SINFONIA LENINGRADO Sarah Quigley

SINFONIA LENINGRADO Sarah Quigley

SINFONIA LENINGRADO, di Sarah Quigley

Noi lettori “esigenti” commettiamo spesso l’errore di sottovalutare la buona narrativa, rimproverandole implicitamente la mancata trasformazione in letteratura, come se un buon racconto non avesse già i requisiti per rinfrancare lo spirito e dilettare l’animo: saper riconoscere la buona narrativa, invece, può giovare a molti lettori esigenti e io sono particolarmente felice quando , tra le mie molte letture, ne individuo un esempio.

SINFONIA LENINGRADO, di Sarah Quigley

Sinfonia Leningrado è, appunto, un buon racconto: romanzo storico che non raggiunge la profondità e la complessità di altri illustri esempi ma scorre veloce e coniuga un’attenta ricostruzione storica a un intreccio credibile, riuscendo ad appassionare senza cali di ritmo.

Il romanzo racconta, attraverso l’intrecciarsi di diverse esistenze, la genesi della Sinfonia n. 7 di Dmitrij Šostakoviče la sua esecuzione, durante l’assedio di Leningrado, da parte dell’Orchestra della Radio della città, composta da musicisti stremati dal freddo e dalla fame diretti da Karl Eliasberg, musicista dall’animo sensibile ma tormentato, vero protagonista del romanzo.

 

Sarah Quigley riesce a tratteggiare con efficacia i suoi personaggi: da Dmitrij Šostakovič, il compositore geniale ma distratto, impegnato a bilanciare le necessità del suo genio – forse sarebbe meglio definirlo ego – con le esigenze di una famiglia a cui è sinceramente affezionato, a Karl Eliasberg, venuto dai bassifondi, angustiato dal ricordo del rapporto ostile col padre e dall’ingombrante presenza di una madre possessiva, consapevole di non avere abbastanza agganci per poter aspirare a una posizione più prestigiosa ma perfettamente in sintonia con la musica che il compositore gli fa ascoltare in anteprima e che diventa una delle sue ossessione: intorno a loro, si muovono altri personaggi storici e fittizi, creando un piccolo affresco dai toni intimi, con i quali la scrittrice rievoca il nero periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Un indubbio pregio del romanzo è quello di descrivere molto bene la musica al centro dell’intreccio, quella Sinfonia n. 7 che inizia con i toni minacciosi di una marcia militare e termina nell’enfasi del trionfo, lasciando all’ascoltatore la certezza della “vittoria dell’uomo sulla bestia”, come la definì un critico dell’epoca.

 

Non è un romanzo russo e quindi non va inquadrato secondo quei canoni, tuttavia non mi ha molto convinto la scelta dell’autrice di evitare i patronimici e i diminutivi, così come non mi ha convinto la traduzione, nella quale compare un’improbabile Orchestra Radiofonica; anche alcune scelte narrative aggiungono un tocco eccessivamente lacrimoso a una trama che ha già, nel racconto della vita nella città sotto assedio, la giusta dose di dramma.

Tornando al nostro preambolo, dunque, ci troviamo di fronte a un bel racconto di musica e sentimenti, ottimo per chi sia alla ricerca di letture di qualità: se non l’avete mai fatto, poi, è d’obbligo far seguire alla lettura l’ascolto della Sinfonia in questione.

Recensione di Valentina Leoni

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