THE GENDERED BRAIN Gina Rippon

The Genered Brain

THE GENDERED BRAIN Gina Rippon

(Attualmente non esiste la versione italiana)

“Le donne… rappresentano le forme più inferiori dell’evoluzione umana e… sono più affini ai bambini e ai selvaggi che ad un uomo adulto e civilizzato.”

Questo scriveva, nel 1895, l’antropologo/psicologo Gustave Le Bon. E rincarava la dose, sostenendo che sì, esistevano donne che si dimostravano più intelligenti dell’uomo medio, ma, aggiungeva, queste donne “sono eccezioni quanto la nascita di ogni tipo di mostruosità come, per esempio, un gorilla a due teste; di conseguenza possiamo ignorarle completamente.”

 

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Le Bon non era l’unico ad avere questa concezione della donna nel 1800. Al contrario, proprio nell’800, la donna cominciò ad essere costantemente considerata inferiore, buona soltanto a prendersi cura della casa e dei figli. Per trovare una giustificazione a questa inferiorità, la scienza cominciò ad osservare il cervello delle donne e scoprì che era non solo più piccolo, ma anche più leggero di quello maschile. E questo sembrò sufficiente. Quando altri studi scoprirono che peso e volume non avevano niente a che fare con l’intelligenza – c’erano uomini con il cervello più piccolo e donne con il cervello più grande – gli scienziati (uomini!) cercarono altre giustificazioni: prima si gettarono sul fatto che le donne avessero alcune aree più o meno sviluppate, poi i primi psicologi decretarono che il cervello femminile era fatto per l’empatia e poco altro.

 

 

Nel corso degli anni (dei decenni e dei secoli) questa concezione che il cervello maschile e quello femminile siano biologicamente diversi continua a riemergere, con studi su studi che tentano di provare questa diversità. In questo testo, tuttavia, Gina Rippon – neuroscienziata di fama mondiale – prende in considerazione tutti i vari studi e dimostra come moltissimi di questi possiedano un “bias” iniziale: se si vuole dimostrare che esistono delle differenze, allora si troveranno delle differenze. Se queste differenze, invece, non vengono trovate, allora è probabile che lo studio non venga pubblicato, lasciando così spazio ai soli studi che le differenze le hanno trovate.

Inoltre, sostiene Rippon, il linguaggio utilizzato in questi studi è spesso ingannevole: moltissimi parlano di “importanti” o “sostanziali” differenze, quando, in realtà, su carta, sono differenze minime. Oppure, il campione utilizzato è troppo piccolo per ottenere dati rilevanti: se i partecipanti allo studio sono solo 200, non si può affermare che queste 200 persone rappresentino la popolazione in generale.

 

 

Ma il lavoro più importante condotto da Rippon nel suo libro è quello, secondo me, di puntare il dito contro una società – quella attuale – che continua non solo a cercare di trovare differenze biologiche dove non esistono ma si ostina anche ad usare queste “supposte” differenze per creare stereotipi che influiscono la vita e le decisioni prese dalle donne. Lo stereotipo più lampante – e quello che crea una grave problematica a livello sociale – è quello che vede il cervello femminile inadatto alle scienze. Questo stereotipo, sostiene Rippon, non ha alcun riscontro nel cervello – sebbene molti continuino a crederlo – ma soltanto in una società che crede fermamente che esista e che, perciò, lo rinforza continuamente: insegnanti, genitori e tutta una schiera di adulti ripetono incessantemente alle bambine e alle ragazze che non possono essere brave in matematica (o in altre materie scientifiche) proprio perché il cervello femminile non è adatto a processare queste materie. Questo stereotipo – basato sul nulla e del tutto errato – è deleterio: moltissime ragazze non continuano gli studi di materie scientifiche proprio perché portare a credere di non essere adatte. Il risultato, Rippon commenta amaramente, è che la rappresentazione femminile in campo scientifico è bassissima: pensate che, per raggiungere una parità di uomini e donne in campo lavorativo scientifico in Italia, al ritmo attuale, ci vorrà fino al 2138!

 

 

Insomma, ho trovato un ottimo testo scientifico, che fa chiarezza su molti aspetti del funzionamento del cervello, della stereotipizzazione, che presta attenzione all’attualità (data la recente data di pubblicazione) e s’interessa di un argomento che appare spesso anche nelle discussioni di tutti i giorni. Del resto, non avete mai incontrato qualcuno che sostiene che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere? Ecco, secondo Rippon, veniamo tutti dalla… Terra!

L’unico difetto che vi ho trovato è il fatto che alcune parti siano un po’ troppo tecniche. Io non sono né una scienziata, né, nello specifico, una neuroscienziata, quindi capisco poco di imaging o di elettroencefalogrammi. Tuttavia, Rippon spiega ogni termine e presta attenzione ad essere il più chiara possibile e, nonostante alcune difficoltà qua e là, la lettura è più che scorrevole ed incredibilmente interessante!

Consigliato a donne che sono stufe di sentirsi dire che non sanno parcheggiare e per uomini che sono stufi di sentirsi dire che non sono in grado di fare due cose contemporaneamente!

 

Recensione di Federica Mascherpa

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