Abbiamo intervistato Claudia Migliore della Libreria IoCiSto APS di Napoli

Interviste alle Librerie n. 74
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“Io ci sto” è un’associazione di promozione sociale che gestisce una libreria e che nasce il 21 luglio del 2014 (quest’anno compiamo 10 anni). Nasce come risposta all’impoverimento culturale della città di Napoli, in particolare del quartiere del Vomero dove librerie storiche importanti stavano chiudendo e dove non c’erano più luoghi di aggregazione. Nasciamo da un post su Facebook di Ciro Sabbatino che il 13 maggio scrisse, testualmente, “ Ha chiuso un’altra libreria, perché non ce la facciamo noi una libreria” e tutti quanti cominciarono a scrivere, fino ad arrivare a 300 persone a dire “Io ci sto!”Siamo un fenomeno positivo dei Social perché siamo nati su Facebook e da 10 anni nel quartiere del Vomero a Piazzetta Fuga che oggi è intitolata al professore Aldo Masullo, filosofo fondamentale per la città di Napoli, resistiamo e proviamo a rappresentare qualcosa per tutti quelli gli amanti dei libri

 

Claudia Migliore

 

 

Che tipo di lettori frequenta la vostra libreria?

Non so se esiste un prototipo di lettore della nostra libreria, probabilmente i nostri lettori rispecchiano un po’ quelle che sono le caratteristiche del quartiere, un quartiere con una popolazione di età medio alta tendenzialmente anziana di un livello economico medio alto che compra prevalentemente gialli e per lo più narrativa. Poi ovviamente ci sono lettori che acquistano saggi e altri generi. Sicuramente abbiamo un target che si diversifica in occasione della vendita e di quella che noi chiamiamo svendita dei libri usati, quando cioè facciamo compagne di vendita di libri già letti a 1 euro: in quella circostanza il nostro pubblico di lettori è molto variegato.

 

Lettori si nasce o si diventa?

Lettori si nasce, ma se non si nasce lo si può diventare nel senso che accadrà sempre un’opportunità nella vita a un non lettore di leggere e di essere trasformato d un libro. Sicuramente chi è appassionato di libri lo è da sempre ma chiunque può diventarlo se incontra nella sua strada il libro giusto.

 

 

 

 

Essere librai nel 2024: che cosa è cambiato nel mestiere del libraio e nel ruolo del lettore, negli ultimi anni?

Essere librai nel 2024 io credo che significhi non essere solo librai. La nostra è un’esperienza particolare perché siamo volontari, siamo cittadini e il nostro libraio professionista è colui che coordina le risorse umane all’interno della libreria ed è di fatto un imprenditore attento, un direttore di libri. Non si può essere librai e basta ma è importante avere competenze variegate che non riguardano solo i libri ma anche tutte le attività collaterali. Molte librerie in questi anni si sono salvate perché hanno diversificato la loro offerta, nel senso di offrire servizi differenti, lavorare con le scuole, realizzare laboratori, aprirsi ad oggetti e servizi che hanno sempre a che fare con i libri ma che non sono strettamente legato alla vendita e alla lettura. Per essere lettori oggi qualche anno fa avrei detto che ci sarebbero volute competenze anche digitali invece oggi sembra che si stia tornando indietro. Dopo il boom degli Ebook di qualche anno fa sembra tornata la necessità di avere il libro tra le mani, di sfogliarlo e di sentire l’odore della carta, per cui c’è un ritorno al passato.

 

 

 

 

Lettura e reti sociali: che cosa ne pensate di questo binomio? Si può essere “social” continuando a essere lettori? Quanto e come siete presenti sulle reti sociali e che impatto hanno queste sulla vostra attività?

“Io ci sto” è nata dai Social quindi quale binomio migliore tra la passione per i libri e i Social. Siamo nati lì e continuiamo a essere presenti perché attraverso queste piattaforme veicoliamo tutte le nostre attività. Ci sono tante persone che ci seguono attraverso i Social anche perché nel periodo della pandemia siamo stati forse i primi a organizzare presentazioni online, dirette Facebook e questo ha consentito a tante persone che non riescono a raggiungerci di seguirci. Si può essere Social e lettori e si possono utilizzare i Social per veicolare informazioni, libri e iniziative che hanno a che fare con i libri.

 

 

Qual è il titolo che, secondo voi, diventerà il prossimo “tormentone”?

Non saprei dare un’indicazione sul prossimo tormentone, quello che posso dire è che a Napoli siamo molto campanilisti e quindi qui vanno molto gli scrittori locali, ne abbiamo oltre un’ottantina di giallisti ma sono tanti gli scrittori napoletani che nel tempo sono diventati un punto di riferimento a livello nazionale, penso a Lorenzo Marone, Gianni Solla, Antonella Ossorio, Enza Alfano – autrice del libro a cui si è ispirata la recente serie tv su Alda Merini- sono tutti scrittori che in qualche modo sono vicini a “Io ci sto” e quindi tendiamo a curarli e a promuoverli di più rispetto ad altri.

 

In molti, sul nostro gruppo FB, si lamentano del fatto che è diventato molto difficile invogliare alle lettura i giovanissimi: in base alla vostra esperienza è vero che i ragazzi leggono sempre di meno? Esiste una strategia che scrittori, librerie, case editrici o chiunque abbia a che fare con giovani lettori potrebbe utilizzare per interessarli di più?

I giovani sono il nostro cruccio, nel senso che abbiamo dedicato tanto tempo per cercare di capire come fare per coinvolgerli, soprattutto i più restii. Lavoriamo molto con le scuole e abbiamo scelto una formula di associazione che privilegia l’ingresso dei giovani in “Io ci sto” perché abbiamo una quota associativa di 25 euro per i ragazzi sotto i 30 anni e abbiamo diversi soci che fanno i turni in libreria che sono giovanissimi però la presenza dei giovani in libreria è sempre sporadica. Quando facciamo le campagne di “fuori tutto” con i libri già letti a 1, 2, 3 euro in libreria arrivano tanti ragazzi, quindi non è vero che i giovani non leggono la probabilmente i libri costano troppo e non possono permettersi oppure dovendo scegliere non investono in qualcosa che non sentono come primario. Io credo si debba cominciare a parlare nel loro linguaggio e con le loro modalità, ivi compresi Instagram e Tik Tok.

 

 

 

Come vi ponete nei confronti della lettura digitale? La considerate una risorsa o una minaccia per la vostra attività e per il futuro dell’editoria?

Come dicevo prima non è una minaccia, perché la lettura digitale sta perdendo molto terreno rispetto a prima. Diventa una necessità quando si viaggia molto e non ci si vuole caricare del peso di un libro, ma in generale c’è un ritorno al libro fisico per cui è un mercato quello digitale che non ci fa paura è che tendenzialmente al Vomero e a Napoli è veramente residuale.

 

Consigliate tre libri (editati negli ultimi anni), secondo voi imperdibili, ai nostri lettori, motivandone la scelta

Allora, non li posso consigliare 3 libro perché proprio per la risposta che ho dato prima tenderei a consigliare autori napoletani e finirei per fare un torto a qualcuno rispetto ad altri. Consiglio quindi a tutti di venire in libreria e di scegliere il proprio libro perché c’è sempre un libro per ciascuno di noi nel momento in cui decidiamo di aprire il cuore e la mente alla lettura.

 

Intervista di Enrico Spinelli

 

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