UNA DONNA NORMALE Roberto Costantini

Una donna normale Costantini

UNA DONNA NORMALE, di Roberto Costantini

Perché mi sono impelagata in questa storia? Me lo domando ancora.

Non amo molto le spystory ma il romanzo di Roberto Costantino mi ha attratta per il titolo, quell’aggettivo “normale ” che accomuna tante di noi, donne dalle mille sfaccettature e dagli innumerevoli ruoli.

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La trama si basa sulla doppia vita professionale della protagonista: banale impiegata ministeriale per la famiglia ma in realtà un’alta funzionaria dei servizi segreti.

L’ espediente non è estraneo alla cinematografia sia straniera che italiana.  A tal proposito voglio sottolineare le incredibili somiglianze del libro  con il film “Ma cosa ci dice il cervello” con la Cortellesi, film di una banalità sconcertante!
Ma andiamo al romanzo di Costantino.

Aba, l’impiegata ministeriale, ha un marito, due figli e un cane e fin qui sembra la solita donna che si divide fra il ruolo di madre, moglie e lavoro; Ice invece deve sventare un attentato terroristico in Italia e sarà costretta a intervenire in prima persona anche sul campo, in Libia e in Niger, tempo: una settimana.

Il ritmo è incalzante e frenetico e spesso porta Aba/Ice a ingarbugliare i due ruoli in un’alternanza confusionaria e, a mio avviso, improbabile non solo nei tempi.

Fortunatamente le vicende di Aba sono narrate in prima persona quelle di Ice in terza e questa forma narrativa permette al lettore di riprendere le redini del racconto altrimenti avvolto nel caos.

La lettura risulta piacevole perché è chiara, ma la protagonista, nei suoi onnipotenti ruoli bilaterali, appare di una tristezza infinita. Il continuo ondeggiare fra etica e coscienza, paura e coraggio, fra il domandarsi se fosse o no una valida madre e moglie e il sentirsi costantemente scavalcata, in un mondo di uomini, nel suo ruolo di spia, riducono la duplice protagonista serva di una società occidentale consumistica e frenetica (marito adagiato a un ruolo di comodo e figli viziati, tutti sordi a ogni tipo di sollecitazione) e di una civiltà quasi primitiva e non troppo lontana, in attesa del suo riscatto e della sua consacrazione.

La continua introspezione in cerca di certezze ne ha reso un personaggio fragile in entrambi i ruoli.

Per quanto sopra, mi chiedo, non per ultimo, come mai, dopo un ventennio di bugie, di viaggi dell’ultimo istante, di vita sdoppiata, solo adesso Aba/Ice ha problemi a tenere tutto in equilibrio? Mi chiedo: è questa la sua prima missione di un certo tenore che la porta ad allontanarsi dalla famiglia?

Nei confronti di un certo tipo di violenza, sembra essere quasi alle prime armi. Mi chiedo com’è possibile che non le sia capitato già in passato, in vent’anni di lavoro come spia, di vivere delle situazioni come quella che ci viene descritta nel romanzo?

Arriva sempre il momento della resa dei conti anche con se stessi. Ed è questo l’unico punto che mi fa accettare tutta la storia, altrimenti risulterebbe un banalissimo bluff.

“Questa è l’anticamera dell’inferno, Aba. È ovvio che loro ci vogliono morti. Bisogna trovare il covo e little boy, pure con l’aiuto di delinquenti come JJ e Mansur. Solo a questo devi pensare. Non c’è niente di personale, nessun giudizio etico e morale, nessuna questione di civiltà “

Recensione di Patrizia Zara

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