Uno dei libri più comprati ma meno letti – IL PENDOLO DI FOUCAULT Umberto Eco

Il pendolo di foucault di Umberto Eco Recensioni Libri e News UnLibro

IL PENDOLO DI FOUCAULT, di  Umberto Eco

Recensione 1

“Il pendolo di Foucault” è uno dei libri più comprati ma meno letti, vuol dire cioè che in tantissimi l’hanno comprato sull’onda del successo ottenuto da “Il nome della rosa”, aspettandosi probabilmente qualcosa di simile, ma sempre in tantissimi, dopo un po’ di pagine, hanno affrontato la delusione e l’hanno abbandonato, lasciandolo a prendere polvere nell’angolo più buio e polveroso della propria libreria. Il motivo?

Il pendolo di Foucault Umberto Eco Recensione UnLibro

Eco in questo libro è tanto prolisso, sembra quasi voler sfoggiare tutto il suo sapere riguardo i templari, i Rosa Croce, Molay, e questo luogo e quell’altro, e quella data e quest’evento. Noioso, per chi vuole vivere un’avventura come quella di Guglielmo e Adso.

 

In realtà, bisogna dire che Eco non fa quasi nulla per caso. Nella vita era un professore disponibile e gentile con i suoi studenti, amava prendersi un caffè con loro dopo le lezioni, non ha nulla del docente spocchioso.

Il punto è che il libro, lo stile, gli infiniti elenchi di date e luoghi (che ammetto, mi hanno talmente annoiata da farmi saltare un bel po’ di pagine) rivolgono una critica a uno specifico ramo della semiotica (di cui Eco era insegnante ed esperto) che è la semiotica che l’autore chiama “cancerosa” (i lettori attenti, quando e se leggeranno il libro, si renderanno conto che il cancro compare non a caso nel libro, e in riferimento alle parole e al loro potere), ovvero una disciplina per la quale qualunque cosa può essere collegata con qualunque altra cosa per analogia, rompendo ogni ordine esistente nell’universo: ma l’ordine nell’universo c’è, e questi collegamenti senza regola ci fanno vedere cose che non esistono, ci creano allucinazioni, sembrano portarci in un’oasi quando invece ci fanno addentrare nel deserto più rovente.

 

È importante mantenere la razionalità, e in questo libro Eco volge una dura critica anche alle teorie complottistiche, che altro non sono che la manifestazione di una nuova forma religiosa, come dirà in una sua conferenza. Insomma, per concludere: riprendete in mano quel povero libro abbandonato, dategli una seconda possibilità… non sarà il libro della vostra vita, ma se la merita.

Recensione di Sara Peres

 

Recensione 2

Sono arrivato a questo romanzo dopo tanto tempo. Ricordo che lessi “Il nome della Rosa” poco più che vent’enne e fu uno in assoluto, uno dei primi romanzi che lessi. Poi dopo un’infinità di tempo arrivò, l’estate scorsa, il tempo de “L’isola del giorno prima”, che mi ha piacevolmente sorpreso. E alla fine ho deciso di leggere anche questo, un libro che giaceva da tempo sullo scaffale, dopo che tanto tempo prima l’avevo comprato ad un mercatino dell’usato.

Preliminarmente posso dire che l’erudizione di Eco sia una cosa che neanche il lettore critico verso di lui può mettere in dubbio: la cultura c’è e si sente. Poi un po’ ci si spacca, a parte alcuni titoli, tipo il nome della rosa. Chi, in alcuni casi vede l’erudizione fine a se stessa, lo sfoggio del cosiddetto professore, l’incapacità a volte di creare un romanzo che non sia asettico e chi lo scoglio da superare per aprire lo scrigno, il valore complessivo che si può vedere solo alla fine.

 

Quello di cui stiamo parlando non è sicuramente un libro per tutti o meglio è il libro che molti abbandonerebbero o hanno abbandonato a metà strada. Perché? Perché in molti punti, all’inizio, ma anche dopo è ostico, infarcito di dati e riferimenti (partendo e finendo con i templari) che immagino possano mettere in difficoltà anche un cultore della materia. Anche se è altalenante e non è solo e sempre questo. Perché lo scioglimento dell’intreccio narrativo è solo alla fine ed è dura arrivarci e solo allora tutto acquista un senso.

Però è una storia talmente strana, un volo talmente contorto che alla fine sembra vero. E’ la storia di tre amici, che un giorno cominciano a pensare che forse non è tutto casuale, che magari esistono segni e percorsi che vanno cercati, trovati e capiti, un filo che va riavvolto. E cominciano una ricerca ideando un piano che in realtà non esiste e che avrà un esito tragico, perché avranno avviato un meccanismo impossibile da fermare.

 

Sembra un libro complottista ma non lo è. Qual è la mia conclusione? In che gruppo pormi? Mi è piaciuto? MI riesce difficile immaginare un libro diverso che non diventi poi altro. Non poteva essere diversamente, perché altrimenti non sarebbe stato scritto da Umberto Eco. O lo si apprezza o lo si detesta, non esistono vie di mezzo. Arrivato alla fine posso dire che andava letto sino in fondo e che seppure dura, ne è valsa la pena. Non lo consiglio a tutti, ma solo chi non si ferma davanti a nulla pur di vedere il complesso, il tutto.

Recensione di Giuseppe Antonelli

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