ADDIO MAESTRO: RICCARDINO Andrea Camilleri

Einaudi

ADDIO MAESTRO: RICCARDINO, di Andrea Camilleri

C’è una certa tristezza, la malinconia di un addio, una vaga inquietudine nel sapere che la lettura di “Riccardino” (Sellerio 2020) di Andrea Camilleri sarà l’ultima delle avventure del Commissario Salvo Montalbano, nostro compagno di tante ore felici ed è come se la vera percezione della morte del Maestro si avesse proprio nel momento della chiusura dell’ultima pagina di questo libro, intenzionalmente uscito postumo per sua volontà.

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Camilleri lo scrisse tra il 2004 e il 2005, ma dopo tanti anni nei quali uscirono altri 15 libri che ebbero come protagonista Montalbano, sentì la necessità di rimaneggiarlo, non per quanto riguarda la trama che è rimasta immutata ma per adeguare il linguaggio ad un vigatese che, nel corso del tempo e grazie ai suoi tanti affezionati lettori, si era sempre più evoluto.

Per rendere rilevante questa differenza il libro è stato stampato in due versioni: quella completamente rivisitata nel 2016 e una versione doppia contenente l’esposizione originale e quella rimodernata. Il titolo, che avrebbe dovuto essere provvisorio e cambiato solo al momento della stampa, è stato invece conservato perché Camilleri, in fondo in fondo, ci si era affezionato.

L’Autore non voleva morire prima del suo personaggio, né voleva essere colto da malattie mentalmente invalidanti, voleva scegliere liberamente la fine della sua creatura letteraria perché, giunto ad 80 anni, sentiva incombere la vecchiaia e, la paura di qualche nefasto avvenimento, si era insinuata nella suo animo. Scrivendolo prima, trovò una soluzione soddisfacente, senza spargimenti di sangue, né lutti, né violenze.

Sorvolerò sulla trama, sempre piacevolissima, divertente e intrigante, per mettere l’accento sulle geniali interazioni tra il Montalbano della serie libraria, quello televisivo e l’Autore stesso.

Il “vero” Montalbano è insofferente, i suoi pensieri corrono indietro, al tempo della sua infanzia, alla dolorosa perdita della madre, di quella “luce biunna ‘n movimento” che ancora sperava di cogliere nel giorno di Ognissanti, Livia è sempre più lontana, il peso degli anni si fa ancor di più sentire smorzando gli entusiasmi per il suo lavoro, rendendolo svogliato anche nel “principiare” ogni indagine.

Il personaggio televisivo che lo rappresenta, anche se non gli somiglia per niente ed è più giovane di 15 anni, è invece sempre vivacemente sulla cresta dell’onda solo perché la Tv ha una diversa “tiratura” rispetto a un libro.

Il “vero” Montalbano viene riconosciuto e festeggiato dalla gente solo perché la gente stessa lo scambia per l’altro, attribuendogli gli onori di una notorietà che non sente appartenergli.

L’Autore poi, una “gran camurria” di uomo, lo incalza in continuazione proponendogli trame e soluzioni secondo lui troppo banali, non in linea col suo vero modo di agire e pensare. Si vuole imporre sul suo personaggio, ma il suo personaggio si ribella, lo contesta, acquista vita propria, rifiuta di essere manovrato come un pupo siciliano, non vuole crogiolarsi nei tormenti e agogna alla libertà di essere se stesso.

Ed è in questo altamente pirandelliano gioco di volti e di maschere che, nonostante la grande amarezza, prende la decisione ultima del distacco, in una dissolvenza di vita e di luoghi che appartengono alle più intime pieghe del cuore ma a cui deve rinunciare per affrancarsi del tutto.

Saranno i lettori a raccogliere definitivamente questa grande eredità, saranno loro a riportarla in vita ogni qual volta vorranno, guardando il mare risplendere sotto i riflessi del sole o farsi uggioso a seconda delle stagioni, “vippendo” un caffè fumante su quella indimenticabile verandina affacciata sulla “pilaja” che si illumina prontamente ad ogni clic di desiderato ritorno.

Saranno loro che avranno la capacità di riportare in vita tutti i protagonisti fissando i loro volti in un ferma immagine perenne, immobile, in un grande affresco disposto a rianimarsi e a ridipingersi vividamente in un istante, rischiarato dalla spumeggiante magia della Letteratura. Addio Salvo, addio Maestro.

Recensione di Maristella Copula

ADDIO MAESTRO: RICCARDINO, di Andrea Camilleri

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