UOMINI, BOSCHI E API Mario Rigoni Stern

UOMINI, BOSCHI E API, di Mario Rigoni Stern (Einaudi)

In questi brevi racconti siamo presi per mano e condotti, come brezza tiepida di primavera, nei “luoghi della memoria” dell’autore, sull’Altipiano di Asiago, così profondamente vissuto, lasciato, ripreso. Un frammento di cuore, un brandello di ossa e muscoli, senza il quale, non riuscire a vivere. Facile immaginarselo seduto alla scrivania, in quella casa fra prati e boschi, intento al suo lavoro di scrittore, mentre guarda dalla finestra, ascolta i versi degli uccelli, scruta col cannocchiale sempre a portata di mano, inconsueti movimenti o impercettibili trasformazioni.

Questo piccolo libro ci dona una parte di mondo, in parte scomparso, quello delle valli alpine, dove un tempo regnava l’armonia perfetta, millenaria, fra uomini e natura, in paesi e comunità unite da una vita dura, semplice e pacifica. Forse lo scrive proprio per evitare l’oblìo, per rimandare quello scollamento con la tradizione, che si affaccia inevitabile con l’avanzare di modernità e progresso. E’ nelle osterie, complice un bicchiere di grappa, una presa di tabacco, che emergono ricordi di eventi e persone, di cacciatori rispettosi di cani e prede, di parroci fuori dagli schemi, di boscaioli con profondo spirito ecologico, perchè in fondo, qui tutti, dai bambini agli anziani, lo sono “ecologisti”, per via di un legame intenso con l’ambiente circostante, conosciuto intensamente, rispettato ed usato per la sopravvivenza, con misura e buon senso. Rigoni Stern ci porta sulle vette, ci fa alzare presto la mattina, ci fa assistere a battute di caccia, ci fa annusare l’aria come fossimo i suoi cani.

Come non emozionarsi insieme a lui per una lepre salva o per il passaggio di una pernice bianca ? Nel bosco non si deve guardare, consiglia, ma osservare. E noi, con lui osserviamo così tanto : le tracce sulla neve, che a saper leggere è come un libro aperto o i colori delle stagioni, come il giallo intenso dei prati di tarassaco. Dopo un pò che si entra nelle foreste, in questi luoghi in cui lo spazio ed il tempo sono quasi magici, siamo anche noi presi da raptus etologici, affascinati dalla sacralità del gallo cedrone, dalla furbizia di una volpe, dalla potenza di un camoscio. Incantamento per ogni creatura, erbe, funghi, alberi, insetti, soprattutto per le api, che lui alleva, cura, protegge, nutre con spirito materno.
Ad ogni pagina si scivola silenziosamente, come lui con i suoi sci di fondo, in questo mondo del bosco e del sottobosco, dei pascoli e dei seminativi, fra radure, canaloni di roccia e malghe. Non stupisce più allora che un vecchio emigrante stia per ore sotto un albero ad osservare le montagne cambiare di colore, e che poi alla fine lì ci muoia, che un anziano cacciatore si alzi all’alba per precedere i più giovani ma solo per poterli vegliare, che i boscaioli costruiscano un riparo per un cerbiatto appena nato sotto un diluvio, che ci possa addormentare al ronzio ipnotico delle api.

Ma la montagna di Rigoni Stern non è solo Eden, è anche piena di ferite, di segni dolorosi lasciati dalle guerre, evocata attraverso ricordi suoi ed altrui, di trincee scavate, di monti sventrati, di case incendiate, di cadaveri, bombe inesplose, boschi ridotti a scheletri. Ferita anche per l’abbandono graduale, la miseria, l’inselvatichimento, con la scelta quasi obbligata dell’emigrazione. Delicato il suo sguardo si posa anche sugli esseri umani, sul loro vissuto faticoso, sulle tracce che hanno disseminato, sul lavoro dei casari in malga, dei cavatori di marmo, dei pastori, dei carbonai. Sono storie che lui conosce bene. Le ha direttamente vissute sin da bambino, le ha ascoltate nel racconto degli anziani seduti sugli usci, e poi impresse su carta in queste pagine. Con amore. Mario.

Recensione di Anna Caramagno

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