Lo scivolone di Guccini! CHE COSA SA MINOSSE. Storia di fantasmi e gente strana Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Lo scivolone di Guccini: CHE COSA SA MINOSSE. Storia di fantasmi e gente strana Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

LO SCIVOLONE DI GUCCINI!

CHE COSA SA MINOSSE. Storia di fantasmi e gente strana, di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli

Ho cominciato ad ascoltare le canzoni di Guccini nei primissimi anni ’70 quando andavo ancora a scuola e da allora è il mio cantante preferito. Conosco a memoria tutte le sue canzoni. Alcune le ho ascoltate parecchie migliaia di volte.

Da quando il nostro “Maestrone” è entrato a vele spiegate nel popolato universo degli scrittori, nel 1989 con Croniche epafaniche ho letto tutto quello che ha scritto. Ho letto inoltre molto di quello che è stato scritto su di lui. Insomma posso dire di conoscerlo e di apprezzarlo.

 

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Innanzitutto il “racconto a tappe” della sua vita prezioso scrigno di ironia e di storie, personali e non, e di un’Italia di altri tempi raccontata con grande garbo.

Ecco quindi la prima opera, il già citato Croniche epafaniche, dove Francesco racconta la sua primissima infanzia a Pavana, negli anni bui della guerra, tra i muri robusti e carichi di storia del mulino di famiglia. Un periodo questo che influenzerà enormemente la sua produzione cantautoriale.

Nel secondo libro autobiografico, Vacca di un cane, del 1993, Francesco è a Modena (quella di “Piccola città”) dove trascorre il periodo dell’adolescenza e in Cittanova Blues, del 2003, Francesco è a Bologna, ormai adulto, in via Paolo Fabbri 43, titolo del suo album più famoso.

 

 

Tre libri, tre città, tre periodi distinti della vita seguiti recentemente , nel 2019, dal sorprendente Tralummescuro, in cui si compie il cerchio del ritorno alle origini, a Pavana, che Francesco non ha mai abbandonato ma dove, in età ormai matura, si trasferisce definitivamente lasciando la ingombrante vita cittadina della grande Bologna. Qui, nella serenità del piccolo borgo, rielabora e mette lucidamente su carta ricordi della vita pavanese di settant’anni prima. Un libro che lessi d’un fiato. Un bellissimo e delicato racconto di vita.

 

 

Per completezza ci sono almeno un altro paio di testi autobiografici, diciamo così, più tradizionali, di Guccini.
Una produzione più leggera, ma non troppo, nasce dalla collaborazione con l’amico giallista Loriano Macchiavelli. Nasce il personaggio del Maresciallo Santovito, carabiniere di origine meridionale trapiantato tra i boschi dell’appennino che tra gente, cascinali e paesi immaginari ma chiaramente ispirati ai luoghi “gucciniani” (intorno a Porretta, per capirsi), risolverà intricati casi polizieschi. Si tratta di una mezza dozzina di romanzi molto ma molto belli con un ottimo intreccio, una bella ambientazione, degli personaggi ben caratterizzati e, quasi sempre, un diretto richiamo a momenti storici del passato con un magistrale uso del flash-back. Insomma dei romanzi che mi sono piaciuti moltissimo.

 

 

Più recentemente, sempre con l’amico Macchiavelli vara un nuovo personaggio, il forestale Poiana-Gherardini. Una scusa per andar per boschi fra i soliti personaggi un po’ eremiti e misteriosi dell’universo gucciniano. I romanzi di questa serie sono più brevi e con un’architettura più semplice ma comunque filano bene. Forse per apprezzarli fino in fondo bisogna aver visto quei boschi, conoscere quei borghi, osservato i volti dei vecchi del paese al tavolo di un bar.

Guccini ha scritto ancora e tanto, romanzi e racconti brevi “tradizionali” di pregevole fattura, un dizionario del dialetto Pavanese (questo non l’ho letto) e i due carinissimi dizionari delle cose perdute dove descrive con nostalgica ironia le cose di una volta.

Ho voluto fare questa lunga premessa per far capire quanto io abbia stima della produzione musicale e letteraria di Francesco Guccini ed anche della velocità con cui mi sono subito letto quest’ultimo libro, “Che cosa sa Minosse” uscito pochi giorni fa.

 

 

Forse le mie aspettative erano eccessive ma devo essere realistico il libro è piuttosto deludente. Un libretto breve di poco più di cento pagine che ho letto ieri sera in due ore, una storia esile, un intreccio inconsistente e un finale prevedibilissimo. Sullo sfondo si muovono luoghi e personaggi simili a quelli dei precedenti romanzi ma molto più sfumati. Insomma l’ho letto volentieri ma è una mezza delusione.

Non sempre si può fare centro. Per carità. Un libro un po’ insipido non inficia una produzione letteraria precedente di tutto rispetto.

Mi piacerebbe avere qualche parere di chi lo ha già letto.

Recensione di Stefano Benucci

 

Presente nelle 5 recensioni più cliccate a Ottobre 2020

2 Commenti

  1. Pienamente d’accordo. Trama banale, personaggi scialbi, stato di tensione emotiva praticamente assente. In definitiva un libro inutile., non assolutamente all’altezza della passata produzione della “ditta” Guccini-Macchiavelli.

  2. Ahimè, sono pienamente d’accordo anche io con quello che avete scritto. Come se avessero dovuto adempiere ad un dovere contrattuale. Gli altri libri loro mi erano piaciuti tantissimo, e questo resta, ma “Minosse” mi ha piuttosto deluso. Vi vogliamo bene lo stesso!

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