari, non troviamo neanche o non fino in fondo. Un lungo sogno che comunque prende una direzione e va, e noi con lui. Alla fine si chiude il libro e si pensa a quell’altro volo che dovrà essere ed a dove ci porterà con la mente, in quel luogo dove forse alla fine lo troveremo. E così andiamo avanti fino a quel giorno, in cui potremo dire di averlo trovato.

Per me questo libro è stato il romanzo “Oblomov” di Ivan Aleksandrovič Gončarov. E’ la storia di Il’ja Il’ič Oblómov, un proprietario terriero ed ex impiegato. Un sognatore un po’ indolente che passa le sue giornate sdraiato sul divano a dormicchiare, sognando un futuro idilliaco nella sua proprietà, in linea di continuità con ciò che è stata la sua infanzia, che progetta un qualcosa che non realizzerà mai.

 

E nel mentre la vita va avanti, ciò che non viene curato decade, ivi compresi, il suo appartamento, mal tenuto dal bizzarro servo Zachar ed il suo villaggio di campagna, malgestito dal fattore truffaldino e sebbene le sue ottime qualità di fondo trovino persone che le apprezzano, come il suo amico Andréj Ivanovič Stolz, che cerca continuamente di pungolarlo e la signorina Ol’ga che alla fine riesce a sedurre, e perdere, diventa purtroppo preda di persone poco oneste.

Qualcuno lo ha definito un libro sull’apatia, su una certa società russa di fine 800, su un mondo che ti cade addosso e sulla vita subita e non vissuta, sull’indolenza ma non è solo questo. E’ un libro lento ma perché un certo ritmo è la strada maestra dell’introspezione ed in questo romanzo entriamo nella mente del protagonista, nei suoi eterni dubbi, nei sogni in cui si culla, nei turbamenti e nelle sue paure, un gorgo che vi porterà sempre più giù e comunque lontano.

 

Apatico o utopista, rassegnato o caparbio nel seguire la via “altra”, offre tante e diverse chiavi di lettura. In fondo, come dell’Idiota di Dostoevskij, Oblomov è il buono destinato miseramente a fallire travolto da se stesso, dalla sua bontà e dalla sua incapacità di vivere secondo gli schemi correnti. A tratti si sorride, a volte si prova rabbia perché si capisce che basta tanto poco eppure quel poco non accade. Ma ovunque si trova tanta profondità che fa riflettere.

Secondo me si legge bene e quindi lo consiglio, come fosse il fratello minore dei grandi (cosa che non è, in quanto ha influenzato sia Tolstoj che Dostoevskij), di cui si parla poco ma di cui non si può ignorare la grandezza.

Recensione di Giuseppe Antonelli

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