UNA PERSONA ALLA VOLTA Gino Strada

UNA PERSONA ALLA VOLTA, di Gino Strada (Feltrinelli – marzo 2022)

 

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Ci sono libri che non riesco a leggere tutto d’un fiato perché mi commuovono profondamente e devo leggerne piccoli pezzetti per volta perché altrimenti vengo travolta dalle emozioni.

Questo di Gino Strada, uscito poco dopo la sua morte, rientra in questa categoria: ci ho messo quasi due mesi a leggerlo , questo piccolo libro che, come racconta nella Postfazione Simonetta Gola che ne ha curato la pubblicazione, Gino faticava a concludere,” anche per una specie di pudore verso quella che avrebbe potuto sembrare un’autobiografia”, e che tra di loro chiamavano “l’incompiuto” oppure “il maledetto”.

Ne emerge una figura di uomo che non aveva difficoltà ad arrivare all’essenziale delle cose, al nocciolo delle questioni, con uno sguardo profondamente politico, che partiva dalla certezza della “profonda ingiustizia di un mondo diviso tra sommersi e salvati” e che trovava “ripugnante che esseri umani potessero essere considerati sacrificabili a qualche altare, ideologico o economico che fosse”

E così si capisce la sua posizione sulle guerre, che non sono “ mai la soluzione ma sempre il problema”, dopo aver visto e curato con le proprie mani tante persone, principalmente civili ed in particolare bambini, devastati dalle bombe e dalle mine, in tanti teatri di guerra in cui Emergency è stata presente sempre in prima linea.

E si capiscono le denunce su una sanità in cui la salute non è un diritto ma diventa una merce come le altre e ci sono “cure per ricchi e cure per poveri e nessuna cura per chi non ha niente”. E così nascono un po’ dappertutto gli ospedali di Emergency, portando laddove c’era il niente il meglio che si poteva offrire: “costruire un ospedale a casa loro esattamente come l’avremmo voluto a casa nostra”.

Mi ha particolarmente commosso il richiamo che Strada fa della collana “Medicina e potere” ed il ricordo di Giulio Alfredo Maccacaro, che tanto ha voluto dire anche per me, allora giovane studentessa di medicina, e che purtroppo è venuto a mancare troppo presto: Maccacaro rifiutava che la medicina dovesse occuparsi solo della biologia dei corpi senza tener conto delle implicazioni sociali delle patologie perché allora, sosteneva, si limita ad un “semplice lavoro di riparazione dei guasti”; è stato un maestro per tanti della mia generazione e non potremo mai dimenticarlo.

E così Emergency, con Gino Strada , sono sempre stati in prima linea laddove si riteneva giusto dover intervenire. E come potremmo definire quest’uomo instancabile che ha vissuto la sua vita, dedicandosi agli altri anche rischiando in prima persona? Un visionario, un uomo segnato da una meravigliosa e terribile utopia? Ma se soltanto ci fossero più persone ad impegnarsi nella stessa maniera e con la stessa forza, di sicuro il mondo potrebbe essere migliore perché “utopia è il nome di desideri, idee, progetti che possono diventare realtà”.

Recensione di Ale Fortebraccio

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